ESCLUSIVA – Grunge, da tutta la vita: intervista a Travis Hay

Grunge Travis Hay

Il grunge è ormai uno dei simboli di Seattle, anche se spesso, in casa madre, non sempre il fenomeno viene riconosciuto e celebrato come meriterebbe. Per parlare della Seattle degli anni ’90, che ha visto nascere le più grandi band rock di quel periodo, noi di MentiSommerse.it abbiamo intervistato Travis Hay, giornalista musicale e fondatore di GuerrillaCandy.com.

In Italia, la musica grunge mantiene intorno a sé un alone di fascino e nostalgia. Com’è vista, attualmente, la cultura grunge a Seattle?

Il grunge è una parte riconosciuta del DNA della comunità musicale di Seattle, ma non è qualcosa che viene regolarmente riconosciuto. E quando viene riconosciuto, tipicamente viene fatto con intenti nostalgici. La storia è apprezzata ma non molto celebrata, al netto della statua recentemente installata di Chris Cornell e di alcune mostre rotanti all’interno del Museo della cultura popolare.

Per quel che riguarda la parte musicale, Seattle può essere considerata una “nuova Liverpool”?

È stato sicuramente un periodo cruciale per la musica e la cultura pop. Penso che un confronto migliore possa essere con Laurel Canyon tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, perché c’erano così tanti stili diversi di musica rock nati a Seattle.

È successo che mettere tutto sotto l’ombrello del grunge è stato un modo semplice per classificare ciò che stava accadendo. C’era il rock dark e melodico (Screaming Trees, Alice in Chains), duro e pesante (Soundgaden, TAD), forte e ironico (Mudhoney) e c’erano gruppi che divennero le più grandi band rock del pianeta per un periodo: Nirvana e Pearl Jam.

Tutti questi artisti producevano dischi che sembravano completamente diversi l’uno dall’altro, ma l’unica cosa che avevano in comune era che tutti stavano facendo musica a Seattle.

Come hai vissuto il fenomeno del grunge a Seattle negli anni ’90?

L’ho vissuto come un fan, proprio come tutti gli altri. Mi è capitato di crescere a Seattle quindi ero più vicino alla fonte del materiale. E come la maggior parte degli appassionati di musica qui, mi sono preso un po’ di orgoglio dall’osservare la rapida ascesa di così tante band locali.

Il 16 gennaio, ci sarà un omaggio speciale a Chris Cornell. Hai un ricordo speciale legato a Chris che vuoi raccontarci?

Ho avuto la fortuna di passare un po ‘di tempo con Chris sul suo tour bus prima di un concerto degli Audioslave diversi anni fa. L’ho intervistato per un “profilo” (un articolo che potete leggere qui, in lingua originale) che si concentra sulla sua transizione dall’essere una rock star a essere uomo di famiglia.

La nostra conversazione doveva durare 10 minuti, ma ha finito per parlare con me per più di un’ora. Abbiamo parlato della sua vita a Parigi, della sua famiglia, di una potenziale reunion dei Soundgarden, della sua vita da ragazzo cresciuto a Seattle e di molti altri argomenti.

Come giornalista è stato bello avere una conversazione così ampia con un’icona locale. Come fan praticamente non stavo più nella pelle, ronzando di eccitazione perché stavo trascorrendo del tempo faccia a faccia con uno dei miei idoli rock da adolescente. È stata un’esperienza che custodisco con cura e non dimenticherò mai.

Sei un fan dei Pearl Jam. C’è una canzone del gruppo capitanato da Eddie Vedder che ha segnato in particolare la tua vita? Ricordi il tuo primo incontro con i Pearl Jam?

I Pearl Jam hanno sempre fatto parte della colonna sonora della mia vita. Le canzoni di “Ten” mi hanno fatto conoscere molte delle influenze della band in giovane età. Ho saltato la lezione per comprare “Vs.” il giorno in cui è stato rilasciato. “Vitalogy” è stato il primo disco in vinile che ho posseduto. “No Code” ha avuto un ruolo significativo nel corteggiamento di mia moglie. “Yield”, “Binaural” e “Riot Act” mi hanno aiutato a superare il college e anche i miei primi anni come giornalista. “Lightning Bolt” è stato il primo disco che ho ascoltato mentre tenevo mio figlio appena nato. I Pearl Jam sono stati una costante nella mia vita per quasi tre decenni e probabilmente lo saranno per gli innumerevoli anni a venire.

Ogni volta che ho interagito con qualsiasi membro della band, sia a livello professionale o semplicemente come fan incontrato al termine di uno show, sono sempre ridicolmente amichevoli. Apprezzano il successo che hanno raggiunto, sanno quanto sono fortunati e capiscono che la loro musica significa così tanto per così tante persone. Penso che parte di questa mentalità derivi dall’essere fan a loro volta, il che è parte di ciò che li rende così facilmente riconoscibili.

A Travis Hay va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Intervista di Corrado Parlati

qui la versione in lingua inglese

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