ESCLUSIVA – Il giornalismo musicale e l’importanza sociale della musica: intervista a Dan Epstein

La musica, da sempre, ha avuto un’enorme importanza in campo sociale: ha dato voce, tra gli anni ’60 e ’70, ai neri d’America che cercavano una via d’ingresso nella società, e tramite i dischi della Motown riuscirono, nei fatti, a imporsi nelle case dei bianchi, cominciando da “Please Mr. Postman” che portò le Marvelettes sul tetto del mondo, per finire ai Temptations e wonderkids come Stevie Wonder e Michael Jackson.

Ma non solo: il grunge, il rock, il punk, hanno segnato anni di ribellione, rivoluzione, rieducazione. Lo special guest di oggi di MentiSommerse.it è Dan Epstein, giornalista di Rolling Stone America.

Con i social media e tanti reality show che spingono (o anche “impongono”) nuovi talenti ogni giorno, quanto è difficile orientarsi e sapere davvero cosa durerà? È ancora possibile parlare di movimenti grandi e duraturi come grunge, punk o anche il rock?

A dire la verità, è piuttosto difficile orientarsi. Fortunatamente, io non scrivo quasi mai di cos’è “figo” o “nuovo”, quindi non devo essere per forza sempre aggiornato.

Anzi, non so proprio come chiunque possa restare costantemente aggiornato sugli ultimi cambiamenti del panorama pop mondiale.

E anche se penso che esistano ancora mode e movimenti musicali, credo anche che tutto sia così frammentario, sia in termini di stile che di pubblico, che mi sembra difficile pensare alla nascita di un nuovo trend dominante nella cultura pop come sono stati il punk o il grunge.

Quanto è cambiato il mondo del giornalismo musicale dal periodo grunge ad oggi?

Oh, su questa ci si potrebbe scrivere un libro! Per prima cosa, la quasi totalità del giornalismo musicale a quell’epoca era orientato alla stampa, e molti magazine musicali avevano un budget apposito per pagare i propri scrittori, perché le case discografiche compravano molto spazio pubblicitario su quelle stesse riviste.

Internet ha cambiato totalmente il volto del giornalismo musicale, sfortunatamente spesso in peggio; per fare un esempio, la pressione perché i giornalisti scrivano recensioni di album appena usciti è altissima: negli anni della carta stampana, generalmente si aveva più tempo per assorbire i nuovi prodotti prima di scriverne, il che la rendeva una scrittura (e una lettura!) molto più interessante.

È anche molto più difficile, oggi, vivere di giornalismo rispetto a 25 anni fa; molti rispettabilissimi magazine online pagano considerevolmente meno di quanto venivano pagati gli articoli negli anni ’90, e molti non pagano affatto perché sanno di poter sempre contare su qualcuno che voglia scrivere “per visibilità”. Ed anche questo ha portato al declino della qualità del giornalismo musicale.

E ancora, ovviamente, oggi il lavoro di correttore di bozze è quasi completamente estinto, e questo è il motivo per cui poi si vedono così tanti errori grossolani nei pezzi odierni.

Come veniva vissuta la sessualità a Seattle negli anni 90, considerando anche la nascita di movimenti underground femminismi come le Riot Grrrl?

Non ero a Seattle negli anni ’90, quindi tutto quello che so a riguardo è quello che ho potuto leggere o sentire, o quello che mi veniva riferito con persone del posto con cui tenevo una corrispondenza. Ma credo che durante l’era grunge di Seattle, così come in tutto il movimento di rock alternative negli Stati Uniti dei ’90, ci sia stato un rifiuto di quel sessismo che era stato, invece, parte integrante dell’esperienza rock precedente.

Questi nuovi artisti non parlavano di groupies o sveltine di una note, e non trasformavano il corpo femminile in un oggetto da possedere, nelle loro canzoni. Allo stesso tempo, le loro colleghe cantanti della scena grunge venivano giudicate più per il loro talento che non per il loro aspetto o per la gente con cui andavano a letto.

La gente faceva ancora sesso, è ovvio (almeno finché non è arrivata l’eroina!), ma la scena sessuale a Seattle viveva di un’uguaglianza di genere impensabile, per dire, nella Hollywood degli anni ’80.

Negli anni ‘60 e ‘70, la Motown è stata una delle più importanti case discografiche. Quanto è stato importante questo movimento artistico nel determinare la nascita del “Sound of young America” e quali erano le principali implicazioni sociali nel campo dei diritti umani?

Ancora, questo potrebbe essere il soggetto di un intero libro (e probabilmente lo è già!). prima della Motown, la musica R&B non veniva composta tenendo in considerazione un pubblico bianco; ma Berry Gordon trovò il modo di rendere l’R&B affascinante per ascoltatori bianchi e neri allo stesso modo – e grazie alla sua scuderia di autori, cantanti e musicisti, fu in grado di tener testa ad una domanda sempre crescente, proprio come la Ford Motor Company affrontava la necessità di produrre sempre nuove macchine.

Ad ogni modo, anche se indubbiamente la musica della Motown ha avuto un ruolo nell’incoraggiare l’integrazione razziale negli Stati Uniti, Gordy aveva troppa paura di alienarsi il suo pubblico bianco lanciando canzoni troppo apertamente sociopolitiche.

Come risultato, non abbiamo avuto una canzone contro la guerra del Vietnam dalla Motown fino al 1970, quando Edwin Starr fece uscire la sua “War”.

Per quanto concerne la musica trap, molte persone sono convinte che con questo genere musicale il senso vero del rap sia andato perduto. Tuttavia, la trap attrae sempre più le nuove generazioni. Qual è la tua opinione a riguardo?

Sono trent’anni che la gente dice che il vero senso e suono del rap è andato perduto, ma come accade per ogni genere musicale, ciò è avvenuto attraverso una moltitudine di fasi e stati.

Personalmente, preferivo il rap anni ’80 a tutto quello che c’è in giro adesso, ma questo non vale per I giovani d’oggi – ed oggi generazione vuole (e ha bisogno di) trovare qualcosa di sé stessa nella propria musica.

E anche se non posso dire che ci sia un artista trap che apprezzo particolarmente, ammetto che hanno ritmo!

A Dan va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Intervista a cura di Corrado Parlati e Marzia Figliolia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *