La maledizione del grunge, il surf e la ricetta della nonna: l’alba dei Pearl Jam

La maledizione del grunge, il surf e la ricetta della nonna: l’alba dei Pearl Jam

Andrew, Kevin e Regan amavano il glam rock, i look vistosi e la teatralità. Erano giovani, istrionici ed eccentrici, ed assunsero tre nomi d’arte: Andrew era “Landrew the Love Child”, Kevin “Kevinstein” e Hagar “Thundarr”. Avevano non più di 15 anni, ascoltavano Elton John, i Queen ed i Kiss. Gli anni ’80 erano agli albori, la zona del Puget Sound era inondata di rock e non c’era alcun motivo perché non potessero pensare di diventare famosi in tutto il mondo. In principio furono i Malfunkshun, poi i Mother Love Bone. Andy Wood amava la padronanza scenica di Axl Rose e Freddie Mercury, aveva talento ed era perfettamente a suo agio sul palco.

Pubblicano un Ep, suonano ovunque nella zona di Seattle, iniziano a registrare il primo disco. Cantante, leader e paroliere, Wood aveva però incontrato un ostacolo sulla sua strada, che lo aveva già portato in comunità di recupero. Poi, al Valley General Hospital Alcohol Drug Recovery Center di Monroe, nella speranza di sconfiggere la sua dipendenza dall’eroina. Entrerà in coma da overdose il 16 marzo del 1990, per avere poi un aneurisma che lo riduce ad un vegetale. I genitori autorizzeranno i medici a staccare la spina, non prima di aver messo in sottofondo il suo disco preferito, A night at the opera dei Queen.

Probabilmente sta scritto da qualche parte che un grande cambiamento dev’essere preceduto da una grande tragedia, o da qualcosa di simile. Perché qualche mese dopo gli altri due membri dei Mother Love Bone, Jeff Ament e Stone Gossard, ripresero a suonare incidendo alcune demo. Con loro c’era anche un altro chitarrista, Mike McCready. L’idea era sempre quella: sfondare nel mondo della musica. Serviva un batterista, e soprattutto un cantante. All’inizio degli anni ’90 Seattle era una città in fermento, e i giovani che frequentavano i club si conoscevano quasi tutti tra loro. Soprattutto i musicisti, o quelli che avevano velleità di esserlo. Jack Irons, batterista dei Red Hot Chili Peppers, inviò quelle demo ad un suo amico di San Diego.

Eddie Vedder e le mamasan tape

Un ventenne, benzinaio e guardia privata, che nel tempo libero affrontava le onde di Ocean Beach e Pacific Beach con la sua tavola da surf. Uno che aveva assunto il cognome di sua madre da nubile, dopo aver scoperto che il suo vero padre era morto da tempo e che il suo patrigno in realtà era un poco di buono. Edward Vedder cantava nei Bad Radio, suonava l’armonica a bocca, la chitarra, il sitar e l’ukulele, aveva una voce intensa e baritonale. Ascoltò le tre demo inviate da Jack. “Le ho avute in testa sin dalla notte prima, mentre ero al lavoro. Poi sono andato a fare surf, e durante tutto il tempo mi ronzavano nella mente, e le parole sono venute insieme alla musica nello stesso momento. Le ho messe su una cassetta e le ho inviate”.

Eddie avrebbe ribattezzato quelle demo Mamasan Tape, poco tempo dopo il mondo le avrebbe conosciute come Alive (ascolta qui), Once (ascolta qui) e Footsteps, b-side di Jeremy. I suoi testi erano cupi, introspettivi, raccontavano spesso storie di degrado, di emarginazione o violenza. “La vita reale sa essere molto più intensa di un libro o di un film, non è qualcosa per cui puoi comprare un biglietto. Una notte ero nel bagno della sala-prove, intorno alle 3 del mattino, e ascoltai la conversazione di due ubriachi nel vicolo accanto. Le cose che dicevano erano più vere di qualsiasi film, era tutto così reale. C’era un inizio, un durante e una fine”.

Vedder – Ament – Gossard: nascono i Pearl Jam

Rimanemmo senza fiato – avrebbe poi detto Gossard al primo ascolto di quelle tre demo – era il primo che non sapeva nulla dei Mother Bone e non cercava di imitare Andy”. “Era come se Nietzsche avesse scritto un’opera rock – disse invece Ament – veniva da un’esperienza di vita completamente diversa, e questo ci fu subito chiaro”.

I Pearl (il nome della nonna di Eddie) Jam (marmellata fatta con peyote dalla stessa nonna) erano nati sulle ceneri di una tragedia. In onore di Andy avrebbero inciso Temple of dog con Chris Cornell, alla sua memoria gli Alice in Chains avrebbero dedicato l’album Facelift e il pezzo Would?. Andrew Wood è stato il primo a percorrere la via dell’autodistruzione e del disagio esistenziale che avrebbe sconvolto il mondo del grunge. Come Kurt Cobain, Lane e Chris. E come loro, nessuno lo dimenticherà.

 

Gennaro Acunzo

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