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Tra sette giorni prenderà il via Sanremo 2024. Che edizione sarà, da un punto di vista artistico ed economico? Ne ho parlato con Francesco Prisco, giornalista de “Il Sole 24 ore”.

Sono Corrado Parlati e ti do il mio più caloroso benvenuto a bordo!

Berté il tocco rock, e sulle cover…

Dopo il primo ascolto delle canzoni di Sanremo 2024, quali sono gli artisti che l’hanno maggiormente sorpresa e da chi, invece, era lecito aspettarsi qualcosa in più?

Se parliamo di qualità dei brani, la sorpresa si chiama Loredana Berté: l’unico vero tocco di rock a Sanremo 2024. Gli anni sono quelli che sono, ma la grinta è rimasta la stessa: bella cosa.

Resta l’incognita della tenuta del palco che avremo modo di verificare puntata dopo puntata. Sempre ragionando di qualità, sono convinto che Dargen D’Amico e Fiorella Mannoia avrebbero potuto fare ancora meglio, almeno stando al blasone.

Nella giornata di giovedì, sono state comunicate le scelte degli artisti per la serata delle cover. Qual è il suo giudizio a riguardo? C’è qualche artista che, come accaduto in passato, può realmente sfruttarla come trampolino di lancio verso la vittoria?

Come al solito, in mezzo a tanto effetto karaoke, c’è qualche operazione molto divertente. Penso sempre a Dargen accompagnato da BabelNova Orchestra nell’omaggio a Morricone, al curioso feat. della Rappresentante di Lista per Annalisa sugli Eurythmics o ancora a Diodato che fa De André accompagnato da Jack Savoretti.

Non avendo sentito le cover è difficile pronosticare chi potrà usare al meglio quella ribalta. A “scatola chiusa” farei sicuramente attenzione a Mahmood che esegue Dalla con i Tenores di Bitti o a Negramaro e Malika Ayane che rifanno l’eterna “Canzone del Sole” di Battisti.

L’impatto di Sanremo sulla discografia italiana

Negli anni ’50, Sanremo nacque in un periodo di crisi per la discografia italiana, quando si decise di puntare su poche canzoni che, probabilmente, avevano un’importanza anche superiore a quella degli interpreti stessi. Qual è lo stato dell’industria discografica italiana nel 2024, tra supporto fisico, streaming e live, e quanto è forte l’impatto del Festival su di essa?

Parlano i dati: quest’anno la nostra discografia infilerà il nono anno consecutivo di crescita. Tutto merito dello streaming premium, di piattaforme come Spotify e Apple Music grazie alle quali il settore ha reinventato, a livello globale, il proprio modello di business.

Tra i generi, l’urban si è imposto come nuovo mainstream, che ci piaccia o meno. Come abbiamo scritto sul Sole 24 Ore, il contributo in termini di fatturato di Sanremo alla discografia italiana ha raggiunto il 2 per cento. Qualche anno fa era di poco superiore all’1 per cento.

Amadeus punta ai 56 milioni di ricavi

Nel corso delle cinque edizioni che hanno visto Amadeus nei panni di direttore artistico, la crescita del Festival è stata esponenziale: Sanremo è diventato un prodotto nuovamente moderno, anche grazie a social e fenomeni come il Fantasanremo. Analizzandola da un punto di vista economico, come sarà l’edizione del 2024?

I quattro Sanremo precedenti di Amadeus sono stati caratterizzati da ottime performance di audience e raccolta pubblicitaria sempre con il segno più. Nel 2023 i ricavi del festival hanno toccato la vetta mai raggiunta prima dei 50 milioni.

Quest’anno si proverà a fare ancora meglio: sul Sole 24 Ore abbiamo fatto riferimento al nuovo obiettivo di raccolta di 56 milioni. Traguardo difficile, ma non impossibile perché gli investitori si fidano molto di Amadeus.

Nonostante le oltre 400 canzoni candidate, ci sono tredici autori che hanno scritto 16 delle 30 canzoni in gara, come ha evidenziato in questo articolo. Scelta giusta o bisognerebbe introdurre un limite?

Nella storia del Festival ci sono sempre stati autori che hanno fatto la parte del leone. Alla luce del regolamento attuale, non esistono limiti ma farei un discorso più generale: questo, tra i cinque Sanremo di Amadeus, sembra quello meno assortito sul piano dell’offerta musicale.

C’è tantissima cassa in quattro, tanto urban, poca varietà di stili e temi trattati nei testi. Un paradosso, se consideriamo che questa è l’edizione con più canzoni in gara di sempre.

Più che ragionare di limiti agli autori, mi interrogherei su questi aspetti.

Tutti cantano Sanremo

Sanremo è un programma entrato a far parte della cultura popolare d’Italia. Come recitava uno slogan di qualche anno fa, infatti, tutti cantano Sanremo. Se dovessimo tirar fuori l’album dei ricordi, quali sarebbero le tre istantanee che ricorda con particolare affetto da spettatore?

Il primo Sanremo che ricordo è quello del 1981: Marinella che con una scopa in mano canta “Ma lascia stare, ma chi te lo fa fare”. Poi vinse Alice con una canzone di Franco Battiato e a casa mia fu festa grande, perché eravamo fan del Maestro.

Poi direi 1996, il primo dei due grandi secondi posti di Elio e le Storie Tese con “La Terra dei Cachi”.

E ovviamente il terzo posto di “Ringo Starr” dei Pinguini Tattici Nucleari, quei sei ragazzi bergamaschi che entrano all’Ariston in punta di piedi, quasi chiedendo permesso, e di lì in poi diventano il principale fenomeno pop della loro generazione.

Era il 2020 e una manciata di giorni dopo ci saremmo trovati tutti in lockdown. Sanremo non è specchio del Paese: Sanremo è il Paese.

A Francesco Prisco va un sentito ringraziamento.

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