Brixistane era una zona rurale a sud-ovest rispetto al centro di Londra, famosa soprattutto per i terreni coltivabili ed i rigogliosi campi di fragole. L’area cambiò volto quando nel 1816 fu costruito il Vauxhall Bridge. Comparvero le prime case in stile vittoriano, nel 1824 venne eretta la chiesa di San Matthew, poi un carcere. Da zona semi-rurale, Brixton (dal nome della collina che si erge alle sue spalle) diventò prima luogo di evasione per i londinesi, per essere poi inglobata nella metropoli.

La vera svolta si ebbe il 22 giugno 1948, quando la Empire Windrush approdò a Tilbury con 492 passeggeri provenienti dalla Giamaica, che speravano di cominciare una nuova vita nel Regno Unito. Fu il primo grande gruppo di migranti provenienti dalle Indie Occidentali, che si trasferirono nel Regno Unito dopo la Seconda guerra mondiale. Molti di questi andarono a vivere proprio nella zona di Brixton, fondando la principale comunità afro-caraibica del Regno Unito.

Il 1979 è considerato l’anno in cui il punk morì. Sid Vicious si era iniettato l’ultima dose di eroina, e due anni prima i Clash avevano firmato per la Cbs, finendo nelle mani di una major per 100mila sterline. Due colpi troppo violenti per il movimento che aveva infiammato l’Inghilterra negli anni ’70. Secondo qualcun altro però il 1979 è anche l’anno della rinascita del punk sotto altre forme. Sia musicali (l’uso dei sintetizzatori, le contaminazioni pop o ska, il ritorno al rock delle origini) che contenutistiche. Non più nichilismo anarchico, ma rabbia consapevole. “Londra sta chiamando, la guerra è stata dichiarata. L’età del ghiaccio sta arrivando, il sole sta zoomando sopra”.

I conservatori di Margaret Thatcher avevano ancora lo champagne in mano quando, a dicembre del ’79, venne scagliata un’autentica bomba a mano contro l’Inghilterra perbenista e bigotta. London Calling era l’urlo di Joe Strummer contro il fascismo internazionale, le condizioni urbane degradate dei quartieri operai londinesi e la violenza della polizia.

Violenza che spesso aveva un connotato prettamente razzista. Ne sapevano qualcosa gli abitanti di Brixton, dove verso la fine degli anni ’70, la percentuale stimata di disoccupazione tra i giovani neri era del 55%. Non autorizzando alcun aumento degli investimenti nei quartieri più poveri delle città inglesi, la Thatcher disse che “il denaro non potrà mai comprare né la fiducia né la stabilità razziale”. E la polizia fece ampio uso, tra i giovani di colore della zona, della Sus Law. Grazie a questa legge era possibile arrestare un individuo solo sulla base del sospetto che potesse commettere un reato.

La miscela esplosiva stava fermentando, il tappo stava per saltare. You can crush us, You can bruise us, but you’ll have to answer to, oh, the guns of Brixton. E’ il testo di Guns of Brixton, uno dei pezzi di London Calling. Parole profetiche: l’11 aprile del 1981 Brixton si sarebbe trasformata in un campo di battaglia. L’esasperazione della gente aveva raggiunto il culmine dopo la morte di Michael Bailey, un afro-caraibico fermato dalla polizia e morto a causa di 4 coltellate. Quel “Bloody Sunday” si concluse con almeno 280 feriti tra la polizia e 45 tra i manifestanti. Più di cento automobili incendiate, comprese 56 vetture della polizia. Centinaia di edifici danneggiati, una trentina bruciati. Si contarono 82 arresti, alle sommosse parteciparono migliaia di persone. Le pistole di Brixton avevano fatto fuoco.