Cucinare ad arte – 5 ricette creative di 5 artisti famosi, da Khalo a Monet

L’arte è una forma di nutrimento, scriveva Susan Sontag in una delle pagine del suo diario. Se ciò è vero, è vero anche il contrario: anche il cibo è una forma d’arte. Lo sapevano bene gli artisti fiamminghi dell’epoca d’oro, che rimpinzavano i loro dipinti di grappoli d’uva, pezzi di carne, vino; l’hanno ricordato i grandi della Pop Art come Claes Oldenburg ed Andy Warhol, che hanno ritratto le abitudini alimentari americane in gigantesche tele dedicate ai fast food e altissime pile di passata di pomodoro in lattina.

L’arte è sempre stata fissata sul cibo, forse perché il cibo è sempre stato molto più che semplice nutrimento, aderendo alle pareti di sentimenti come l’amore, il dolore, la desolazione della crescita, il folle andirivieni che è attraversare la vita. Qualcosa di profondamente umano, insomma, che stimola l’appettito ma anche la riflessione.

Lo dimostrano le ricette preferite (o inventate!) dai più grandi artisti della storia, calate nel loro creativo ma umanissimo universo e che di loro rivelano molto più che le semplici abitudini culinarie.

Frida Khalo, per esempio, durante i dìas de los manteles largos (giorni delle tovaglie larghe), usava servire per i suoi ospiti dolcetti e pasti salati di ogni tipo, ma sempre le era d’obbligo preparare il suo strawberry atole, una bevanda calda saporita di spezie e frutti di bosco. Per prepararla, lasciate riposare un bicchiere e un quarto di farina di mais in quattro bicchieri d’acqua per quindici minuti. Frullate due coppe di fragole con tre cucchiaini di zucchero di canna e un po’ d’acqua e infine unite la farina di mais alle fragole e mescolate bene. Riscaldate e servite calda.

Marcel Duchamp non tradiva la sua passione per i ready-made, i suoi “assemblaggi di cose”, nemmeno in cucina. La sua ricetta per la Steak-Tartare (che, si badi bene, non ha niente a che vedere con la salsa tartara, come ci teneva lui stesso a precisare), suona più o meno così: “La si prepari sempre su un piatto uniformemente avorio, cosicché nessun pattern disturbi la disposizione degli ingredienti – spiega l’artista – Per prima cosa, sistemare la bistecca (rigorosamente cruda!) con maestria al centro del piatto, perché formi un nido; piazzare il tuorlo d’uovo nel mezzo, dov’è vuoto; tutt’attorno, come una corona, posizionare bouquets di cipolle, olive, capperi e prezzemolo. Servire con un Vin Rosé”.

Se appartenete a quella categoria di persone discepole del conteggio delle calorie che ha tramutato la gioia del mangiare in una sorta di punizione, allora chiudete immediatamente questo libro: è troppo vibrante, troppo aggressivo e sicuramente troppo impertinente per voi! Così comincia uno dei più particolari libri di ricette mai scritti: Le Diners de Gala, di Salvador Dalì. Il libro contiene oltre 130 ricette dai nomi esotici ed invitanti, come Cytherean meatballs, Aphrodite’s purée e Siren’s shoulder. Oltre ad una versione decadente del classico avocado toast (a cui Dalì aggiunge un purée di cervelli d’agnello), interessante è la ricetta del suo Casanova Cocktail: in un bicchiere di cristallo, combinate un pizzico di pepe Cayenne ed un cucchiaino di zenzero; aggiungete un cucchiaio di Campari, quattro di Brandy e due di Vielle Cure (Brandy invecchiato). Lasciate in frigo per trenta minuti, aggiugete succo d’arancia, servite ed aspettate il brivido dell’effetto: “E’ piuttosto rapido”, prometteva Dalì.

È autunno, tempo di tramonti dai colori impossibili, primi freddi e castagne. A Giverny, nella tenuta francese dove hanno preso vita le sue celeberrime Ninfee, Claude Monet cominciava la sua giornata con un semplice piatto di uova e salsicce cucinate dalla sua cuoca Marguerite, ma alle 11:30 di ogni giorno invitava amici del calibro di Mallarmé, Whistler, Cezanne e Rodin per un té e qualche dolcetto. Nonostante in Monet’s Table: The cooking journals of Claude Monet (una raccolta di ricette provenienti dai diari dell’artista), si parli della torta alla crema di pistacchio come del dolce preferito dal pittore impressionista, la ricetta che sembra più adatta a questo periodo è probabilmente quella dei suoi cupcake alle castagne. Prepararli è semplicissimo: pre-riscaldate il forno a 350 gradi ed imburrate 20 forme per cupcake. Fate sciogliere mezzo panetto di burro a fiamma bassa; aggiungete 250 grammi di purea di castagne, tre tuorli d’uovo e 150 grammi di zucchero. A parte, montate gli albumi a neve e mescolateli alla composizione. Versate nelle forme e lasciate cuocere per 20 minuti.

Il Futurismo, nella persona di Filippo Tommaso Marinetti, aveva elaborato addirittura 11 comandamenti per un pasto perfetto, tra cui spiccano l’abolizione di ogni discorso riguardo la politica a tavola, l’originalità dei piatti presentati, l’utilizzo delle mani al posto di forchetta e coltello per un’esperienza sensoriale totale. In The Futurist Cookbook le ricette inventate dagli artisti del Movimento sono tantissime, tra cui:

La trota immortale – farcire alcune trote con noci triturate e friggerle in olio d’oliva. Avvolgerle poi in sottilissime fettine di fegato di vitello.

La cacciata in Paradiso – cuocere una lepre in vino frizzante misto a polvere di cacao fino a che il liquido non è assorbito del tutto; immergerla dunque per un minuto in succo di limone; servirla accompagnata da copiosa salsa verde ottenuta da una mistura di spinaci e ginepro frullati; decorare con filamenti argentati che ricordino i proiettili del cacciatore.

Datteri al chiaro di luna – snocciolare 30/40 datteri e schiacciarli bene (meglio passarli al setaccio); mescolare la polpa così ottenuta con 500 grammi di ricotta romana fino ad avere una liscia poltiglia; lasciare in frigo per qualche ora e servire fredda.

È interessante notare come in ogni ricettario d’artista che si rispetti, o anche solo in quelle ricette accennate nei loro diari, difficilmente ci si imbatterà in piatti della tradizione trascritti così come sono stati serviti per anni, decenni, secoli. È probabilmente parte dell’essere artista questa necessità di utilizzare il conosciuto come un portale, come un calderone in cui mescolare ingredienti del tutto normali ma da cui filtra il profumo della nuova creazione, della nuova scoperta.

Marzia Figliolia

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