L’arte della falsificazione – storie dalle più grandi truffe artistiche della storia

Nel 2011, la prestigiosa Galleria Knoedler&Company di New York è stata chiusa ed i proprietari messi a processo per la vendita di 40 dipinti falsi procurati dalla commerciante d’arte Glafira Rosales, che sosteneva di aver scovato capolavori sconosciuti di famosi artisti del passato nella collezione privata di un suo cliente. In realtà, durante il processo venne fuori che l’artista era solo uno, non proveniente dal passato né tantomeno famoso: lo studente d’arte di origini cinese Pei-Shen Qian, pagato dalla Rosales e dalla Galleria per i suoi dipinti eseguiti nello stile di maestri dei secoli precedenti e poi artificialmente invecchiati per essere rivenduti come originali per milioni di dollari.

In un’epoca in cui l’opera d’arte tradizionale, pittata e figurativa e figlia di uno stile inconfondibile sembra in declino, e sempre più va affermandosi l’idea sulla concreta realizzazione, il dibattito sull’autenticità è tornato prepotentemente alla ribalta. Ma in un ambito così intriso di magia ed illusione come quello artistico, il falso d’artista ha una storia lunga e affascinante, percorsa da uomini che per genio e capacità poco hanno da invidiare ai Maestri a cui tentarono di rubare la mano.

Uno dei primi a inseguire vie di guadagno ingegnose per quanto poco ortodosse fu uno dei più grandi scultori di tutti i tempi: durante gli anni del Rinascimento, quando i collezionisti cominciavano a preoccuparsi dell’autenticità dei pezzi che acquistavano, si diceva infatti che addirittura Michelangelo avesse venduto ad un Cardinale una scultura di sua creazione, che aveva però poi seppellito per farla apparire più vecchia e spacciata per un ritrovamento d’epoca antica. Il Cardinale, dopo aver scoperto la truffa, richiese il rimborso da parte del commerciante d’arte con cui aveva concluso l’ “affare”, ma lasciò che Michelangelo tenesse la sua parte, riconoscendo che l’illusione della scultura era davvero impressionante, e la tecnica sopraffina.

Un’altra storia degna di nota è quella del pittore Han Van Meegeren, probabilmente il più famoso artista olandese… Malgrado nessuno dei suoi dipinti fosse firmato col suo nome! Artista di grande capacità ma considerato dai critici poco originale, Van Meegeren aveva una piano: avrebbe contraffatto le firme di grandi artisti del passato sui suoi dipinti, e, una volta raggiunta una certa notorietà, avrebbe rivelato finalmente di essere in realtà lui l’autore di quelle tele così ben accolte dalla critica. Purtroppo, nel mezzo capitò lo scoppio della II Guerra Mondiale, e un falso Vermeer da lui dipinto finì nella collezione privata di Herman Goring, membro di spicco delle SS. A guerra conclusa, la polizia del suo Paese arrestò Van Meegeren con l’accusa di aver venduto un bene culturale di proprietà dello Stato all’ufficiale nemico, crimine che poteva essere pagato anche con la pena di morte. Non gli restò che confessare e, per provare ad un’allibita giuria che quel che diceva era la verità, dovette riprodurre un nuovo dipinto nello stile di Vermeer in aula… Cosa che per fortuna gli riuscì! Nel 1947, la fama di Van Meegeren era seconda solo a quella del Primo Ministro olandese.

Più recentemente, un altro artista incompreso si è dato a dipingere false repliche di colleghi maggiormente di successo, ancora una volta per mettere alla prova, e poi in ridicolo, il mondo degli addetti ai lavori: Eric Hebborn scrisse addirittura un libro di memorie, nel 1991, in cui si vantava di aver gabbato rinomati critici con i suoi pezzi contraffatti, e di aver addirittura preso accordi con altri per guadagnare dalla vendita dei falsi capolavori ritrovati.

Le storie di alcune di questi artisti della truffa vanno addirittura oltre la semplice riproduzione e vendita di dipinti nello stile di più famosi pittori, arrivando anche a falsificare la propria stessa storia, la propria stessa vita. Elemér Albert Hoffmann, ad esempio, le cui reali informazioni anagrafiche sono tuttora avvolte nel mistero, era conosciuto nell’ambiente artistico col nome di Emlyr de Hory, figlio di un ricco diplomatico di Berlino. Negli anni ’50, posando come commerciante d’arte, Hoffmann riuscì a piazzare sul mercato molti dei suoi dipinti contraffatti e invecchiati utilizzando fuliggine e fondi di caffè, sostenendo di averli trovati nella soffitta della casa di una famiglia ungherese, e aggiungendo che era chiaro fossero di grandi artisti di epoche passate. I suoi traffici, comunque, insospettirono l’FBI, e nel 1976 Hoffmann si suicidò dopo aver appreso di essere oggetto d’investigazione. La sua vita ispirò il film F is for Fake di Orson Welles, nel 1974.

Per quanto i veri grandi dell’arte siano stati grandi proprio perché hanno saputo osservare e restituire reinventato il mondo in cui vivevano in una veste sempre originale, sempre diversa, va senza dubbio riconosciuto ai geni della truffa d’artista la loro intelligenza e l’innegabile talento nel prendere quel punto di forza di ogni grande Maestro, la riconoscibilità, e rivoltarlo in un punto debole, la facilità con cui è possibile appropriarsi di uno stile ormai canonizzato.

Eppure, che a molti di loro, comunque, mancasse il guizzo dei grandi artisti, sembrò dirlo Picasso, quando affermò: i bravi artisti copiano, i grandi artisti… rubano!

Marzia Figliolia

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