Ci sono artisti che scrivono canzoni. E poi ci sono artisti che costruiscono luoghi da abitare. Quello immaginato da SOL si trova in uno spazio sospeso tra il sonno e la veglia, tra il cinema e il dancefloor, tra ciò che perdiamo e ciò che continua a trasformarsi dentro di noi. Con L’amore non resiste, secondo capitolo del progetto Cinema Clubb, la cantautrice, DJ e producer firma un brano che parte da una domanda profondamente personale – dove possiamo incontrare chi non c’è più? – per allargarsi fino a riflettere sul tempo, sulla memoria e sulle forme imprevedibili dell’amore.
Non è un caso che il sogno diventi il punto di partenza della conversazione. Per SOL non rappresenta una fuga dalla realtà, ma uno strumento per attraversarla da un’altra prospettiva. È la stessa tensione che attraversa la sua musica: elettronica e cinematica, intima e fisica, capace di tenere insieme immaginazione e corpo senza scegliere tra le due dimensioni.
In questa intervista abbiamo parlato di sogni come luoghi di conoscenza, di identità che si dissolve nel tutto, del significato di Cinema Clubb e di quella curiosità ostinata che continua a spingerla, ancora oggi, a fare la domanda più semplice e più difficile di tutte: «Perché?».
Nel presentare L’amore non resiste racconti di aver iniziato a osservare il mondo onirico perché volevi ritrovare tuo padre. Mi ha colpito molto questa immagine, perché ribalta l’idea del sogno come evasione: nel tuo racconto diventa quasi un luogo della conoscenza. C’è stato un sogno che ti ha cambiato davvero il modo di guardare la realtà?
Ce ne sono stati diversi, ma sarebbero troppo lunghi da raccontare. Sì, secondo me il sogno, come anche l’immaginazione, possono essere strumenti di conoscenza. Entrambi non sono solo evasione.
L’evasione mi annoia. Il punto è mettersi in ascolto e poi interrogarsi per avere una visione più tridimensionale, o meglio, a più dimensioni dell’essere umani.
Giocare con noi stessi ed essere un po più “magici”. Mi piace usare questa parola, che se anche non produce effetti prodigiosi almeno è più divertente.
Il titolo sembra quasi una resa: L’amore non resiste. Poi, ascoltando il brano, si capisce che intendi esattamente il contrario: non resiste perché non resta mai uguale a sé stesso. Da dove nasce questa idea? Da un’esperienza personale o da una convinzione più ampia sul modo in cui attraversiamo il tempo e le relazioni?
Questa idea nasce sicuramente da esperienze personali, ma prima di tutto nasce da un’attitudine personale. Purtroppo per me, sono ancora la bambina che chiede “perché?” o che fa domande bizzarre.
Dico purtroppo perché molto spesso lo sono anche le risposte. Non troverò mai le risposte definitive e mi piace così.
Quel che è certo è che m’interessa la ricerca e io sono lo strumento più accessibile, per dare un senso alla mia esistenza, non certo per insegnare agli altri come si vive.
«In ogni granello di sabbia ci sono io». È il verso che continua a tornarmi in mente dopo l’ascolto. Dentro c’è qualcosa di molto più grande dell’identità individuale: ci sono gli antenati, la memoria, la materia. Quando scrivi “io”, stai parlando della persona che sei oggi o di tutto quello che è arrivato fino a te?
Per quanto io usi me stessa sempre in prima persona come strumento più accessibile – come dicevo prima – per interrogarmi, qui sto parlando di un io più universale.
Credo che ognuno di noi contenga tutto quello di cui parlo, perché ognuno di noi è vivo perché riceve ossigeno.
Come posso pensare che non siamo parte di quello che comunemente chiamiamo “tutto”?
Ad ogni modo sì, parlo della persona che sono oggi. Ma mi sembra di ricordare che pensavo così anche a 6 anni.
Hai scelto di chiamare questo progetto Cinema Clubb, mettendo insieme due luoghi che sembrano quasi opposti: il cinema, dove ci si siede in silenzio a osservare, e il club, dove il corpo si muove insieme agli altri. Nel tuo “Cinema Clubb”, quali sono le principali influenze, sia musicali sia cinematografiche e letterarie?
La definizione di Cinema Clubb sta prendendo la sua forma, potrebbe essere ancora fuori fuoco rispetto a quello che sto effettivamente producendo, ma in quel momento mi andava di chiamarlo così.
Allo stesso tempo sono sicura che alla fine sarà chiara questa intuizione. Mi fido delle intuizioni. Il mio corpo produce pensiero e contiene le influenze delle cose che mi piacciono e che ho interiorizzato.
Sono proprio attratta da ciò che contiene immaginazione ed è allo stesso tempo fisico, perché abbiamo un corpo, che chiede, parla, risponde.
La musica per me è sempre cinematica e fisica, intendo per come la vivono la mia mente e il mio corpo. Saprò dirti meglio.
Su MentiSommerse proviamo spesso a capire il presente attraverso le storie. Nel tuo caso vorrei partire da un’immagine: una persona che lascia della musica in sottofondo mentre dorme, sperando di incontrare il padre nei sogni. Se dovessi raccontare chi è SOL partendo da quella scena, cosa ci direbbe di te che una biografia non può raccontare?
Forse che sono una persona che si fa un sacco di viaggioni mentali. E soprattutto che sono sempre pronta a contraddirmi, ma spesso mi riconfermo.