C’è una frase, dentro “A Sentimento”, che probabilmente racconta i Vintage Violence meglio di qualunque biografia: “la condivisione del dolore è in fondo l’unica vera forma di salvezza cui ci è dato aspirare”.

Dopo più di venticinque anni insieme, centinaia di concerti e una delle traiettorie più coerenti del rock indipendente italiano, la band formata da Nicolò Caldirola, Rocco Arienti, Roberto Galli e Beniamino Cefalù continua infatti a fare qualcosa che oggi sembra quasi fuori dal tempo: usare la musica per interrogare la realtà, senza trasformarla in slogan.

Nei loro brani convivono amore e lotta di classe, Freud e Debord, precarietà emotiva e critica sociale, romanticismo e disillusione. Ma soprattutto convivono le persone. Quelle che ancora si ostinano a cercarsi mentre tutto intorno spinge verso isolamento, paura e anestesia emotiva.

“A Sentimento”, l’EP pubblicato lo scorso gennaio e disponibile in una speciale edizione rimasterizzata in vinile esclusivamente ai concerti, rappresenta forse il punto più compatto e maturo del loro percorso recente. Cinque brani che parlano di vulnerabilità, fine, identità e bisogno di restare umani, muovendosi tra esplosioni rock e un’urgenza cantautorale sempre più essenziale.

Ora i Vintage Violence tornano live con i “Concerti (Estivi) A Sentimento”, nuova serie di date prodotta da Tube Music che segue il tour invernale e riporta sul palco anche brani storici scelti direttamente dal pubblico, da “Paura dell’Islam” a “Comunione e Liberazione”.

Abbiamo parlato con Rocco Arienti di paura, amore, morte, palco, filosofia e fragilità generazionale. Ne è venuta fuori una conversazione che parla di musica soltanto in apparenza. In realtà parla di cosa significa restare vivi oggi.

VINTAGE VIOLENCE: L’INTERVISTA ESCLUSIVA… A SENTIMENTO

Non parliamo di musica per ricordare il passato. Parliamo di musica per capire chi siamo adesso. “E ancora siamo i bambini che eravamo”, cantate in Pora Stella. Se doveste guardarvi indietro e pensare alla prima volta che siete saliti su un palco, cosa vedete? E quanto di quei ragazzi è rimasto nei Vintage Violence di oggi?

Tanto, quasi tutto: è questo il succo della canzone. E pur sapendo che questa è una condizione universale, sappiamo di incarnarla in modo particolare per i 26 anni passati insieme, gli oltre 400 palchi, essere partiti letteralmente insieme dai banchi di scuola ed essere passati da tutte le fasi della vita insieme, uniti.

Tolta la paura del primo concerto, tuttora ci troviamo a doverci fare forza l’un l’altro quando il palco è particolarmente prestigioso o il concerto importante, quindi a pensarci bene è rimasta anche quella sana ansietta che ti fa poi divertire di più a concerto iniziato.

“Privare della morte la vita è come privare di una stanza l’aria” è una frase fortissima. Mi sembra dica che il nostro tempo abbia rimosso completamente il limite, la vulnerabilità, perfino il concetto di fine. Da dove nasce quella immagine?

Dal voler rimettere vita e morte al loro posto cioè entrambe sul pulpito, davanti ai nostri occhi. Quello che hai scritto è vero: viviamo in un’epoca che celebra l’assenza di limiti, l’infinito, il “per sempre”, dimenticandosi che si tratta di un desiderio legittimo ma inappagabile e questo era già chiaro all’uomo greco del 500 a.C. come ha scritto Nietzsche.

Dietro questa tendenza modernissima c’è sempre la paura che assume la forma di un evitamento totale della caducità dell’esistenza. In “Contro la società securitaria”, come in tante altre canzoni che abbiamo scritto, cerchiamo di ribadire che il nostro celebrare la fine è celebrare la vita.

C’è una frase che colpisce molto: “vissero per sempre tristi ma legati come le salme degli alpinisti”. Nei vostri testi l’amore raramente salva davvero. Piuttosto crea alleanze nella caduta. Vi riconoscete in questa idea? E secondo voi oggi amare qualcuno significa soprattutto trovare qualcuno disposto a restare mentre tutto il resto si sgretola?

Senza entrare nei territori del pessimismo cosmico, dalla realizzazione della morte tutta l’esistenza assume ineluttabilmente l’aspetto di una caduta, no? Perché l’amore, che dell’esistenza è una manifestazione (anzi ne è forse la manifestazione più rappresentativa) dovrebbe salvare? E da cosa?

Questa prospettiva affonda nelle radici giudaico-cristiane dell’occidente ma è frutto di una clamorosa cantonata interpretativa.

Piuttosto, nell’amore cerchiamo proprio la condivisione del dolore connaturato alla consapevolezza di stare cadendo, dal volersi tenere compagnia per il poco tempo che ci rimane. E l’immagine di due alpinisti morti mano nella mano rappresenta bene questo concetto.

“Sul mio taccuino sono di cui fidarmi l’ultimo e il primo” è una frase che racconta benissimo l’autosabotaggio. Nel pezzo non c’è vera guarigione finale. Solo consapevolezza. Vi interessa ancora l’idea catartica della musica o vi interessa di più raccontare il caos senza risolverlo?

Dipende da canzone a canzone: in quelle di “A Sentimento” è sicuramente più presente la catarsi finale, fosse anche solo la (magra) consolazione di essere consapevoli insieme degli “orrori” descritti nella prima metà dei brani. E torniamo al discorso di prima: la condivisione del dolore è in fondo l’unica vera forma di salvezza cui ci è dato aspirare.

In “Contro la società securitaria” fate una cosa che pochissime band italiane fanno ancora: usate apertamente linguaggio filosofico e politico senza trasformarlo in slogan. Foucault, Debord, il controllo attraverso la paura, mentre in “Sono un casino” emerge una visione Freudiana. Quali libri, dischi o pensatori vi hanno formato davvero nel corso degli anni? E quali continuano ancora oggi a mettervi in crisi?

Quelli che hai elencato sono stati tutti importanti. Su Foucault ho scritto la mia seconda tesi di laurea, su Pasolini la mia prima, ma per rispondere alla tua ultima domanda: Nietzsche, senza dubbio.

Se “A Sentimento” dovesse lasciare una sola frase addosso a chi lo ascolta di notte, tornando a casa dopo un concerto, quale sperate che sia?

Solo le nostre catene abbiamo da perdere.

CALENDARIO DATE VINTAGE VIOLENCE IN AGGIORNAMENTO:

5 giugno BISENTI (TE) 💥new
26 giugno FONTANELICE (BO)
27 giugno LAINATE (MI) 💥new
2 luglio MONTE MARENZO (LC) San Paol In Fest
4 luglio ALLERONA (TR) con Sick Tamburo
18 luglio AREZZO
21 luglio TREVISO con Zen Circus 💥new
24 luglio DESIO (MB) 💥new
2 agosto CASSINE (AL) 💥new

Ai Vintage Violence e Teresa Brancia va un sentito ringraziamento

Intervista a cura di Corrado Parlati

Foto di Natalia Gonzalez Prados

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