Non è un ritorno alle origini, nè un’operazione nostalgia. È qualcosa di più scomodo. Tremate, tremate, le streghe son tornate, si canta sul finale dello show. E forse è la sintesi di tutto: le Bambole di Pezza, nel cuore di una trasformazione estetica e musicale, hanno chiuso alla Casa della Musica di Napoli un tour che ha sancito la definitiva consacrazione della band.
Se cercate la nostalgia del punk da cameretta anni Duemila, avete sbagliato indirizzo. Quello che le Bambole di Pezza hanno portato sul palco della Casa della Musica di Napoli ieri sera, per la data finale del tour, è un atto di resistenza contemporanea, una liturgia che usa il rumore come unico linguaggio possibile contro il silenzio del conformismo.
Dal Punk al “5”: l’evoluzione di un’identità
La scaletta è un equilibrio perfetto tra gli ultimi tre capitoli della loro storia: Dirty (2023), Wanted (2025) e il nuovissimo 5, uscito solo poche settimane fa. Quest’ultimo lavoro segna un punto di non ritorno, un’evoluzione matura dove il punk degli esordi si contamina con venature rock e wave più consapevoli.
Il trittico d’apertura (“Senza permesso”, “Libertà” e “Nuda ma alla moda”) mette subito in chiaro le regole del gioco. Cleo, la frontwoman divora ogni centimetro delle tavole di legno che la sorreggono con una precisione vocale chirurgica. Non è solo carisma; è una presenza scenica che la consacra tra le migliori interpreti della scena italiana attuale. Dani e Morgana, ai lati del palco, settano lo show sulle frequenze necessarie a mettere in risalto le sfumature dell’anima di una band che ha cambiato mille volti nel corso degli ultimi vent’anni, restando sempre coerente al messaggio femminista e sociale di cui si è fatta portavoce autentica.
Il cuore pulsante, però, sta nelle retrovie. Xina e Kaj (batteria e basso) non si limitano a tenere il tempo: costruiscono un muro di suono che accelera improvvisamente in jam session carnali.
Dopo le prime cinque canzoni, si rallenta per qualche attimo in buio che non è vuoto. È riempito dal suono metallico e ritmico di un mazzo di chiavi che tintinna. È il preludio a “Non sei sola”, il momento in cui Dani ferma il tempo per una riflessione brutale e necessaria sulla violenza di genere. Quel rumore non è musica, è un segnale di allerta, un richiamo ancestrale che trasforma il club in un’assemblea di consapevolezza. La parità, d’altronde, per questa band non è un “reperto archeologico” o una giacca fuori moda degli anni Duemila, come qualcuno ha goffamente suggerito durante l’ultima kermesse sanremese. È, al contrario, una manutenzione urgente del presente.
“Occhi di gatto”, che come a Sanremo sfuma in “Whole lotta love”, mette in evidenza la straordinaria estensione vocale di Cleo, al secolo Martina Ungarelli.
Il momento del medley è stato il vertice tecnico della serata, introdotto da una conversazione ritmica serrata tra Kaj e Xina, che ha portato a un cambio di ruoli quasi rivoluzionario. Dopo una travolgente “Where is my husband?!”, Cleo si è spostata alla batteria, lasciando che Xina e Kaj si prendessero la scena per una versione viscerale di “Anarchy in the UK” e “Sweet Dreams”. È qui che l’arte del racconto si fa carne: vedere una band che non teme l’incoerenza, che si sporca con le cover e le trasforma in materia propria.
C’è stato spazio per la sofferenza nuda di “Atlantide” e “Orizzonte verticale”, brani che scavano nelle relazioni tormentate, e per “Resta con me”, il brano sanremese che racconta di chi ha dovuto camminare da solo per diventare ciò che è. Ma è nei pezzi come “Cresciuti male” che le Bambole parlano direttamente a chi si sente un outsider, a chi non rientra nei canoni di una società che premia solo l’utile.
Il finale è una scarica elettrica liberatoria. Sulle note di “Le streghe”, il coro che si alza dalla platea — “Tremate, tremate, le streghe son tornate” — non è un richiamo al passato, ma un manifesto per il futuro, “Mi hai rotto il caxxo” è una scarica liberatoria. Non c’è polvere in questo show, solo fuoco.
Lo show è finito, ma c’è tempo per un ultimo stage diving sulle note di “Porno”, il nuovo singolo uscito da pochi giorni sulle piattaforme.
Le streghe sono tornate
Le Bambole di Pezza sono “la crepa che rompe lo schema”, l’errore di sistema che rivendica il diritto di abitare ogni spazio, non solo quello domestico. “Non vogliamo potere in casa, lo vogliamo ovunque”, avevano gridato in sala stampa, e ieri sera quel potere lo hanno preso a colpi di plettro e stage diving.
In un’Italia che ha avuto paura del rumore femminile per troppo tempo, relegando la rabbia delle ragazze in una cameretta, le Bambole di Pezza hanno preso quella stanza e l’hanno portata al centro della scena. Ogni nota è un mitra imbracciato per spianare la strada a chi ha una chitarra nell’armadio e il sangue che pulsa per diventare fiume. Se il rock deve servire a qualcosa, oggi serve a questo: a ricordarci che non siamo soli nel rumore.
Bambole di pezza live a Napoli: la scaletta
Senza permesso
Libertà
Nuda ma alla moda
Autoreggente
Glitter!
Freddy Krueger
Non sei sola
Occhi di gatto / Whole Lotta Love
Effetto collaterale
Atlantide
Superlove
Medley cover: WHERE IS MY HUSBAND! (RAYE), Anarchy in the UK (Sex Pistols), I’m just a girl / Sweet dreams
Le streghe
Cresciuti male
Orizzonte verticale
Resta con me
Bis:
Maledetta
Io non sono come te
Favole (mi hai rotto il caxxo)
