In un mondo che corre su un tempo scandito da algoritmi e playlist generate dall’intelligenza artificiale, esiste un ecosistema che ha deciso di scommettere sulla “resistenza” come forma d’arte. Milano Cantautori non è solo una rassegna: è un esperimento sociale che dal 2018 trasforma i palchi della città in salotti dove il tempo sembra dilatarsi.

Nato quasi per scommessa in un circolo di periferia, il progetto è oggi il polmone verde del nuovo cantautorato italiano, un luogo dove la scienza del talent scouting incontra il romanticismo del live puro.

Qui, tra le mura storiche del Circolo Arci Bellezza, non c’è spazio per le basi registrate o le finzioni da social network: conta solo la capacità di reggere un microfono e raccontare una storia.

Abbiamo incontrato gli organizzatori alla vigilia della chiusura stagionale dell’11 aprile, per farci spiegare come si costruisce una community che preferisce una chitarra a un plugin e un abbraccio a un “like”.

Negli ultimi mesi Milano Cantautori sembra aver trovato un equilibrio preciso tra accesso aperto e selezione. Com’è nato il progetto e quali sono oggi i criteri, anche impliciti, con cui decidete chi sale sul palco?

Milano Cantautori nasce nel 2018 all’interno di un piccolo circolo della periferia milanese. Da musicisti e appassionati di musica e cantautorato, eravamo alla ricerca di luoghi e spettacoli dedicati alla musica cantautorale emergente a Milano.

Dove erano gli artisti che scrivevano le loro canzoni, fuori dai classici giri delle etichette musicali e dei talent show?

Sentivamo mancasse qualcosa in quegli anni: la sensazione di stare a casa, tra amici, ad ascoltare musica nuova e indipendente, senza doverla cercare nelle playlist e senza farci guidare dagli algoritmi.

Abbiamo deciso così di creare Milano Cantautori. Nessuno immaginava che, da quella prima data al Circolo Enosud con 30 amici e conoscenti, saremmo poi arrivati a diversi sold-out al Bellezza o a diventare partner ufficiali della MMW o del Milano Pride e un punto di riferimento in città e in Italia per la scena cantautorale attuale, emergente e non.

È stato un sogno realizzato giorno dopo giorno, con fatica, passione ma anche grande stupore.

Con i progetti selezionati di solito è amore al primo ascolto: ci colpisce un testo, una produzione, la ricercatezza degli arrangiamenti. Tuttavia, la cosa che osserviamo e valutiamo più di tutte è la resa live del progetto.

Per questo ci facciamo mandare, categoricamente, dei video di esibizione dei brani dal vivo: sul palco, in home studio, nella cameretta di casa, purché per noi sia chiaro quanto un progetto sia anche musicalmente maturo per il nostro evento di musica live e per il palco iconico del Bellezza.

Da noi si gioca tutto sul palco: non vogliamo deludere il nostro pubblico e, soprattutto, vogliamo dare la possibilità agli artisti di mostrarsi e brillare come meritano, anche dal vivo.

Si ha la sensazione che Milano Cantautori stia superando la dimensione di “serata live” per diventare uno spazio di relazione stabile tra artisti, pubblico e addetti ai lavori. È un’evoluzione pianificata o emersa nel tempo? E oggi vi sentite più vicini a un modello di showcase, community o a qualcosa di intermedio?

Si è rivelata un’occasione di rete amplificata fin dai primi appuntamenti: grazie a Milano Cantautori sono nati feat, opening, produzioni, collaborazioni tra musicisti, interviste, partecipazioni a premi.

Siamo un “appuntamento romantico” aperto a tutti, cross-generazionale, amato soprattutto da millennials e Gen Z, addetti ai lavori, musicisti e persone che vogliono incontrarsi e conoscersi dal vivo e non dietro degli schermi.

Vale sempre la pena esserci. Perché succede sempre qualcosa di magico negli incontri.

Milano è un ecosistema ricco ma anche saturo per il cantautorato emergente. In questo scenario, qual è il vostro posizionamento reale, rispetto anche ad altri spazi come quelli di Germi e Apollo? E cosa vi distingue operativamente, e non solo narrativamente, da altri format simili?

A Milano Cantautori si suona rigorosamente dal vivo: non accettiamo, ad esempio, l’utilizzo di basi o eccessive produzioni in sequenza.

Questo lato nostro presuppone la produzione di un evento parecchio complesso, anche nella gestione del palco (mediamente gravitano 30 musicisti a serata, solo per la lineup). Siamo però quell’occasione giusta in cui poter portare i propri brani dal vivo, su un grande palco, magari per la prima volta, in full band.

Esiste un “suono di Milano Cantautori” o cercate la massima eterogeneità? Se dovessimo analizzare le vostre lineup dell’ultimo anno, troveremmo un filone estetico preciso (magari più indie-pop o folk) o vi sentite abbastanza coraggiosi da ospitare l’anomalia, l’anti-cantautore o chi sperimenta con l’elettronica più cruda?

Puntiamo all’eterogeneità e non escludiamo l’utilizzo dell’elettronica a supporto della canzone d’autore; ci è già capitato di ospitare artisti così.

Ma non vogliamo nemmeno snaturarci: ci sentiamo un evento nostalgico, quasi anni ’70. E poi siamo fan dei testi, della musica suonata dal vivo, delle band, dell’utilizzo degli strumenti che si vedono meno in giro (nella prossima data ci saranno mandolino e tromba, non vediamo l’ora).

L’11 aprile al Circolo Arci Bellezza chiuderete la stagione. Se doveste isolare tre momenti che raccontano davvero cos’è Milano Cantautori, non necessariamente i più riusciti, ma i più significativi, quali scegliereste? E, inoltre, c’è stato un momento in cui tutto ha rischiato di fallire?

La prima data a settembre, dopo l’estate: è stato bello fermarsi con il pubblico, dopo l’evento, per riabbracciarsi. Ci eravamo mancati.

L’open mic di novembre, nella data della Milano Music Week: tantissimi artisti, da ogni parte d’Italia, hanno deciso di salire sul palco per una notte lunga e bellissima di musica d’autore.

Il sold out dell’ultima data di febbraio, con il concerto di Giulia Mei e le tante persone in lista d’attesa che ci scrivevano perché volevano esserci.

Non siamo infallibili, ma abbiamo accanto lo staff straordinario del Bellezza: questo ci fa sentire in una botte di ferro per affrontare qualsiasi problema, anche sul palco. Da anni co-produciamo questo evento così complesso ma, al tempo stesso, incredibile, fianco a fianco.

Immaginate di parlare a un venticinquenne che si sta avvicinando adesso alla scena cantautorale milanese. Quali sono cinque nomi, anche fuori dai radar, che inserireste oggi in una playlist per orientarlo davvero?

Sono passati talmente tanti nomi sul nostro palco, tra la lineup e l’open mic, ne conosciamo così tanti/e che saremmo in difficoltà a riguardo.

Però pensiamo valga la pena segnalare alcuni di questi: Santoianni, Anna Castiglia, Rosita Brucoli, Giulia Mei, Lamante, De Stradis.

Se tra qualche anno un artista dovesse dire “sono partito da Milano Cantautori”, cosa vi piacerebbe che intendesse davvero?

Prendiamo in prestito le parole di Elena Mil, ultima vincitrice assoluta di Musicultura:

“Sono partita dal palco di Milano Cantautori, quando avevo ancora paura di mostrarmi al pubblico. Su quel palco mi sono sentita accolta e ascoltata per davvero ed è stata per me la svolta: lì ho veramente compreso che nella mia vita avrei voluto fare musica, la mia musica.”

Si chiude così il viaggio alla scoperta di Milano Cantautori, a cui va un grande ringraziamento per aver partecipato a questa chiacchierata.

Prima di salutarci, lascia che ti racconti come le donne hanno ridefinito la musica italiana nel 2025, tra polvere, corpi e fiabe.

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