The Cream of Clapton Band non è un tributo, né un progetto derivativo, ma si impone come qualcosa di radicalmente diverso.
Lo si percepisce un attimo prima dell’inizio dello spettacolo, nel momento in cui i musicisti salgono sul palco.
Perché è lì che si chiarisce tutto.
Entrano per primi Nathan East al basso e Steve Ferrone alla batteria, che con Eric hanno condiviso alcune delle pagine più importanti della storia della musica come lo storico live unplugged e le 24 notti alla Royal Albert Hall, seguiti da Noel East alle tastiere e Will Johns alla chitarra e alla voce.
Ognuno è sul palco, quando suonano i Cream of Clapton, perché è parte integrante della storia. Ognuno di loro è lì perché vede in Eric un Brother in rock.
L’apertura con “Pretending” e “Badge” imposta subito una traiettoria ibrida tra carriera solista e stagione Cream, alternando “canzoni vecchie ad altre… molto vecchie” dice scherzando Johns, ma è con Sunshine of Your Love che il concerto prende fuoco. Ferrone spinge il groove in una dimensione quasi hard, nervosa, mentre la chitarra di Johns non cerca l’imitazione, ma la tensione. È una differenza sottile ma decisiva: non c’è mimesi, c’è linguaggio condiviso.
Si passa poi alle atmosfere più dolci e intime del set unplugged, dedicato allo storico disco che, con 27 milioni di copie, resta l’album live di maggiore successo, come ricorda Steve Ferrone a metà spettacolo. Tears in Heaven tocca le corde più profonde dell’anima, Layla è una carezza.
Il passaggio a I Shot the Sheriff riporta il set su coordinate reggae-blues, mentre la seconda parte dello show torna a spingere sull’elettrico.
Sul finale, riecheggia anche Pino Daniele sulle note di Wonderful Tonight, di cui il nero a metà realizzò una cover nel 2012 contenuta in “La grande madre”, mentre “White Room” e “Cocaine” vedono Johns scatenarsi alla chitarra e scendere in platea per l’assolo.
Il finale è costruito con precisione narrativa. Dopo “Tearing Us Apart”, Crossroads chiude il cerchio. Non è solo una scelta iconica. È un ritorno alle origini, a quell’incrocio simbolico in cui il blues diventa prese vita per diventare linguaggio universale attraverso le corde della chitarra di Robert Johnson.
In questo senso, The Cream of Clapton Band funziona perché non tenta di replicare l’irripetibile. Lavora su un altro livello: rimette in circolo la memoria attraverso le note di chi ne è stato protagonista. È un progetto che si muove dentro la legacy senza cristallizzarla, trasformando il repertorio in esperienza condivisa.
THE CREAM OF CLAPTON BAND A NAPOLI: LA SCALETTA
Pretending
Badge
Sunshine of Your Love
Old Love
Signe
Layla (acoustic)
Running on Faith
Tears in Heaven
I Shot the Sheriff
White Room
Wonderful Tonight
Cocaine
Encore:
Tearing Us Apart
Crossroads