“PFM – Doppia Traccia” non è la semplice celebrazione di un repertorio, ma la rilettura consapevole di due traiettorie artistiche che, unendosi, hanno ridefinito il linguaggio della musica cantautorale italiana. Si tratta di un continuo aggiornamento di un incontro – quello tra rock progressivo e canzone d’autore – che negli anni Settanta ha prodotto una delle fratture più fertili nella storia culturale italiana.
Al Teatro Augusteo di Napoli è andata in scena l’ultima tappa del tour “Doppia traccia” e quello che segue è il racconto di un concerto che lavora sulla memoria senza renderla oggetto museale, che rilegge il passato con strumenti critici – oltre che musicali – capaci di renderlo eternamente presente.
PFM: una leggenda che attraversa cinque decadi
L’inizio del concerto va esattamente in questa direzione. “Mondi paralleli” e “Il Respiro del Tempo”, tratte da “Ho sognato pecore elettriche” (2021), sono la traslazione musicale dell’universo (non più così tanto) distopico di Philip K. Dick, realizzata per raccontare la condizione dell’uomo schizoide del XXI secolo, sospeso tra alienazione e iperconnessione.
Il passaggio a “Suonare suonare” (1980, terzo brano in scaletta) porta il racconto su un piano metalinguistico: la musica come necessità, prima ancora che come forma.
Sul palco, Patrick Djivas racconta il DNA della band: un organismo collettivo nato dall’intersezione di background culturali differenti. È una chiave di lettura fondamentale per comprendere la longevità del progetto PFM, ancora oggi pienamente evidente.
Quando Franz Di Cioccio torna alla batteria, “La carrozza di Hans” riattiva immediatamente la memoria di “Storie di un minuto”. Il set è costruito con una logica quasi curatoriale: ogni brano è posizionato per dialogare con il successivo, creando un continuum narrativo che attraversa oltre cinque decenni.
La formazione – Di Cioccio, Djivas, Lucio Fabbri, Alessandro Scaglione, Marco Sfogli, Eugenio Mori, con gli innesti di Flavio Premoli e Luca Zabbini – lavora su un equilibrio raro, fatto di parole e virtuosismo mai fine a sé stesso, che non interrompe, ma arricchisce, il flusso narrativo.
Si guarda anche alla musica classica con “Romeo e Giulietta: Danza dei cavalieri” di Sergei Prokofiev, già esplorato nel progetto PFM in Classic. La musica colta europea – un po’ il nostro blues, capace di mettere d’accordo tutti, come racconta Djivas – diventa un ulteriore livello di dialogo culturale, in cui la band si integra senza frizioni nella grammatica della composizione originale, con una naturalezza che sembra annullare la distanza temporale dall’autore.
Il finale del set è costruito su una domanda: “Chi sono io?”. “Impressioni di settembre” offre una risposta che è insieme individuale e universale: “Un uomo in cerca di sé stesso”. È qui che “PFM Doppia Traccia” trova il suo senso più profondo. Non come operazione celebrativa, ma come una continua ricerca identitaria.
PFM & Fabrizio De André: l’incontro che ha rivoluzionato la musica italiana
Il live, come suggerisce il titolo, si muove su una doppia traccia: quella che unisce i percorsi artistici della PFM e di Fabrizio De André.
“Considero Cristo il più grande rivoluzionario della storia. Ho bisogno, e credo tutti come me, di considerarlo come uomo e di considerare ‘umana’ tutta la sua storia. Perché se lo si considera un Dio non lo si può imitare, se lo si considera un uomo sì”. Tornando ai messaggi di “La Buona Novella”, che segna il primo incontro tra Faber e il gruppo che all’epoca portava il nome di I Quelli, Di Cioccio dà il via al secondo set del concerto.
Il viaggio riparte con “Universo e Terra” e “L’infanzia di Maria”.
“Giugno ’73”, “Bocca di rosa” e “Un giudice” riportano in vita il pensiero di De André, che sulle note di “La canzone di Marinella” torna virtualmente a duettare con il gruppo che ha dato la svolta alla sua carriera. “Zirichiltaggia”, “Volta la carta” e “Pescatore” trasformano il live in un’enorme festa fatta di energia e fraseggi musicali di altissimo livello.
Si abbassano le luci, la band abbandona il palco per qualche minuto, con la scritta “PFM” che la fa da padrona sul maxischermo. Dal pubblico qualcuno grida “Celebration! Celebration!”, riportando l’atmosfera verso quel “Live in the U.S.A.” che in tanti, tra i presenti in platea, hanno avuto la fortuna di scoprire tra i dischi ereditati dai genitori.
E allora, che festa sia: “Celebration” chiude, con la sua incredibile energia, un concerto – e un tour – che ha raccontato e rimesso in circolo una leggenda lunga più di cinquant’anni.
PFM – Doppia traccia – La scaletta del concerto a Napoli
Set 1: PFM
Mondi paralleli
Il respiro del tempo
Suonare suonare
Maestro della voce
Dolcissima Maria
La carrozza di Hans
Romeo e Giulietta: Danza dei cavalieri
(Sergei Prokofiev cover)
Impressioni di settembre
Set 2: PFM canta De André
Universo e terra
L’infanzia di Maria
Giugno ’73
Bocca di rosa
Un giudice
La canzone di Marinella
Zirichiltaggia
Volta la carta
Il pescatore
Bis:
Celebration
