Con La pioggia che non cade mai Sergio Cammariere torna a muoversi nel territorio che gli è più congeniale: quello in cui la canzone diventa forma di pensiero e il disco si sviluppa, brano dopo brano, come se fosse un romanzo. I tredici i brani che lo compongono si fondano su una scrittura musicale e poetica che, sfuggendo all’irrequietezza del presente, interroga l’ascoltatore su ciò che resta.

L’amore diventa asse portante, la distanza una condizione esistenziale, la memoria lo spazio vivo e non nostalgico in cui il tempo prende vita come fosse un personaggio.

In questa intervista, Sergio Cammariere ci accompagna attraverso le tredici canzoni del disco. Racconta il dialogo profondo con Roberto Kunstler, chiarisce il rapporto tra composizione e parola, tra improvvisazione e forma, tra voce, pianoforte e orchestrazione.

Dal minimalismo modale di La voce del cuore alle aperture ritmiche di Come una danza, dalle suggestioni letterarie e mediterranee fino alla riflessione ecologica della title track, il disco si rivela come un sistema coerente, lontano dalle logiche di genere e dalle mode, costruito su un linguaggio estremamente personale che tiene insieme jazz, canzone d’autore e immaginario cinematografico.

Più che promuovere un album, questa conversazione restituisce una visione: quella di un artista che continua a cercare nell’essenziale non una riduzione, ma una forma più alta di verità. Un dialogo che richiede tempo e ascolto, esattamente come il disco da cui nasce.

Sergio Cammariere racconta La pioggia che non cade mai | Intervista

Questo album è costruito come una sorta di romanzo sentimentale in tredici capitoli. Partiamo da L’amore è tutto: una dichiarazione radicale. Da cosa nasce oggi, per lei, l’urgenza di riaffermare quella centralità emotiva che attraversa tutta la sua storia artistica?

Tutto l’album è un viaggio attraverso l’amore, non solo quello vissuto o sognato, ma un percorso che affronta anche i temi più delicati e gli aspetti più difficili della separazione e della lontananza.

Temi del resto consueti e distintivi della scrittura e dell’indagine poetica di Roberto Kunstler.

“La pioggia che non cade mai” apre una riflessione forte sul rapporto tra uomo e natura, resa ancora più forte con l’impatto visivo del videoclip. Quanto ha pesato, nella scrittura, la percezione concreta del nostro tempo ecologico e quanto, invece, una dimensione più interiore?

Nel processo creativo della canzone, la musica è nata prima e si è completata con il testo che le ha dato vita propria.

Il punto focale è la fusione tra la realtà concreta e la dimensione interiore, è quest’ultima che plasma e dà significato alla percezione della realtà.

Come accade spesso, anche questa canzone si presta a molteplici interpretazioni. Le nostre canzoni non hanno la pretesa di fornire risposte quanto la necessità di generare domande.

In La voce del cuore torna una scrittura più scarna, quasi modale, che sfiora territori prog. La ricerca dell’essenziale è una costante nella sua poetica. Che tipo di dialogo ha voluto creare tra voce, piano e orchestrazione?

Il mio intento è quello di far sì che la voce arrivi ad esprimere la massima profondità emotiva, con delicatezza, amplificando l’emozione senza mai soffocarla.

Nell’arrangiamento del brano ho cercato di inserire pattern pianistici completamente improvvisati, creando successivamente una linea di contrappunto tra violoncello, contrabbasso e piano.

È nata così una partitura sospesa, modale perché ciclica e non risolve mai. Inoltre l’atmosfera musicale da valore ai versi di Roberto tanto quanto le sue parole riescono a far volare più in alto le note delle mie composizioni musicali.

Come una danza gioca con un ritmo insolito per lei, un movimento reggae-pop che apre un varco di leggerezza dentro un brano molto introspettivo. Come nasce questa scelta ritmica e che ruolo ha avuto nel modo in cui ha voluto raccontare l’ignoto, il sogno, la verità che si cerca dentro di sé?

La mia musica attinge molto dal jazz, dalle influenze sudamericane, dalla classica e dalla scuola cantautoriale. Questa fusione di generi mi permette di creare un’idea personale di bellezza, lontana dalle mode e vicine all’autenticità.

Come una danza invita a lasciare spazio a una dimensione interiore per affrontare il mondo contemporaneo. Il ritmo più leggero permette di esplorare questi temi senza appesantire l’ascoltatore.

Una lunga attesa e Certe storie ritornano funzionano come due poli di una stessa costellazione: l’assenza e il ritorno. Nei suoi dischi il tempo è sempre un personaggio vivo. Che rapporto ha oggi con l’idea di memoria, soprattutto quando si traduce in musica?

L’idea della memoria nella mia musica è fondamentale, direi che è l’anima stessa del mio lavoro. Più che un ritorno al passato è una sospensione del tempo.

La memoria non è solo un atto nostalgico, ma un processo vivo che richiede pazienza e sincerità.

In Il fiume scende giù affiora l’eco di Gibran, mentre in Cosa sarà mai di me e Come un sogno rientra un immaginario più mediterraneo, tra Andalusia e bolero. Lei ha sempre attraversato generi diversi senza mai farne un esercizio di stile. Quali sono state le principali fonti di ispirazione, musicali e non, per la realizzazione di questo album?

Le mie principali fonti di ispirazione per questo album sono state la Musica, la letteratura e la pittura: in primis l’approfondimento nell’ ascolto dei miei grandi Maestri, poi ho usato il pianoforte come “barca” per navigare la musica, l’amore per il mare ha anche influenzato il mio mondo musicale, fatto di suoni, di melodia e mistero.

Il disco si chiude con Davanti all’infinito, un brano essenziale, quasi sospeso, che sembra lasciare un varco aperto. Dopo aver attraversato amore, distanza, rinascita, quale luogo emotivo desidera che resti nell’ascoltatore una volta arrivato a quell’ultima immagine?

Tanti sono i motivi d’ispirazione che vorremmo riuscire a lasciare attraverso queste canzoni. Innanzitutto l’amore, l’amore per il prossimo, il sentimento della pace e la consapevolezza che esiste un’unità di tutte le cose.

Ho voluto chiudere l’album con un brano minimale come “Davanti all’infinito” che racchiude la quintessenza di tutti i miei lavori e della mia collaborazione con Kunstler.

A Sergio Cammariere e all’ufficio stampa Letizia D’Amato srl va un sentito ringraziamento

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