L’incontro tra Silvia Mezzanotte e Carlo Marrale appartiene ai legami che maturano fuori dai riflettori e che, quando riaffiorano, riportano con sé un patrimonio artistico che continua a far emozionare.
Il pretesto della reunion è il cinquantesimo compleanno di Stasera che sera, primo grande successo dei Matia Bazar, ma la celebrazione supera ogni forma di nostalgia. Le nuove versioni acustiche, il tour commemorativo, le date nei teatri: tutto sembra costruito per celebrare un repertorio che, nella memoria collettiva italiana, occupa lo spazio delle melodie fondative.
È un dialogo tra due epoche della stessa storia. Marrale, autore di alcuni dei brani più riconoscibili del gruppo, racconta di aver scritto “Stasera che sera”, in un’alba di gennaio del ’75, guidato da un’intuizione che oggi suona come profezia. Mezzanotte riannoda il filo partendo dagli anni in cui, ancora bambina, ascoltava quella canzone senza immaginare che un giorno sarebbe salita sul palco per custodire e rilanciare quella stessa eredità.
La loro collaborazione è nata quasi per caso, in una hall d’albergo a Firenze. Un abbraccio, una chitarra imbracciata, due voci che si riconoscono prima ancora di capirsi. Da lì è iniziato un percorso che oggi riporta sul palco non solo le canzoni, ma la materia viva di cui è fatta la memoria: incontri, scelte, fragilità, intuizioni che cambiano il corso di una carriera.
Questa intervista nasce con l’obiettivo di restituire proprio questo: la sostanza emotiva dietro i cinquant’anni di una canzone iconica e il percorso umano di due artisti che, tra successi, fratture e ricongiungimenti, continuano a interrogare il proprio rapporto con la voce, il tempo e la bellezza delle storie.
SILVIA MEZZANOTTE RACCONTA I CINQUANT’ANNI DI “STASERA CHE SERA”
In questo tour celebrativo con Carlo Marrale state rendendo omaggio a un brano leggendario che quest’anno compie 50 anni. Quando hai ascoltato per la prima volta “Stasera che sera”, quali emozioni ti ha suscitato — e ora, cantarla oggi in una versione acustica, cosa significa per te sul piano personale?
Quando uscì nel 1975 era il mio tempo di spensieratezza, ero una bambina timidissima, piena di speranze e sogni incerti. Oggi a 50 anni di distanza molti sogni si sono realizzati. Ma quello di condividere questo momento artistico con Carlo Marrale era un sogno neanche immaginato. Perciò vivo questo progetto con un profondo senso di gratitudine. Chiunque abbia fatto parte del mondo Matia Bazar dovrebbe essergli grato per tutto ciò che ha scritto.
La vostra collaborazione ha radici in un incontro casuale. Raccontaci quell’istante: cosa hai percepito nell’energia di Marrale che ti ha convinto a intraprendere questo percorso insieme?
Ci siamo incontrati nella hall di un hotel a Firenze. Ci siamo abbracciati e seduti sul divano. Il Maestro ha imbracciato la chitarra e via, a cantare insieme.
Ricordo esattamente l’imprinting : le nostre voci, i nostri sguardi sorpresi nel sentire una scintilla simbiotica provenire da altre vite, da altri mondi. Come due esseri che si ritrovano dopo aver vagato a lungo in direzioni parallele.
Sei entrata nel gruppo nel 1999 per un’eredità importante — venivi dopo Antonella Ruggiero e Laura Valente. Quali furono le sfide interiori (eartistiche) di quel passaggio? Ti sei mai sentita in bilico tra il dovere di onorare un’eredità e il desiderio di portare qualcosa di tuo?
Adesso, a distanza di anni, mi rendo conto di essere stata molto più forte di quanto pensassi, perché quelle sfide avrebbero stroncato chiunque. E invece ora so che la nostra formazione ha lasciato un segno profondo. Io credo di poter dire che non ho vacillato perché supportata da due giganti: Piero Cassano e Giancarlo Golzi.
Però sapevo in cuor mio che nonostante le difficoltà che quel ruolo porta con sé avevo cose da dire e da dare. Inoltre sono stata guidata dalla stima infinita nei confronti di Antonella, che riconosco icona assoluta dei Matia Bazar. Per questo non sono mai entrata in competizione con il mio passato.
Nel 2002 avete vinto il Festival di Sanremo con “Messaggio d’amore”. Come ricordi quella vittoria? C’è stato un momento, davanti al pubblico o dietro le quinte, che ti ha fatto capire che non era solo un successo ma una svolta profonda nella tua vita artistica?
La domenica successiva mi sono ritrovata all’edicola dell’Aeroporto e tutte le riviste esposte avevano su la mia faccia. L’edicolante mi ha guardato sorpreso e ha indicato i giornali come a dire “sei tu?” io gli ho accennato un sorriso e gli ho pagato il quotidiano con un certo imbarazzo. Poi sono scappata via di corsa, ma il cuore mi esplodeva in petto di felicità.
Dal tuo racconto emerge che la prima uscita dal gruppo fu una scelta complessa, e anche il tuo ritorno dopo qualche anno. In un’intervista del 2016 hai detto che “non sono stata io a voler andare via”. Potresti spiegare, a distanza di anni, come hai vissuto il tornare e il ripartire?
Sono rientrata nel gruppo nel 2010 per espressa volontà di Piero Cassano (che ringrazio per tutte le cose belle che ha condiviso con me). Fu proprio lui a chiedere la complicità di Giancarlo Golzi, mio amico fraterno per farmi rientrare nel gruppo. Il progetto era bellissimo, c’erano molti brani inediti che sembravano scritti su misura per me, e Piero mi ha poi confessato che in effetti li aveva tenuti in un cassetto perché più adatti alla mia voce. I rapporti tra di noi erano rilassati e sereni. È stato tutto molto naturale.
Purtroppo nell’agosto del 2015 è venuto a mancare Giancarlo Golzi: fu un fulmine a ciel sereno. Era lui il vero pilastro della band. La sua morte ha causato un terremoto interiore ed esteriore che ci ha profondamente minato. Io Piero e Fabio abbiamo provato a cercare un modo per andare avanti, ma da quel momento è stato chiaro per me che il progetto di Gianca non poteva stare in piedi senza di lui. Così abbiamo proseguito per strade diverse. Nel 2019 ho incontrato Carlo Marrale e così, nel solco della tradizione dei grandi successi dei Matia Bazar che lui ha scritto, abbiamo deciso di unire le nostre esperienze
CARLO MARRALE: UNA STORIA NEI MATIA BAZAR
Cinquant’anni fa nasceva “Stasera che sera”, che oggi è diventata un’icona della musica italiana. Puoi raccontarci come è nato il brano, le emozioni e le intuizioni che ti guidarono nella scrittura e nell’arrangiamento?
La canzone è nata il 1° gennaio 1975, al rientro a casa dopo una notte di Festa con Antonella Ruggiero, Aldo Stellita e Piero Cassano, rientrato a casa e dopo i saluti e gli auguri di rito con i miei genitori, presi la chitarra, e magicamente affiorarono le prime note di stasera che sera. Ero in uno stato d’animo particolare. E sentivo che il ‘75 sarebbe stato l’anno della svolta, e così fu.
Dopo anni di storia con i Matia Bazar, ti sei ritrovato a cantare con Silvia, portando avanti un’eredità preziosa. Qual è stata la sfida più grande nel reinterpretare le canzoni storiche del gruppo insieme a lei, e cosa hai scoperto di nuovo nella tua musica grazie a questo incontro?
Nessuna sfida. Semplicemente abbiamo dato fiato alle nostre voci che si armonizzano e si completano vicendevolmente ho riscoperto che sono veramente belle canzoni.
La tua vita con i Matia Bazar è costellata di tappe fondamentali, dai successi internazionali ai grandi arrangiamenti, fino alle collaborazioni più recenti. Guardando indietro, quali momenti ritieni siano stati decisivi per definire la tua visione artistica, e quali insegnamenti porti con te nel presente progetto acustico e nei nuovi brani in cantiere?
Sono una mente libera e molto umorale seguo il vento dentro di me, è lui che decide….è sempre stato così, e questo può’ spiegare un apparente differenza stilistica tra le mie canzoni, per un ‘ora d’amore è lontana da Mr Mandarino, così Come Vacanze romane è differente da C’è tutto un mondo intorno … ma l’anima rimane la stessa
