Cinquant’anni di carriera mettono alla prova chiunque, ma nel caso di Eugenio Finardi diventano un prisma attraverso cui leggere l’evoluzione del Paese. Il nuovo capitolo, Tutto, non è solo un disco: è un aggiornamento di sistema. Un luogo in cui fisica quantistica, spiritualità e quotidiano si intrecciano senza perdere la tensione politica che animava “Musica ribelle”.

Nel tour celebrativo, diviso tra la nudità di Voce Umana, la piena densità elettrica e la dimensione cameristica, Finardi ricodifica il proprio repertorio come se lo stesse riscrivendo da zero. Dentro questa intervista affiora un artista che non si è mai accontentato del ruolo di testimone: continua a interrogare la canzone, e attraverso di essa il mondo, con la stessa lucidità inquieta delle origini.

L’eredità viva di Musica ribelle

“Musica ribelle” è diventata un simbolo, quasi un topos del lessico cantautorale italiano. Ma ogni simbolo rischia di irrigidirsi nel tempo. Guardandola oggi, cosa sente sia stato compreso davvero di quel brano e cosa, invece, è andato perso nel rumore della sua stessa fama?

Riguardando “Musica ribelle”, vedo che molti ne hanno colto la forza dirompente, la spinta generazionale e la voglia di “alzare la voce” contro convenzioni e ipocrisie: quella era ed è la parte che volevo far emergere.

Quello che temo sia stato perso è quel desiderio di libertà interiore, di autenticità.

Extraterrestre e il tema della non-appartenenza

Extraterrestre è un brano che, nell’epoca che stiamo vivendo, suona più attuale che mai. Analizziamo il contesto di scrittura: quale era la Sua urgenza narrativa e il messaggio che portava con sé? In che misura quella sensazione di “non appartenenza” continua a essere la forza motrice della sua scrittura, anche nel nuovo disco Tutto?

Quando scrissi “Extraterrestre”, l’urgenza era quella di esprimere insoddisfazione, spaesamento e bisogno di ricominciare. Non era solo ribellione, era il bisogno di trovare un posto dove respirare davvero. Ma quel senso di “non appartenenza”, di alienità rispetto al mondo è rimasto dentro di me. E continua a essere motore creativo anche nel nuovo disco “Tutto”: è lì, in quell’inquietudine, che trovo la voglia di osservare il presente con occhi altri.

Eugenio Finardi e la canzone d’autore come spazio critico: dagli anni ’70 a oggi

Negli anni ’70 la canzone era una forma di saggistica popolare, oggi è più spesso un oggetto di intrattenimento. Pensa che la musica possa ancora essere uno strumento di pensiero critico, o è cambiato il suo ruolo?

Credo che la canzone possa e debba restare uno strumento di pensiero critico. Io l’ho sempre vissuta come testimonianza, come diario di vita personale e collettiva. È vero: oggi c’è una tendenza forte all’intrattenimento facile, al “consumo leggero”. Ma se un artista ha qualcosa da dire, se non vuole solo pontificare ma comunicare verità intime o sociali… la canzone può ancora aprire una finestra nella coscienza, far vibrare qualcosa.

“La forza dell’amore” nell’epoca iperconnessa

“La forza dell’amore” era, negli anni Ottanta, una canzone apertamente politica nel senso più umano del termine. Se Eugenio Finardi la riscrivesse oggi, in un’epoca iperconnessa ma anche iperdivisa, che forma avrebbe quell’amore e come si tradurrebbe in suono?

Se riscrivessi “La forza dell’amore oggi”, credo che quell’amore diventerebbe ancora più fragile, ma anche più urgente. In un’epoca iperconnessa eppure spaventosamente divisa, l’amore sarebbe meno romantico e più concreto: accoglienza, empatia, ascolto.

Forse un abbraccio sonoro asciutto, intimo, senza orpelli. Un suono che non faccia da scenografia, ma da pelle.

Potrei immaginare una chitarra essenziale, una voce sincera, e testi che puntino al cuore senza quella retorica “politica” del passato.

Perché il più grande atto di resistenza oggi è essere umani l’uno con l’altro.

Soweto è un esempio di come lei porti lo sguardo oltre i confini nazionali. Quando scrive di eventi internazionali o di violenze — penso a Soweto o ai riferimenti a Sabra e Shatila — come lavora per evitare la retorica della denuncia e mantenere invece la concretezza testimoniale? E che ruolo hanno, in questo equilibrio, le scelte metriche e timbriche?

Quando affronto temi internazionali cerco sempre di partire da un punto umano, non da un manifesto. Non voglio fare la predica, voglio far sentire: far scuotere la coscienza, non riempire la testa di slogan.

In questo equilibrio aiutano moltissimo le scelte metriche e timbriche: ritmo, melodia, intonazione possono dire più della parola. La musica può creare un’empatia che il testo, da solo, non raggiungerebbe.

La dimensione metafisica di Tutto – il nuovo album di Eugenio Finardi – e la ricerca di nuovi linguaggi

Il Suo approccio live per la celebrazione dei cinquant’anni di carriera è tripartito (Voce Umana, Tutto full band, Acoustic Duo). Dal punto di vista del direttore artistico cosa la porta a scegliere una forma piuttosto che l’altra per lo stesso brano? C’è un brano che crede abbia particolarmente giovato dal cambio di arrangiamento?

Dopo decenni sul palco, quello che continua a spingermi è la curiosità. Il disco “Tutto” è figlio di questa inquietudine: affronta temi esistenziali, sociali, perfino scientifici, con la consapevolezza di un uomo maturo che ha visto molto.

Non cerco certezze assolute.

E se posso restituire qualcosa di sincero, di umano, è per questo: la musica resta un linguaggio per cercare, non per mostrare di sapere.

    In Tutto c’è una dimensione quasi metafisica, dove la fisica quantistica e la spiritualità dialogano con l’amore e il caso. Dopo cinquant’anni di palco, cosa la spinge ancora a cercare significati nuovi nel linguaggio della canzone?

    Credo che ogni canzone abbia più di una pelle. Se serve intimità e la parola deve farsi sentire, scelgo la versione minimal (voce, magari chitarra). Se serve energia, partecipazione, spinta allora full band. Se invece voglio restituire la struttura, la materia nuda della canzone, l’acustico è il mio strumento.

    Eugenio Finardi in tour: le date dei concerti 2025-26

    Il tour è organizzato da IMARTS – International Music And Arts e i biglietti sono in prevendita al link: https://linktr.ee/EugenioFinardi_TOUR. Queste le prime date confermate, aggiornamenti sui canali ufficiali dell’artista e di IMARTS:

    Voce Umana
    1 novembre – Teatro Massimo – Cagliari

    19 novembre – Teatro Serassi – Villa D’Almè (Bergamo)

    29 novembre – Teatro Vivaldi – Jesolo (Venezia)

    14 febbraio – Teatro Don Bosco – Potenza

    20 febbraio – Teatro Dario Fo – Camponogara (Venezia)

    27 marzo – Teatro Salieri – Legnago (Verona)

    8 aprile – Teatro di Fiesole – Firenze

    11 aprile – Teatro Super – Valdagno (Vicenza)

    13 aprile – Teatro Manzoni – Milano

    Tutto ’75-’25

    28 novembre – Teatro Silvio Pellico – Trecate (Novara)

    19 dicembre – Teatro Cilea – Reggio Calabria

    21 dicembre – Auditorium Palacultura – Messina

    22 dicembre – Teatro Golden – Palermo

    16 gennaio – Teatro Splendor – Aosta

    21 febbraio – Teatro Comunale – Lonigo (Vicenza)

    2 marzo – Teatro Olimpico – Roma

    9 aprile – Teatro Duse – Bologna

    Tutto ’75-’25 Acoustic Duo
    20 ottobre – Teatro Cavour – Imperia

    7 novembre – Teatro Socjale – Piangipane (Ravenna)

    Radio Capital è radio partner ufficiale delle date di Voce Umana e Tutto ’75 – ’25.

    A Eugenio Finardi e Francesco Di Mento va un sentito ringraziamento

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