Non è una stagione semplice per la musica indipendente, soprattutto quella fatta di chitarre distorte, volumi e BPM alti, testi diretti ed emozioni tanto forti quanto autentiche. Le città chiudono spazi di comunità, i locali arrancano, le istituzioni sembrano spesso avere lo sguardo volto altrove.
Eppure, quando sembra che la voce si affievolisca, qualcuno sceglie di alzare il volume. È quello che succederà il 13 e 14 settembre all’Anfiteatro Franco del Prete di Frattamaggiore, con “Oimà on the stage”, una due giorni di musica e visioni nata dall’incontro tra Soundinside Records e Suburbia Studio.
La parola chiave è resistenza. Soundinside nasce nel 2009 da una mansarda dell’hinterland napoletano e diventa presto un punto di riferimento per dischi e produzioni che hanno lasciato il segno – basti pensare a Napoli Manicomio di Clementino. Con il tempo, la sua vocazione si è trasformata: da studio a etichetta discografica indipendente (Soundinside Records, dal 2020), fino a diventare un laboratorio dove ogni artista non è un prodotto, ma una storia da far emergere e raccontare in ogni sua sfumatura.
“Per noi – spiegano – una canzone funziona quando riesce a far vibrare le corde più profonde del nostro essere.”
Non è marketing, è un manifesto. Nel roster convivono anime diverse, dalle Seventeen Fahrenheit a La Terza Classe, da Katres a Gretchen Rhodes e Gennaro Porcelli.
Dall’altra parte c’è Suburbia Studio, che dal 2018 rappresenta una delle più belle realtà esistenti a Frattamaggiore come associazione musicale, sala prove, scuola e fucina di concerti. Un luogo che ha fatto della condivisione la sua forza, con la Suburbia Jam che da sette anni si sposta di palco in palco, costruendo comunità intorno a note e amplificatori. Non un business, ma un atto di fede nella musica.
“Oimà on the stage” è la loro creatura comune. Un festival gratuito, senza filtri, che unisce due anime: il sabato firmato Soundinside, con 7rnr, Shiny Dust, La Terza Classe e Lehavre, e la domenica Suburbia Fest, terza edizione di un rito sotterraneo che quest’anno porta sul palco Endovenia, Alfonso Cheng, Aura e Marilyn e le Seventeen Fahrenheit.
Ma non c’è solo musica. Tra le mura dell’anfiteatro si muoveranno anche stand di piccola editoria indipendente, mostre tra gli alberi, laboratori di moda riciclata e artigianato. E soprattutto ci sarà Colleziona.me, progetto visionario che rimette la musica al centro con vinili, cassette, CD e contenuti digitali che tornano a creare legame tra artista e pubblico. In tempi di stream bulimici e click senza memoria, è un gesto rivoluzionario.
Il nome Oimà – raccontano – nasce da un’urgenza: “in una Napoli e provincia con sempre meno spazi e risorse per la musica, una figura che si occupasse di servizi offerti con cura ed empatia sembrava quanto mai necessaria”. La scelta è chiara: non inseguire i trend di TikTok o i reel virali, ma rimettere al centro la sostanza, quella che ti urla nelle ossa e non ti lascia scampo.
Il risultato è questo festival: un grido rock che parte dal basso, si nutre di comunità e prova a trasformare un anfiteatro in un villaggio musicale. Due giorni per dimostrare che, finché ci sarà chi sceglie di salire su un palco e chi decide di ascoltare, la musica continuerà a trovare la sua strada.
OIMA’ ON THE STAGE: SCOPRIAMO LE BAND CHE SARANNO SUL PALCO A FRATTAMAGGIORE
Sul palco di Oimà on the stage ci sarà un viaggio che attraversa più linguaggi e più epoche del rock.
7rnr
Un trio che nasce tra Napoli e l’Irpinia, prende la lingua e la strada e le trasforma in rock incazzato: testi in napoletano, chitarre ruvide e ritmi che non perdonano. Su Bandcamp trovate l’album Ognuno p’ ’a via soja, manifesto di una band che usa la tradizione popolare come detonatore elettrico per l’alternative.
Shiny Dust
“Calank Rock”: desert rock, psichedelia e una sospensione cinematica che sembra venire dai calanchi lucani e li avvicina a quelli della Death Valley. I loro brani mescolano fuzz e paesaggi sonori, costruendo un’estetica visiva oltre che sonora — musica pensata per farsi vedere e sentire.
La Terza Classe
Bluegrass che sa di viaggi: nata tra Napoli, Francia e America, rilegge il canzoniere tradizionale con gusto moderno. Il loro percorso live e gli ep pubblicati mostrano una band capace di trasformare ballate in narrazioni aperte, pronte per ogni palco che chieda storie vere.
Lehavre
Estetica anni ’70, cinema francese e rock che profuma di sale e porti: Lehavre costruisce canzoni come mappe di approdo e naufragio. Tra singoli su Bandcamp e presenza su Rockit, sono una band che cerca il porto dopo lo sbandamento, con arrangiamenti che guardano al passato senza essere nostalgici.
Endovenia
Post-punk, shoegaze e contaminazioni grunge: un progetto nato in Puglia e ora in movimento tra Caserta e Napoli, che punta su texture dense e ritmiche mordenti. I pezzi hanno la tensione sonora degli anni ’90 ma la volontà contemporanea di non ripetere formule.
Alfonso Cheng
Autore e interprete che mescola testi visionari e sonorità che sfiorano l’oscuro, Alfonso costruisce mondi musicali dove il medioevo simbolico incontra la frammentazione moderna. I singoli recenti lo collocano come voce che non cerca la facilità, ma la verità narrativa.
Aura e Marilyn
Due fratelli che si ritrovano nel fuzz: power-trio diretto, fratture personali ricucite con basso e chitarre taglienti. Il loro sound prende ispirazione da Royal Blood e White Stripes e lo trasforma in un racconto famigliare e rumoroso, già presente su playlist e live locali.
Seventeen Fahrenheit
Le Seventeen Fahrenheit hanno da poco rilasciato Freak, un disco punk che trasuda libertà e identità senza scendere a compromessi. Portano nel loro rock il magma che ribolle nel cuore più profondo del Vesuvio e la volontà di dare una svolta alla propria vita tipica della provincia.
