Lucio Corsi non scrive semplicemente canzoni. Costruisce mondi. E lo fa partendo dalla quotidianità, che analizza con una sensibilità che non somiglia a quella di nessun altro nella scena italiana contemporanea. Il suo sguardo è quello di un narratore profondo, che si rifiuta di scendere a patti con il cinismo, ma che allo stesso tempo sa osservare la luce che si insinua attraverso le crepe del reale e scoprire il mondo che vi è dietro.
Da dieci anni racconta l’Italia, le sue illusioni e le sue meraviglie, le storie semplici e quelle impossibili, con una lingua che fonde cantautorato, glam rock, poesia, talkin’ blues e folklore e con un pacco di patatine nascosto nella spalline del vestito.
In attesa di vederlo sul palco della finale dell’Eurovision a Basilea, ho costruito un percorso attraverso le canzoni del suo repertorio che rappresentano al meglio il suo mondo.
Se non ci conoscessimo, sono Corrado Parlati e questo è MentiSommerse.it, un magazine ribelle, un rifugio virtuale dove ti racconto le storie più belle legate al mondo della cultura.
Lucio Corsi: guida all’ascolto
Volevo essere un duro (da “Volevo essere un duro”, 2025)
Lucio Corsi arriva a Sanremo e lo fa come solo lui può fare: con una ballata teatrale che gioca con gli stereotipi della mascolinità per smontarli uno a uno. Volevo essere un duro è un autoritratto ironico e tenero, dove il protagonista scopre che la vera forza sta nella fragilità, non nella corazza.
“Quanto è duro il mondo per quelli normali che hanno poco amore intorno o troppo sole negli occhiali.”
Una riflessione sulle maschere che indossiamo per sembrare all’altezza, e su quanto ci costi, invece, restare umani.
Tu sei il mattino (da “Volevo essere un duro”, 2025)
In Tu sei il mattino, Lucio Corsi racconta il risveglio di un’identità: il passaggio dall’ombra alla luce, dal dubbio alla consapevolezza.
Lo fa con un linguaggio lirico e immaginifico, che intreccia la natura e la memoria.
È la storia di un bambino nato a mezzogiorno, che porta il nome del nonno che non è mai riuscito a vederlo cantare e che nel bagno delle femmine al liceo ha scoperto il paradiso.
“Ho imparato come stare al mondo dagli ulivi nella rete che s’inchinano soltanto sotto al peso della neve.”
È un invito a imparare da ciò che ci circonda, a leggere il mondo con gli occhi aperti del cuore.
Orme (da “La gente che sogna”, 2023)
“Orme” è una ballata delicata che esplora il tema della perdita e della ricerca di sé, attraverso lo sguardo di un uomo triste, con il cuore a pezzi, prezzo da pagare per una vita intera passata a cercare le stelle nel buio di una miniera.
Con una melodia che oscilla tra il cantautorato e sonorità sinfoniche, il brano invita l’ascoltatore a seguire le tracce lasciate nel tempo, riflettendo sulla memoria e sull’identità.
Freccia Bianca (da “Cosa faremo da grandi”, 2020)
Un treno che diventa simbolo di connessione, movimento e metamorfosi. Freccia Bianca è il manifesto nomade di Lucio Corsi: un glam folk ferroviario in cui ogni tratta è una traiettoria esistenziale.
Una sorta di spirito di capo indiano che risale la penisola e porta via con sé le persone del luogo.
Dietro la metafora del treno, c’è il desiderio di non restare fermi mai, di vivere in movimento anche interiormente, per poi scoprire che sentirsi soli in una grande città fa più male che in Maremma.
Trieste (da “Cosa faremo da grandi”, 2020)
Una canzone rarefatta e malinconica che prende vita tra le strade ventose della città di confine. Trieste è dominata dalla presenza della bora, che da vento atmosferico diventa vento dell’anima, che non era un freno ma una spinta e rovinava il silenzio.
Un inno allo starsene ai margini, alla solitudine creativa, all’importanza di perdersi per potersi ritrovare.
Cosa faremo da grandi (da “Cosa faremo da grandi”, 2020)
È la canzone che ha dato il titolo a uno degli album più maturi di Corsi. Un brano che parla dell’incertezza, del futuro, della paura e della bellezza che può nascondersi nell’incompiuto, in un attimo di solitudine, per poter scoprire la propria magnifica creatività.
D’altronde, c’è un mistero in ogni giorno che comincia, perché nemmeno da vecchi si sa cosa faremo da grandi.
Un messaggio chiaro a una generazione spesso incastrata tra aspettative e precarietà: la vita non è un piano, ma un’esplorazione.
Il sorpasso (da “Bestiario Musicale”, 2017)
Il sorpasso è una canzone in cui Lucio Corsi veste i panni del cronista surreale e trasforma un episodio di quotidiano automobilismo in una metafora esistenziale. L’asfalto è il luogo dove si scontrano ambizione, tempo e destino.
Il brano si colloca in un concept album che dà voce agli animali — veri o simbolici — che popolano il nostro immaginario e che diventano strumenti di lettura del presente.
Magia nera (da “La gente che sogna”, 2023)
“Magia nera” è un’esplosione di teatralità e liberazione. Con richiami al Rocky Horror Picture Show e alla figura di Mr. Boogeyman, Lucio Corsi trasforma il dolore in un rito catartico, esorcizzando le paure attraverso una danza musicale.
Il brano incarna la capacità di trasformare le ombre interiori in arte, celebrando il potere salvifico del sogno e della musica.
E non resta altro che il cielo come tela, dal quale cadono – e ci tagliano – i sogni infranti. Siamo bambole voodoo.
Francis Delacroix (da “Volevo essere un duro”, 2025)
“Francis Delacroix” è un talkin’ blues visionario, sospeso tra autobiografia fittizia e radiocronaca di una coscienza inquieta. Qui Lucio Corsi narra la storia di un vagabondo allucinato che attraversa la provincia italiana on the road come fosse il deserto del Mojave, armato di una chitarra, un cappello a falda larga e una lingua tagliente.
Un papero col frac che a Napoli ha fumato con il Buddha nel camerino di Bob Dylan, giocava con Siddartha all’ombra delle vele di Scampia e che a Lucio – come lui stesso è pronto a giurare – non ha mai detto una bugia.
Francis è il doppio romanzesco del cantautore: un cowboy metropolitano che fotografa l’assurdità del quotidiano con l’ironia di chi sa che il mondo è già finito — e noi ci stiamo solo camminando sopra. Una narrazione incalzante, che si muove lungo binari minimalisti, tra citazioni pop, deliri metafisici e satira sociale, degna della scuola di Dylan e De André, dove ogni verso sembra smentire il precedente, aprendo nuove piste narrative nel giro di un riff.
Situazione complicata (da Volevo essere un duro, 2025)
In Situazione complicata, Lucio Corsi torna a indossare i panni del poeta disilluso e innamorato, costruendo una ballata che è insieme confessione, cortocircuito emotivo e sketch esistenziale.
Il brano — che entra in rotazione radiofonica dal 6 giugno e segue il successo dell’album certificato disco d’oro — è il racconto di un amore che si intreccia con le nevrosi della quotidianità, tra citazioni cinematografiche, autoradio rotte e sogni di fuga mai realizzati. Una “situazione complicata”, appunto, che Corsi affronta con la sua consueta ironia malinconica. È il brano perfetto per chi si sente fuori tempo, ma continua ostinatamente a danzare. Ad amare. A vivere.
Il sogno come atto politico
Lucio Corsi racconta il mondo attraverso il sogno, e lo fa senza mai fuggire dalla realtà. Le sue canzoni sono lente d’ingrandimento e specchi deformanti allo stesso tempo: mostrano ciò che c’è, ma anche ciò che potremmo essere. In un tempo che tende alla velocità e alla semplificazione, Corsi ci invita a fermarci, a osservare e a sognare.
Perché — come canta lui — la gente che sogna è gente che ha fame di vivere, e non di apparire.