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La grande Scuola Alchemica Napoletana, che coinvolse e coinvolge studiosi di provato valore scientifico ed operò importantissime ricerche riguardanti i metalli e le loro proprietà (così come le segrete forze di distillati naturali che saranno ereditate dagli «speziali e dalla farmacopea moderna), ha il più noto rappresentante nel già citato Don Raimondo di Sangro, duca di Torremaggiore e principe di Sansevero, tra i massimi scienziati napoletani, indagatore ostinato ed elegante dei più diversi segreti della natura.

Le sue scoperte spaziano dalla tipografia simultanea a più colori (irrealizzabile con le cognizioni dell’epoca) alla balistica, alle proprietà dei metalli, alla decifrazione di linguaggi «esoterici» usati dagli Indios del Perù, a preparati che «indurivano» le materie molli <metallizzandole e pietrificandole (alcuni marmi esistenti nella sua celeberrima cappella sono di origine alchemica) o rendevano a freddo”, si legge nel libro “Napoli esoterica” di Mario Buoninconto.

Intorno alla figura di Raimondo Di Sangro, così come al Cristo Velato e all’intera Cappella Sansevero – spesso definito un luogo di connessione tra cielo e Terra – sorgono leggende, dicerie, storie di ogni tipo.

Ma qual è la vera storia del Principe Sansevero e il significato delle opere contenute all’interno della Cappella? Ne ho parlato con Maria Alessandra Masucci, direttrice del Museo Cappella Sansevero.

Se non ci conoscessimo, sono Corrado Parlati e attraverso queste pagine ti porto alla scoperta della storia di Napoli, la mia città. Un luogo fatto di suoni, leggende, racconti, arte. Scopriamolo insieme!

LA STORIA DI RAIMONDO DI SANGRO E DELLA CAPPELLA SANSEVERO

Ogni storia che si rispetti deve essere raccontata fin dall’inizio: tra miti, leggende e storia reale, chi era Raimondo Di Sangro, Principe di Sansevero?

Raimondo di Sangro, per la sua vivacità intellettuale e la complessità di pensiero, sfugge a una definizione precisa. Letterato, accademico della Crusca, editore clandestino, Gran Maestro della Massoneria napoletana, instancabile sperimentatore nei più disparati campi delle arti e delle scienze, geniale ideatore del progetto icnografico della Cappella Sansevero e intraprendente mecenate, il principe di Sansevero è stato un intellettuale che ha saputo cogliere i fermenti culturali della sua epoca, tanto che possiamo considerarlo a pieno titolo un rappresentante del primo Illuminismo europeo.

Cappella Sansevero Napoli

Il luogo in cui sorge la Cappella Sansevero si pone al vertice di un triangolo esoterico che comprende anche San Domenico Maggiore e la Statua del Dio Nilo e la Cappella stessa è un concentrato di simboli cabalistici ed esoterici. Quali sono, in questo senso, i principali significati di cui è avvolta la cappella Sansevero?

Oltre a una funzione celebrativa del proprio casato, il principe ha assegnato alla Cappella il compito di trasferire ai posteri il suo messaggio intellettuale. All’ interno ha perciò concepito un percorso verso la conoscenza e il miglioramento interiore, scandito dalle virtù poste ai lati della navata: l’Educazione, il Dominio di se stessi, la Sincerità, insieme alle altre che accompagnano il visitatore sono quelle virtù che l’uomo deve acquisire per giungere alla conoscenza.

La Cappella è come un tempio iniziatico in cui l’Apprendista entra per spogliarsi dalle false credenze e “rinascere” sotto la luce della verità. Nel complesso monumentale, infatti, vari sono i rimandi al concetto di rinascita/risurrezione, dai bassorilievi posti sotto le statue della Pudicizia e del Disinganno, che raffigurano rispettivamente gli episodi evangelici del Noli me tangere e di Gesù che restituisce la vista al cieco, al monumento dedicato a Cecco di Sangro in cui un guerriero, fintosi morto, esce improvvisamente da una cassa per cogliere di sorpresa i nemici.

Anche molti degli esperimenti e delle produzioni del principe toccano il tema dell’immortalità o comunque della resurrezione, dagli esperimenti di palingenesi su piante e piccoli animali all’invenzione del lume eterno, alla cura di malattie giudicate inguaribili all’epoca.

Le stesse Macchine anatomiche, poste originariamente nell’appartamento chiamato significativamente “della Fenice” rimandano chiaramente al tema della conservazione indefinita della vita. Non sappiamo se il principe credesse veramente all’immortalità nel senso fisico, ma di certo teneva come pochi all’altro tipo di immortalità, ossia il perpetuarsi del ricordo nei secoli a venire, e credo che attraverso la Cappella l’abbia raggiunta.

IL PATHOS DEL CRISTO VELATO: UN’OPERA CHE NON HA BISOGNO DI SPIEGAZIONI

Matilde Serao, nel suo “La leggenda di Napoli“, scrisse sul Cristo Velato “su quel corpo bello ma straziato, una religiosa e delicata pietà, ha gettato un lenzuolo dalle pieghe morbide e trasparenti, che vela senza nascondere, che non cela la piaga ma la mostra, che non copre lo spasimo ma lo addolcisce“. Se dovesse descriverlo a un ammiratore per la prima volta, come lo farebbe?

Non lo descrivo. Anche quando accompagno una persona davanti al Cristo velato, lascio che lo ammiri per qualche minuto poi le racconto della nascita di questo capolavoro – dal bozzetto di Corradini alla statua di Sanmartino – e del progetto del principe che lo voleva nella cavea sotterranea, dove attualmente sono esposte le Macchine anatomiche. Un progetto rimasto incompiuto perché alla sua morte l’ambiente ipogeo non era stato ancora completato.

Teniamo presente che Matilde Serao scrisse in un’epoca in cui pochi avevano la possibilità di vedere il Cristo. Oggi tutto può essere descritto attraverso le immagini che la tecnologia mette a disposizione di chiunque. Penso che descriverlo a parole sia inutile: il Cristo velato è una di quelle opere che non ha bisogno di spiegazioni, il pathos che trasmette arriva direttamente alla pancia di qualsiasi osservatore, anche se privo di background culturale.

LA SIMBOLOGIA DEL DISINGANNO E LA PUDICIZIA

Il “Disinganno” è un’opera che porta una simbologia estremamente forte. Qual è il suo significato nel mondo contemporaneo?

Il Disinganno simboleggia l’uomo che, grazie all’intelletto, si libera dalle superstizioni e le false credenze, rappresentate da una rete.

Oggi la rete è quella in cui navighiamo imbattendoci in una quantità eccessiva di informazioni, spesso errate perché colposamente non vagliate dai media o, peggio, maliziosamente diffuse per racimolare qualche visualizzazione in più.

Mai quanto in questo momento storico è necessario avere solide basi culturali che consentano di avere un pensiero critico, di non cadere nelle bolle mediatiche e di non prendere per verità un’opinione solo perché conferma il nostro credo.

Disinganno cappella sansevero

La donna de “La pudicizia” è in realtà un riferimento a Iside e si ritiene che sia posta nello stesso luogo in cui si ergeva la statua di Iside nella Neapolis greca. C’è, secondo Lei, un fil rouge che va dai culti e dalle usanze ereditate dall’Egitto e arriva fino al Principe di Sansevero?

Raimondo di Sangro ha studiato per quasi dieci anni presso il Collegio romano dei Gesuiti, la scuola più prestigiosa che ci fosse all’epoca. Lì oltre ad approfondire la filosofia, le lingue e le scienze naturali, conobbe le opere e il museo di Athanasius Kircher, famoso egittologo fortemente legato alla tradizione ermetica.

Conclusa l’esperienza al Collegio romano, la sua innata curiosità lo portò a studiare per l’intera vita, nel suo palazzo aveva una biblioteca di migliaia di volumi, lesse – dietro autorizzazione di Papa Benedetto XIV – anche i libri proibiti. Insomma, come disse l’astronomo francese Joseph Jérôme de Lalande, il principe di Sansevero “non era un accademico, ma un’accademia intera”.

È naturale che la sua formazione e la sua concezione esoterica del sapere siano i pilastri su cui poggia l’intero progetto iconografico della Cappella Sansevero. D’altra parte, il principe ha trascorso la maggior parte della vita a Napoli, città in fondo ancora oggi pagana, fatta di riti e di miti, che certamente Raimondo di Sangro all’epoca non ha ignorato.

Detto questo, è opportuno precisare che la coincidenza tra la collocazione della Pudicizia di Corradini e quella di Iside della Neapolis greca non ha mai trovato un riscontro nelle fonti.

I PROGETTI PER IL FUTURO DI CAPPELLA SANSEVERO

Il Cristo Velato, le Macchine Anatomiche, la figura del Principe di Sansevero attirano attenzione da ogni parte del mondo. Quali sono i vostri progetti futuri?

Attraverso mostre, pubblicazioni e ricerche in collaborazione con docenti universitari, ci stiamo concentrando sulla figura del principe di Sansevero, e abbiamo in progetto di trovare nuovi spazi da dedicare all’approfondimento della sua vita e delle sue molteplici attività, affinché, al di là delle leggende, si consolidi il profilo di poliedrico intellettuale del ‘700.

CRISTO VELATO: DOVE SI TROVA, COME VISITARLO E DOVE PRENOTARE I BIGLIETTI

Per visitare Cappella Sansevero, e quindi ammirare il Cristo Velato di Sammartino, è necessario acquistare un biglietto. È consigliabile anticiparsi, acquistando il titolo d’ingresso attraverso il sito ufficiale del Museo, che trovi a questo indirizzo.

Foto di Marco Ghidelli, © Archivio Museo Cappella

A Maria Alessandra Masucci va un sentito ringraziamento.

Articolo di Corrado Parlati

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