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Finalmente l’Alba. Negli anni Cinquanta, a Roma, la giovane Mimosa si avventura nei territori magici di Cinecittà per accompagnare la sorella, desiderosa di affacciarsi sullo sfondo di un kolossal americano che sta scaldando i cuori lungo le rive del Tevere. L’inaspettato accade quando viene selezionata per un ruolo secondario. Il fulcro della narrazione diretta da Saverio Costanzo prende vita con l’ingresso in scena della diva del film, Josephine Esperanto, la quale, colta dall’innocenza e dalla freschezza di Mimosa, la trascina in un turbinio di emozioni attraverso i vicoli della ‘dolce vita’ romana.

Immersa in una notte movimentata, Mimosa si trova catapultata in un mondo sconosciuto, popolato da divi hollywoodiani e affaristi intenti a tessere le fila dell’intrigo nel microcosmo del cinema. In questo scenario, privo di regole e spesso privo di scrupoli, la giovane si ritrova ad affrontare narcisismi e rivalità, ma anche ad assaporare l’ebbrezza di una vita senza freni, in cui la sua presenza rappresenta una fonte di freschezza e vitalità per coloro che la circondano.

Ma cosa riserverà l’alba a questa improbabile avventura notturna? Sarà il momento in cui la magia si dissolverà, lasciando spazio alla cruda realtà, o forse segnerà l’inizio di un nuovo capitolo nella vita di Mimosa, intriso di speranza e possibilità?

Il cerchio non chiuso è una delle caratteristiche più importanti di “Finalmente l’Alba”, al quale ogni spettatore può trovare un significato e una lettura diversa in base alle proprie esperienze di vita.

Spicca la presenza di Alba Rohrwacher, nei panni di Alida Valli, uno dei pochi personaggi capaci di stare a proprio agio in un ambiente pericoloso e ricco di ombre, capace di intercettare l’animo della protagonista e creare un forte legame di empatia e protezione.

Nel cast di “Finalmente l’Alba” sono presenti anche Lily James, Rebecca Antonaci, Joe Keery, Rachel Sennott, Willem Dafoe, Sofia Panizzi, Carmen Pommella, Giovanni Moschella, Fabiola Morabito, Enzo Casertano, Alyssa Libonati, Antonio Buonanno, Michele Bravi.

Qualche giorno fa, sono stato al Cinema Modernissimo di Napoli per la presentazione del film.

Sono Corrado Parlati e ti do il mio più caloroso benvenuto a bordo.

SAVERIO COSTANZO RACCONTA “FINALMENTE L’ALBA”

IL CASO WILMA MONTESI

“Nel 1953 Wilma Montesi è stata trovata morta sulla spiaggia di Torvaianica. Fu uno spartiacque nella storia italiana, in quanto fu il primo assassinio, il primo femminicidio – dato che le motivazioni pareva fossero sessuali – diventato mediatico.

Nell’ultima immagine de “La Dolce Vita”, Marcello Mastroianni esce da un’orgia, cammina col gruppo verso la spiaggia dove pare ci sia un mostro marino. Quando arriva vestito di bianco alla fine del percorso di dissoluzione del personaggio, una ragazza vestita di bianco lo chiama.

Lui si avvicina, l’aveva già incontrata nel corso del film, e gli dice qualcosa che non sente e realizza l’immagine iconica per dire non ti sento.

Non poteva sentirla perché per Fellini quella ragazza era Wilma Montesi, che era già morta e dunque non poteva Marcello sentirla. Quella ragazza, per Fellini, significò la fine dell’innocenza italiana, perché l’opinione pubblica, alimentata dai rotocalchi e giornali, dimenticò completamente questa giovane ragazza, liquidata con tantissimi “e, però, se l’è cercata”.

Questa cosa qua colpì molto l’animo dell’artista perché, venendo dal dopoguerra, immaginiamo che l’Italia fosse un paese molto più empatico rispetto a tutto ciò che succedeva e, per la prima volta, capì come l’opinione pubblica stava cambiando.

Forse, quel mostro marino sulla spiaggia era proprio il futuro che sarebbe toccato a noi. Allora a me sembrava interessante fare un film che spiegava come eravamo e quanto sia cambiata poco per certe cose la nostra mentalità. Per cui ancora oggi, se una ragazza si trova in queste situazioni, il nostro giudizio è spesso liquidarla con un se l’è cercata. È una mentalità profondamente misogina di un paese per certe cose ancora retrogrado”.

FINALMENTE L’ALBA E IL RIFERIMENTO A VISCONTI

“L’unico riferimento concreto è “Bellissima” di Visconti perchè tutto il giro intorno Cinecittà è molto ispirato, anche da un punto di vista scenografico, perchè è l’unico riferimento vero di cos’era Cinecittà in quegli anni: una specie di deserto in cui c’erano due tre teatri”.

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