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“I p’ me, tu p’ te” di Geolier è senza dubbio il testo più discusso di questa settimana che ci accompagnerà verso la settanaquattresima edizione del Festival di Sanremo.

Il web si divide in due: c’è chi difende l’artista e chi, invece, grida quasi al vilipendio. Come stanno realmente le cose? Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Intanto, se non ci conoscessimo, mi presento: sono Corrado Parlati e ti do il mio più caloroso benvenuto a bordo.

Sulle pagine della rubrica “Discovering Naples”, ti racconto alcune delle storie più belle della mia città, un luogo ricco di suoni, vicissitudini, magia.

Geolier e la rivolta social per il testo di “I p’ me, tu p’ te”

Geolier a Sanremo: nessuno strazio linguistico

Torniamo alla questione Geolier.

Il suo napoletano non è minimamente vicino a quello di predecessori più o meno illustri, ma basterebbe prestare un minimo di attenzione per comprenderne le differenze: la lingua, ancor più se dialettale, trae la sua linfa vitale dalle persone che la utilizzano come veicolo di espressione. È quindi inevitabile che la lingua utilizzata oggi non sia la stessa di dieci, venti o trent’anni fa.

Il napoletano, inoltre, ha una pronuncia, una cadenza, un ritmo diverso a seconda del fatto che sia parlato da una persona cresciuta a Chiaia, ai Quartieri Spagnoli o a Secondigliano, anche se la distanza tra questi luoghi probabilmente non supera i dieci chilometri.

Può continuare a riposar tranquillo Di Giacomo, apparso sanguinante in croce agli intellettuali difensori della città, così come Pino Daniele, scomodato ogni qualvolta si presenti qualcuno a cantare in napoletano.

L’autenticità: il punto di forza di Geolier

Geolier si presenta al Festival con un testo che rispecchia fedelmente il linguaggio utilizzato tra le strade del suo quartiere, dal pubblico che lo ascolta, dai suoi coetanei. Istinti spinti dai rioni. “Il pezzo è nato con l’obiettivo di portare Napoli e il napoletano a Sanremo. Per questo con gli altri autori abbiamo deciso di partire dal dialetto. Il testo parla di una storia, di quelle che capitano a tanti ragazzi. Il punto di forza è il ritornello: devo dire che nelle prime prove mi sono emozionato molto“, si legge in questo articolo pubblicato su Sorrisi e Canzoni.

L’autenticità di Emanuele è senza dubbio uno dei punti di forza dell’artista, che nel 2023 è stato il secondo artista più ascoltato in Italia su Spotify e il primo in assoluto tra quelli in gara al 74° Festival di Sanremo, con ben tre brani nella top 10.

Può non piacere, ma sta portando il rap napoletano ai massimi livelli nazionali, almeno in termini di mainstream.

E se venerdì prossimo omaggiasse i Cosang cantando anche solo il ritornello di “Int’ ‘o rione” con Luche nella serata cover renderebbe giustizia a un movimento di cui è probabilmente l’unico figlio/erede. D’altronde, se il suo medley si chiama “Strade” e come Guest star ha il suo artista più rappresentativo, può mai mancare il pezzo che più di tutte le racconta?

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