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Ci sono storie che possono nascere solo a Napoli, perché sembrano la trama perfetta di un romanzo, ma sono frutto della penna della realtà. Quella di Mixed by Erry è una di queste.

A Napoli, in uno dei quartieri più complessi della città, tre fratelli riescono letteralmente a inventarsi un mestiere: quello di vendere compilation registrate su musicassette. È così che, inizialmente per gioco, tra una dedica per due innamorati, una canzone di Peppino Di Capri e una “Minuetto” in testa a tutte le classifiche, Enrico inizia a inseguire il suo sogno di fare il deejay.

La storia, da qui, ce la raccontano i diretti protagonisti che, dopo aver pagato il conto aperto con la giustizia, hanno iniziato una nuova vita.

Intanto, se non ci conoscessimo ancora, mi presento: sono Corrado Parlati e ti do il mio più caloroso benvenuto a bordo.

Sulle pagine della rubrica “Discovering Naples”, ti racconto alcune delle storie più belle della mia città, un luogo ricco di suoni, vicissitudini, magia.

CHI È MIXED BY ERRY – L’INFANZIA A FORCELLA, UNO DEI QUARTIERI PIU COMPLESSI DI NAPOLI

Quella di “Mixed by Erry” è una storia vera, che parte da una delle zone più complesse di Napoli: il quartiere di Forcella. Che ricordi avete della vostra infanzia?

Peppe: “Del mio quartiere ho un bellissimo ricordo. Fino alla fine degli anni ’70 era un quartiere bellissimo, poi purtroppo siamo stati invasi da quel demone, quel cancro chiamato droga.

Ricordo che c’era talmente di quella gente che per fare 10 metri ci mettevi un quarto d’ora.

Nel film e nel libro c’è mio padre che faceva il whisky, ed erano delle cose caratteristiche, bellissime, anche se possono sembrare truffe, però erano cose simpatiche fatte senza l’avidità del denaro.

Angelo: “e diciamo pure che grazie a papà molte persone hanno il fegato buono adesso” (ride, ndr).

Enrico: “Noi vivevamo in un’epoca in cui il quartiere era una sola famiglia. Adesso Forcella è l’unico quartiere che non è progredito, mentre i Quartieri Spagnoli, la Pignasecca sono cresciuti in modo esponenziale a livello di turismo. Anche se Forcella è a pochi passi da San Gregorio Armeno.

I ricordi rimasti indelebili sono quelli legati alla musica, alla nostra passione, al nostro distinguerci, il modo di vivere diversamente dagli altri. Nonostante lì si guadagnasse del denaro facile, non siamo mai stati attratti da questo mondo, grazie a mio padre che, nonostante praticasse un quartiere dove vendeva – come si evince dal film – whisky falso, ci ha dato un’educazione.

Fortunatamente nessuno dei quattro fratelli ha mai toccato droga. La musica è stata una nostra difesa in quel quartiere, dove era più facile sbagliare che fare una cosa giusta.

Angelo: “A volte passo ancora per Forcella, anche se non ci abito più. Adesso, quando entri in un negozio, sono sempre tutti arrabbiati, ricordo che quando ero ragazzino entravo da un salumiere, un macellaio, lo sentivo sempre cantare, giocare.

Eravamo tutti una famiglia, era un quartiere in cui ci conoscevamo, sembravamo tutti cugini. Mi manca un po’ di quell’allegria che c’era negli anni ’70.

A volte guardo il mio quartiere e mi viene un po’ di tristezza nel vedere che adesso non ci sono più gli amici di prima, molte persone hanno cambiato abitazione, hanno cambiato quartiere

LA PRIMA CASSETTA FIRMATA MIXED BY ERRY

In ” ‘o dj (don’t give up)” di Liberato è presenta una frase che probabilmente sintetizza al meglio lo spirito con cui è nata la vostra avventura: “È per te che faccio ‘o DJ”. Enrico, ricordi qual è stata la prima cassetta che hai registrato?

Enrico: Se andiamo alle origini, ricordo lo stereo 8, Timmy Thomas, Joe Tex, James Brown, Elton John che è uscì con “Crocodile rock”. Ti parlo del’ 74. Pensa mi ricordo che “Minuetto” di Mia Martini era al primo posto nel ’74, adesso è un brano vintage. Io l’ho vissuto quando stava in classifica, immagina un po’ l’età.

Ricordo le prime dediche, i privati che venivano per fare – come si dice adesso – la playlist, sceglievano i brani e gli facevo la dedica. Sai, queste cose simpatiche. Precisamente non ricordo la prima.

Le vere dediche ho cominciato a farle nell’80 sulle cassette. Ad esempio, venivi tu e mi chiedevi “fammi questa playlist per la mia fidanzata. Per gli innamorati Corrado e Maria da parte di Erry”.

Senza rendercene conto, siamo stati l’algoritmo che oggi funziona con Spotify con YouTube. Questo non lo sapevamo neanche, l’abbiamo scoperto dopo il film, a distanza di anni. Noi lo facevamo spontaneamente. Non ti nascondo che l’algoritmo che vedo su Spotify e YouTube a volte non riscontra neanche il vero algoritmo del brano che hai scelto.

Noi non sbagliavamo – ad esempio, essendo un “algoritmo umano”, se mi chiedevi Baglioni ti mettevo Battisti – ma non per presunzione, ma perché avendo una buona infarinatura musicale, abbracciavamo un po’ tutto, dallo Zecchino d’Oro ai Rolling Stones, dai Beatles alla canzone classica napoletana.

Io per esempio adesso ascolto Paolo Conte, Roberto Vecchioni, Giorgio Gaber, De Gregori.

mixed by erry intervista

L’INCONTRO TRA ANGELO FRATTASIO ED EDUARDO DE FILIPPO

Un’altra delle scene particolari del film è sicuramente quello dell’incontro tra Angelo ed Eduardo De Filippo…

Angelo: “quando ero ospite dello Stato, Eduardo ogni tanto veniva a trovare i ragazzi nel calcio di minorile. Ho avuto questa fortuna perché è stato come un colpo di fulmine, perché lui ascoltando la mia storia, mi disse “tu sei un vero napoletano, ti sei inventato un lavoro senza senza creare altri problemi”.

Tra la maggior parte dei ragazzi che erano là c’era chi aveva rubato, chi aveva spacciato, c’erano famiglie in guerra e confusione anche nelle carceri.

La cosa bella è che, anche in quei pochi minuti che abbiamo passato insieme, sia lui, sia la moglie Isabella e il figlio Luca si sono ricordati di me. Infatti quando il 31 ottobre dell’84 Eduardo non c’era più, è venuta un’auto privata a Forcella e mi ha portato a Roma ai funerali di Eduardo.

Poi dopo, nell’86, Isabella De Filippo mi ha mandato a chiamare al Tribunale dei Minori, tramite il direttore, perché Eduardo si era ricordato di me anche nel testamento. Ho delle cartoline che se la signora Isabella mi aveva mandata all’epoca veramente belle.

Ho avuto la fortuna pure di conoscere il più grande calciatore al mondo, Diego Armando Maradona, e di giocare per 5 minuti insieme a lui.

In un momento di tristezza, perché mi sentivo fuori luogo, ho vissuto una bella esperienza. Lui mi diceva che ero un attore naturale, che parlavo il vero dialetto essendo di Forcella, e mi mandò a fare un provino per il film “Scugnizzi”. Siccome all’epoca ero molto timido, non mi presentai alle prove.

LA NASCITA DEL MARCHIO MIXED BY ERRY

Una delle differenze invece tra il film e la storia reale riguarda proprio l’inizio della vostra avventura. Com’è andato realmente l’inizio di Mixed by Erry?

Enrico: Il marchio nacque perché all’epoca non esistevano piattaforme e mi portavano i dischi dall’America, i cosiddetti magliari facevano a gara a chi mi portasse il disco. All’epoca avendo quando mi arrivava un disco dall’America era una novità, adesso clicchi il bottone e ti arriva a casa.

Mi arrivò questo disco, “Studio 54”, dove dietro c’era scritto “Mixed by Foxy John” – che sarebbe l’attuale voce fuori campo di Ballando con le stelle. Senza conoscere il significato, tolsi Foxy John e scrissi Erry, all’italiana, senza neanche la “h” davanti.

Poi un avvocato mio cliente mi disse tu qui stai scrivendo “Mixato da Enrico” e mi piacque la cosa. Da lì in poi incominciamo a fare il timbro su tutte le cassette ed è stata una cosa simpatica perché poi con gli anni si è riscontrato che suona anche bene, tant’è vero che il film l’hanno chiamato “Mixed by Erry”.

LA STORIA DI MIXED BY ERRY RACCONTATA A UN DICIOTTENNE

Peppe, a telecamere spente mi raccontavi che ti sei trovato più volte a incontrare dei ragazzi a cui immagino tu abbia raccontato la storia di Mixed by Erry…

Peppe: Sono stato sono stato invitato da un mio amico che segue questi ragazzi di una una scuola a Maddaloni e il più grande non arrivava a 18 anni. La cosa che mi ha sorpreso è che questi ragazzi erano ben informati sulla nostra storia, sapevano cose – anche dettagli – che mio nipote di vent’anni, che mi vive quotidianamente, non conosce.

Mi chiedevano di Angelo e se fosse vera la scena in cui ferisce il ragazzo, se Enrico voleva davvero fare il deejay, le domande sono più o meno sempre le stesse riguardano anche un po’ la parte più movimentata della nostra vita, le vicissitudini, le tragedie, perché non è sempre stato tutto fiori e rose.

La nostra vita è stata fatta anche da momenti molto tristi e questi ragazzi sapevano anche queste storie, mi facevano domande molto particolari.

Ho visto un ragazzino che a 18 anni che voleva sapere com’è stato il carcere per noi, qual era il nostro atteggiamento con i carcerati, perché non ci vedeva come criminali.

C’è qualche aspetto della vostra storia che non è stato raccontato e che ti sarebbe piaciuto invece fosse messo in risalto maggiormente?

Angelo: ce ne sono tante di situazioni di cui non si è parlato né nel libro né nel film. La gente quando dice “Mixed by Erry” parlava dei soldi che guadagnavamo, quante cassette facevamo alla settimana, ma non sapevano dietro cosa ci fosse. Per noi è stato croce e delizia, abbiamo passato di tutto, abbiamo avuto più problemi quando siamo usciti dal dal carcere che durante gli anni che abbiamo fatto le cassette.

È stato un risveglio un po’ per tutti parlare di certe cifre, sai i giornali come fanno. All’epoca ogni giorno veniva pubblicato un articolo su cosa facevamo ogni settimana, hanno svegliato un po’ tante persone che all’epoca dormivano. Poi si sono resi conto che veramente non avevamo più niente e allora la situazione è po’ cambiata

MIXED BY ERRY E LA CANZONE NAPOLETANA

Nel corso degli anni, siete stati testimoni dell’evoluzione della musica napoletana, da Peppino Di Capri (citato anche nel film) a Liberato. Quali sono stati i movimenti che avete apprezzato di più e quali artisti, invece, sono rimasti nell’ombra e avrebbero meritato maggiore successo?

Enrico: “C’è stato qualche artista sottovalutato a Napoli, come quelli della canzone classica napoletana. Ce ne sono tanti. Ho fatto un programma alla Rai quest’estate in cui ho raccontato che a Napoli non è esistito solo Maradona, c’è stato Libero Bovio, EA Mario, Ferdinando Russo, Gambardella. Per me un quadro di Van Gogh e un testo di E.A. Mario non vi è differenza, ma questo è valido per chi ama la musica e conosce la cultura della musica napoletana. Oggi si scrivono dei testi che non condivido, però rispetto, perché ormai è segno che ci siamo fatti un po’ anzianotti. Oggi si bada più a quanti follower hai, all’apparenza

Angelo: “Credo che la migliore musica sia stata fatta negli anni 70 e negli anni 80. Io per esempio ho avuto la fortuna di ascoltare Claudio Baglioni seduto a tre metri da lui che cantava. Io facevo le cassette false in quel tempo, se Claudio mentre cantava non si fosse messo a scherzare, dicendo un’altra frase mentre cantava “Questo piccolo grande amore”, avrei pensato fosse in playback talmente che era perfetto. Sembrava fosse un CD.

Enrico: “oggi i dischi purtroppo li vendono quelli belli all’apparenza. Si pensa all’apparire, la sostanza è un 30% e per il 70% vale l’apparenza. Noi nelle nostre serate non usiamo questi dischi, non per discriminazione, ma perché chi ci chiama vuole vivere la nostalgia degli anni 80.

Ho preparato una bella selezione a mio avviso, in cui ogni brano che trasmetto mi dà sempre la stessa emozione della prima volta, perché ogni brano di riflesso mi ricorda il momento in cui uscì. Ad esempio, September degli Earth, Wind&Fire, Toto, Barry White, Tina Turner, Donna Summer, Roxy Music… Questa è un’emozione che provo io direttamente, perché sono dischi che poi abbiamo avuto la fortuna di vivere quando la filiera degli anni ’80 abbracciava una melodia, un’espressione. Quando facciamo una serata lasciamo sempre un’impronta anche perché poi ci siamo inventati questi “remix” che facciamo noi.

Abbiamo fatto “E mo’ e mo’”, abbiamo fatto ” ‘o Sole mio” in inglese e napoletano, un mash up che cantano Angelo e Peppe in cui includiamo “tu sei l’unica donna per me”, “Con il nastro rosa”, “Amico è”, “Un’avventura” di Lucio Battisti, per ricordare l’ultima volta che la prima e ultima volta che Battisti è stato a Sanremo nel ’69

Riguardo la colonna sonora del film, molti brani non sono stati inclusi. Quando scelsi i brani, Sydney mi sfotteva, diceva “non è come quando fai la cassetta, ogni brano ha un costo”

Liberato è stata una scelta del regista, che ho apprezzato molto. È uno che si distingue dagli altri. Anche con questo fatto che si maschera, somiglia un po’ alla nostra storia, perché prima del film nessuno conosceva i volti nostri veramente. Adesso grazie al film e al libro siamo usciti allo scoperto, anche perché il nostro debito con la giustizia l’abbiamo pagato e anche a caro prezzo sotto forma di processo avvocati, denuncia e quant’altro.

Com’è nata la vostra versione di “E mo’ e mo’”?

Peppe: “Tornavamo in auto da una serata e canticchiavamo “E mo’ e mo’”. Angelo faceva le percussioni sul cruscotto, io schioccavo le dita. Ci piaceva il modo in cui l’avevamo pensata e abbiamo deciso di provare a farla. Quando facciamo queste cose tutti e tre insieme ci vorrebbe una telecamera per farti capire come litighiamo (ride, ndr). Poi, sul finale, ci siamo capiti bene ed è uscita una cosa simpatica che ci sta dando soddisfazioni. Poi ci abbiamo preso gusto e abbiamo fatto anche altre piccole cose“.

Enrico: ” ‘o Sole mio’ pure è venuta carina. Quella che ancora non abbiamo caricato è il mash up tra “Tu sei l’unica donna per me”, “Amico è” e “Con il nastro rosa”. Ha un bel beat, con un bel BPM, molto orecchiabile. È una caratteristica che manca alla musica contemporanea, che o è troppo elettronica o presenta testi di cui non si capisce nulla. Lo scopo non è quello di cantare noi, ma di far cantare il pubblico. Peppe ha sempre cantato bene, è intonato, sui brani dei Modern Talking, sulla cui base strumentale facemmo la sigla dello scudetto del Napoli, la sigla per la RAI con la base di Sergio Caputo“.

DOVE VEDERE MIXED BY ERRY

Il film “Mixed by Erry” è disponibile su Netflix. A interpretare i tre fratelli sono Luigi D’Oriano (Erry), Giuseppe Arena (Peppe) ed Emanuele Palumbo (Angelo). Nel cast, tra glia altri, sono presenti anche Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo, Fabrizio Gifuni e Cristiana Dell’Anna. Le riprese del film si sono svolte tra Roma, Napoli e Sanremo in circa otto settimane. Per vederlo, basta fare clic qui.

Alla storia dei fratelli Frattasio è stato inoltre dedicato un libro, intitolato proprio “Mixed by Erry”, scritto da Simona Frasca ed edito dalla casa “ad est dell’equatore”, su cui puoi trovare qui maggiori informazioni.

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