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Andrea Careri è uno scrittore e sceneggiatore che da dieci anni vive in America. Potremmo definirlo scrittore, urban explorer, guida turistica, ma per quanto sia possibile sforzarsi, è impossibile trovare per lui una singola definizione che lo descriva al meglio.

Quest’anno, ho avuto il piacere di girare insieme a lui due luoghi estremamente caratteristici come Harlem e il Bronx, di cui mi ha raccontato storie e aneddoti di ogni tipo.

Per presentare due dei suoi libri, “La mia New York” – qui su La Feltrinelli – e “La mia America” – qui su Ibs -, ho scambiato due chiacchiere con lui.

Nel frattempo, se ancora non ci conoscessimo, sono Corrado Parlati e ti do il mio più caloroso benvenuto a bordo!

Andrea, ogni storia è giusto che venga raccontata dall’inizio: come hai deciso di trasferirti in America e qual è stato il tuo impatto con New York City?

I primi tempi e il mio impatto con New York li descrivo bene nel primo libro che ho pubblicato con la Ultra, dal titolo “La Mia New York – Vivere nella città che non dorme mai”.

Nel 2013 sono arrivato a New York con tre sceneggiature scritte in inglese e tanti sogni. Sarei dovuto rimanere solo dodici giorni. Poi mi sono innamorato delle mille opportunità di vita che offriva la Grande Mela. Credo che si possa capire bene leggendo La Mia New York, il libro descrive bene l’entusiasmo iniziale e la nostalgia per quei momenti.

Nelle pagine de “La Mia New York” si respira l’atmosfera newyorkese e l’energia di quei luoghi resi iconici da mille film e serie televisive.

Nel corso della tua permanenza negli States, hai scritto “La mia New York” e “La mia America”. Vuoi presentare ai nostri lettori questi due libri?

La Mia New York è una guida romanzata della città che ormai chiamo casa da anni. Ogni capitolo descrive un quartiere a me caro, che ha fatto parte della prima fase della mia esperienza newyorkese. Anni intensi, vissuti al massimo, dal 2013 al 2019, quando mi sono trasferito a Los Angeles, poco prima che scoppiasse la pandemia.

La Mia America invece è un libro di narrativa puro, una raccolta di racconti che descrivono i miei viaggi in America e molte esperienza assurde, a volte grottesche, altre tragiche, vissute in questi dieci anni in America, tra Los Angeles, Philadelphia, Nashville, New Orleans, San Diego, San Francisco e ovviamente New York. Non esiste nulla di simile nel mercato editoriale italiano e in un certo senso, se proprio devo definirlo, lo definirei come un Forrest Gump Italiano.

Ne “La Mia America” descrivo luoghi che ho visto e persone che ho incontrato, che con le loro storie uniche fanno capire meglio gli Stati Uniti e la cultura americana. Esistono tanti libri che raccontano l’America parlando di fatti storici o politici che conoscono tutti, o libri scritti da chi in America non ci ha mai vissuto.

La Mia America invece è autentico, duro, vero, e parla della vita a volte assurda, altre comica, e alcune volte tragica di un italiano medio che per la sua determinazione e la voglia di fare si è ritrovato a vivere dall’altra parte del mondo, nei luoghi dove hanno ambientato e girato tutti i film della sua infanzia ed adolescenza.

La Mia America” ti fa viaggiare negli States, te li fa percepire sulla pelle, come se ci stessi vivendo tu per davvero. Risate, lacrime, informazioni, luoghi, colori, sapori, è un libro unico, che vi arriva dentro la pelle e vi rimane per sempre.

Il libro che ha concluso la mia trilogia sugli Stati Uniti con la Ultra. (La Mia New York, Un Giorno senza Kobe, La Mia America). Il prossimo che scriverò sarà un romanzo puro. Ho già il titolo “DIario di un vecchio Millennial”.

L’America, con la sua cultura, in qualche modo è entrata nelle case di tutti noi tramite film, libri, musica, sport. Nel libro, hai raccontato di avere un legame speciale con Rocky. Se dovessi chiederti la tua top 5 di film americani, quali sceglieresti e perché?

Dieci sono troppo pochi. Ne ho almeno un centinaio. Comunque, senza un ordine specifico te ne direi almeno dieci: Rocky I, Quei Bravi Ragazzi, Ritorno al futuro, E.T, Karate Kid, Forrest Gump, Jurassic Park, Genio Ribelle, Gattaca Cocktail.

Ci dovrei scrivere un libro per spiegarti i motivi di questa scelta.

Tra le pagine de “La mia America”, è possibile immergersi nel cuore della cultura e delle storie americane. Quali sono, secondo te, gli aspetti che in Europa sono stati meno compresi di una nazione complessa come gli Stati Uniti d’America?

Ottima domanda, profonda e intelligente, ma troppo complessa per essere racchiusa e sintetizzata nella brevità di una intervista.

Diciamo che l’America si può capire solo vivendola, e devo essere sincero, New York non conta, c’entra ben poco con il resto degli Stati Uniti. Chi vive a New York spesso non sa nulla dell’America.

Io l’ho capita solo vivendo per anni in California e lavorando in Texas. Se fossi rimasto sempre a New York probabilmente non mi sarei mai staccato completamente dall’Italia.

Con te, quest’anno, ho avuto il piacere di girare un pezzo di New York, quindi, in conclusione, provo a rubarti qualche New York Minute: quali sono i luoghi a te più cari della Big Apple?

Quelli descritti ne “La Mia New York” sono i luoghi dei primi anni di vita, quelli più spensierati e leggeri, gli anni della giovinezza. Ora ti farei una lista di una decina di posti. A tal proposito ricordo a tutti che se venite in vacanza a New York e avete bisogno di un tour guide potete contattarmi su @americastateofmind2023 su Instagram. Sarò felice di farvi conoscere ed esplorare La Mia New York. Quanto ai luoghi, ti cito Dumbo, Brooklyn Heights, West Village, Dyker Heights, Carroll Gardens, Arthur Avenue, Fort Greene, Wall Street.

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