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Dopo il debutto al Teatro dal Verme di Milano, per Joe Satriani arriva il momento di fare tappa al Teatro Augusteo di Napoli, per poi proseguire a Lecce, Roma, Bologna e Firenze.

Lo spettacolo prende il nome di “Earth tour” e, spiega scherzosamente il chitarrista statunitense in questa intervista, è stato pensato come “un concerto sulla Terra da parte degli Elefanti di Marte”.

Un’attesa durata cinque anni, quella per il ritorno di Satriani nella terra da cui sono partiti i suoi nonni in direzione New York.

Nel corso del live non manca un accenno alle sue origini italiane: “Come sapete, mi chiamo Giuseppe Satriani“, dice il guitar hero all’inizio di uno show entusiasmante, energico, travolgente.

Ad accompagnarlo sul palco Kenny Aronoff alla batteria, Bryan Beller al basso e Rai Thistlethwayte in una doppia veste di tastierista e second guitar hero.

Alle nove in punto si spengono le luci e inizia la magia. La scaletta si compone di un continuo turbinio di emozioni tra new stuff – cinque canzoni tratte da “Shapeshifting” e altrettante da “The Elephants of Mars” – e old stuffs, quelli che l’hanno portato a essere quindici volte candidato ai Grammy Awards.

Si parte da “Nineteen eighty” – tratto da Shapeshifting, accompagnato dalle immagini del video ufficiale che scorrono sul videowall posto alle spalle della band – e si prosegue con “Sahara” e le sue desertiche atmosfere e “The Elephants of Mars”, in a violet mood, prime due tracce del suo ultimo album in studio.

L’impatto dal vivo delle composizioni più recenti – “Blue foot groovy” su tutte – è davvero potente, come dimostrato dall’accoglienza del pubblico presente al Teatro Augusteo.

Non mancano pezzi iconici del repertorio di Satriani, come “Ice 9”, tratta da “Surfing with Alien”. Da questo leggendario album vengono proposte anche “Always With Me, Always With You”, “Satch boogie” –  uno dei pezzi più difficili da eseguire dal vivo – e la title track.

Con una band del genere, è doveroso lasciare il giusto spazio all’estro e alle qualità di ognuno dei componenti della band, ed è così che in scaletta sono previsti anche degli spazi per Aronoff – che apre con un energico drum solo il secondo atto dello spettacolo -,Rai Thistlethwayte – che distorce i suoni della sua tastiera fino a sovrapporli a quelli di una chitarra – e Bryan Beller. Non semplici accompagnatori, ma veri e propri coprotagonisti dello show.

Nel corso della serata, ogni canzone è accompagnata da un visual specifico e da luci che arricchiscono le atmosfere create dalla musica.

Non manca la dedica a New York, celebrata con “E 104th St NYC 1973”, che ci immerge nel cuore della Big Apple degli anni ’70, perfettamente in blu tra jazz club e suoni fusion.

Il concerto si chiude con “Crowd chant”, un magico hard blues, e “Surfing with Alien”. Satriani surfa in velocità sulle sei corde della sua chitarra – ne cambierà una decina nel corso della serata – come sulle onde d’un ventoso pomeriggio californiano e regala al pubblico in visibilio attimi di pura emozione in pieno rock ‘n’ roll. L’attesa, possiamo dirlo, è stata pienamente ripagata.

JOE SATRIANI – EARTH TOUR – LA SCALETTA DI NAPOLI

Atto primo
Nineteen Eighty
Sahara
The Elephants of Mars
Ice 9
Thunder High on the Mountain
One Big Rush
Blue Foot Groovy
Flying in a Blue Dream
Spirits, Ghosts and Outlaws
Faceless
Crystal Planet
Summer Song

Atto secondo
Energy
E 104th St NYC 1973
Cool #9
Ali Farka, Dick Dale, an Alien and Me
Shapeshifting
Teardrops
Luminous Flesh Giants
If I Could Fly
Always With Me, Always With You
Satch Boogie

Bis
Crowd Chant
Surfing With the Alien

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