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Cecilia Quaranta tra “Ombre” e la sua esperienza a X FACTOR [INTERVISTA]

Cecilia Quaranta – in arte Talea – è uno dei nomi più interessanti del panorama giovanile musicale italiano.

L’abbiamo ammirata sul palco di X Factor e su Spotify è disponibile, da qualche giorno, il nuovo singolo “Ombre”, che va ad aggiungersi all’EP “Tales” uscito lo scorso anno.

INTERVISTA A CECILIA QUARANTA – TALEA

Ogni storia è giusto che venga raccontata dall’inizio: come si è avvicinata Cecilia Quaranta al mondo della musica? C’è stato un momento in cui hai capito che nella vita avresti voluto vivere di musica?



Casa mia è sempre stato un posto pieno di gente e di suoni, sicuramente questo ha influito molto sulla mia persona. A tre anni cantavo “Come as you are” dei Nirvana mentre mia sorella mi accompagnava alla chitarra e alle elementari esercitavo la lettura divorando i booklet di Lucio Battisti, aiutata da mio padre. In adolescenza mi sono avvicinata alla chitarra e intorno ai 18 anni ho iniziato a esibirmi nei locali. A lungo ho pensato che mi servisse un piano B, così mi sono iscritta alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. L’università è stata un incubo, per me. Lì ho capito che stavo camminando con un elastico attorno al bacino che mi tirava nel verso opposto. Il momento è stato quello.  


“Ombre” è il tuo primo brano inedito in italiano. Vuoi raccontarci la genesi di questa canzone?

“Ombre” è nata un paio di giorni prima di essere incisa. Ho incontrato Flavio Ferri (produttore di Ombre) a Guardistallo, dove siamo stati ospitati in residenza artistica da Antonio Aiazzi. Lì, “Ombre” ha trovato la strada grazie al contesto, alla magia del teatro, all’idea iniziale, ma soprattutto grazia a Flavio. Ma l’aiuto di Flavio va sempre ben oltre quello che ti aspetti: in quei giorni ho imparato tanto, e “Ombre” per me è quell’oggetto che porti a casa da un viaggio e che, di tanto in tanto, guardi fisso per qualche minuto per recuperare i ricordi che non vuoi lasciar sfuggire.

Nel 2021 hai pubblicato “Tales”, il tuo primo EP, completamente in lingua inglese. Vuoi presentare ai nostri lettori il tuo primo lavoro?

“Tales” rappresenta perfettamente la me di un anno fa. Marco Olivotto ha prodotto questo mio primo lavoro, e lo ha fatto ascoltandomi e pazientando di fronte a ciascuno dei miei limiti. “Tales” è un EP che contiene cinque storie. I brani sono nati durante dei viaggi in Scozia e in Irlanda nei quali mi sono dedicata alla vita da busker. “Tales” tocca alcune tematiche sociali, tocca delle sensazioni, tocca delle necessità. È un lavoro che ha contribuito tanto a formarmi sia a livello personale che artistico. 

Capitolo X Factor: se dovessi darci una fotografia che racconti la tua esperienza, quale momento sceglieresti e perché?

All’interno del programma sono nate delle amicizie. Il primo giorno di audizioni ho notato, tra tutti, un gruppo di quattro ragazzi. Quei quattro ragazzi sono Elia, Elia, Giulio e Giulio, a X Factor con il nome “Nervi”. Io e i Nervi abbiamo condiviso il primo giorno di programma, l’ultimo, e tutto quello che c’è stato in mezzo, compreso il Team Ambra. Il giorno delle Last Call, i Nervi vengono eliminati e dunque lasciano lo studio. Qualche minuto dopo la loro eliminazione, arriva la mia. La fotografia che racconta la mia esperienza è l’abbraccio nel quale ci siamo stretti io, gli Elia e i Giulio, appena ci siamo reincontrati nel backstage. È stato il momento in cui loro hanno saputo della mia eliminazione. Le amicizie che nascono in questi contesti sono molto preziose: all’affetto si aggiunge la contaminazione artistica e lì nasce la magia. Ci siamo rivisti questa estate a Fiesole in occasione di un loro concerto e, tra poco, succederà di nuovo a Prato per la prima data del mio Sconnessi Salti Tour.  Senza di loro, avrei vissuto l’esperienza di X Factor in maniera differente.

Ti abbiamo visto portare in una dimensione intima, delicata, personale, brani iconici della musica rock italiana e internazionale come “Amandoti” e “Dancing in the dark”. Cosa c’è nella playlist di Cecilia Quaranta? Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influenzato il tuo gusto musicale?



Per quanto riguarda il panorama internazionale, sicuramente Bob Dylan per la ricerca delle parole esatte, le infinite forme, l’onestà intellettuale, la poesia, la capacità di dare forma ai pensieri e tanto altro. I Pink Floyd per i suoni e le atmosfere. La Joni Mitchell di Blue che si racconta attraverso una voce di cristallo che non si rompe mai e dei testi meravigliosi. Pearl Jam per il fango nella voce di Eddie e per l’onestà di saper cambiare. Alice in Chains per il graffio, il ferro e il fumo che tiene insieme e distrugge tutto. I Velvet Underground per quel sottile filo di grazia coperto di catrame che ti accartoccia le ossa. 
Poi De Andrè, Dalla, Battisti, Sorrenti, e tanti altri. Recentemente Riccardo Sinigallia per la sincerità e la sintesi, Motta per le distorsioni di pensiero e le parole giuste trattenute fra i denti. Gli ultimi due hanno acceso in me la voglia di sperimentare suoni diversi e di scrivere nella mia lingua madre. La mia playlist fa una vita strana: a volte rimane la stessa per mesi, a volte è dominata dal caos, a volte non esiste. 

Questo inverno ti vedremo in giro per l’Italia in concerto. Che tipo di live dobbiamo aspettarci? Come evolverà il sound di Cecilia Quaranta?

Il nuovo live sarà specchio di quello che sto vivendo in questo periodo. Mi interessa portare sul palco la sincerità del cambiamento, la bellezza del movimento e il brivido dell’inaspettato. Sto imparando molto anche dalla costruzione di questo live. L’evoluzione sonora ci sarà, ma mi piace pensare che ognuno possa coglierne le sfumature che gli somigliano. Il mio Sconnessi Salti Tour è alle porte, e io ho una gran voglia di suonare.

Foto di Liliana Capuzzimato.

A Marco Olivotto e Cecilia Quaranta va un sentito ringraziamento.

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