Interviste

EMANUELE DABBONO: “Buona strada è il puzzle che mi ritrae col volto sulla scatola” [INTERVISTA]

“BUONA STRADA” è il nuovo album di inediti di EMANUELE DABBONO, cantautore e polistrumentista genovese.

Il disco, prodotto interamente da Tiziano Ferro, è concepito come un viaggio che apre le porte sul mondo interiore di un artista di grande sensibilità.

Per presentare “BUONA STRADA”, ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con lui.

 

L’INTERVISTA A EMANUELE DABBONO

emanuele dabbono intervista“BUONA STRADA” è un album frutto di due anni di scrittura. Vuoi presentare ai nostri lettori il tuo nuovo lavoro?

Penso che viviamo un tempo in costante corsia di sorpasso. Ci perdiamo tutto il panorama perché guardiamo solo avanti. Quando ci voltiamo di lato è spesso solo per assicurarci che stiamo superando il nostro vicino. Me ne sono tirato fuori scrivendo quest’album. Si dice comporre.

BUONA STRADA è il puzzle che mi ritrae col volto sulla scatola. Ci ho messo la faccia e del tempo, perché, come un buon raccolto chiede cura e maggese, così le canzoni si cercano per darsi la mano in una fila coerente.

Sono 16 e mi erano tutte necessarie a raccontare le cose che sentivo di dover dire. Come consegnare alle stampe le tue memorie.

Qualche giorno fa, hai avuto la possibilità di cantare “Cerezo” allo Stadio Luigi Ferraris. Che emozioni ti ha regalato quel momento?

Pensavo la parte più difficile fosse cantare la canzone di fronte a 30.000 spettatori. Invece è stato finirla, sentire l’applauso della folla tra le bandiere e percepire che avevo chiuso un cerchio iniziato girando il video nello stesso stadio, ma vuoto.

È entrato di diritto negli highlights della mia vita.

Il brano è una lettera a mio padre che non c’è più. Sono certo che il servizio postale celeste, stavolta abbia fatto il suo dovere e recapitato il messaggio al destinatario sulla nuvola giusta.

Vuoi raccontarci la genesi di “Campo di Battaglia”, che potrebbe essere una perfetta fotografia del conflitto in Ucraina ma che, in realtà, è nata precedentemente?

CAMPO DI BATTAGLIA doveva essere l’opener del disco.

In principio era lenta, orchestrale come una colonna sonora di Hans Zimmer. Poi pensai che il testo che avevo scritto avesse bisogno di meno aria, meno bel canto, doveva essere più soffocato da un andamento rock che inseguisse le parole come cani lasciati liberi.

Così l’urlo “Ti sento anche sotto gli spari e sono vivo” può ora sgomitare tra le chitarre con quell’urgenza che meritava.

“Via della pietà”, che conclude l’album, è un inno a guardarci di più l’un l’altro negli occhi. Che riflessioni ti ha lasciato, in termini di rapporto con l’altro, il periodo storico che stiamo attraversando, fatto di guerre, pandemia e crisi energetica e ambientale?

Che il cambiamento deve iniziare tra le mura di casa. Allo specchio, in piccole attenzioni quotidiane. Nel tentativo di accorgersi di come stiamo e stanno le persone che ci vivono a fianco. Comunicando. Parlandoci di persona più che su WhatsApp. Solo così possiamo aprirci agli altri, un pezzetto per volta.

Mi interessa la solidarietà. Chi sa essere empatico.

Credo che l’istruzione sia l’arma più potente che potremmo schierare se le si venisse attribuita finalmente l’importanza fondamentale che dovrebbe avere. Esercitare il discernimento.

Saper smascherare chi mente. Non perdere mai di vista l’umanità.

Nel disco, oltre a una forte vena cantautorale, confluiscono numerose influenze, anche gospel, soul e club rock. Cosa c’è, oggi, nella playlist di Emanuele Dabbono?

Un momento che la apro: Ray La Montagne, Paul Simon, Bruce Springsteen, Niccolò Fabi, The 1975, Paolo Nutini, Randy Newman, Bill Evans, Fabrizio Cammarata, James Taylor, Bon Iver, Foy Vance, Smiths, R.E.M., Bruce Hornsby, Lucio Dalla.

Da 8 anni, inoltre, collabori con Tiziano Ferro. Vuoi raccontarci com’è andato il Vostro primo incontro?

Ci incontrammo la prima volta nel lontano 1998 in finale all’accademia di Sanremo. Poi di nuovo nel 2008 per la mia finale alla prima edizione di X Factor. Mi fece i complimenti per il mio brano “Ci troveranno qui”. Mi disse che mi avrebbe seguito. Diceva sul serio.

Ora, molti successi a quattro mani dopo, posso dire che l’incontro con Tiziano Ferro sia stato il punto di svolta della mia carriera. Abbiamo entrambi origini umili. Lui ha creduto in me. Io non ho mai smesso di volergli dimostrare che potevo meritare quella fiducia.

A Emanuele Dabbono e Sofia di ABOUT SRL va un sentito ringraziamento.

Intervista di Corrado Parlati

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