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Interviste

M.E.R.L.O.T.: “Gocce è un disco legato da tre fili: il sogno, la delusione e la malinconia” [INTERVISTA]

M.E.R.L.O.T., nome d’arte di Manuel Schiavone, è pronto a pubblicare “Gocce”, il suo primo album d’inediti, che sarà disponibile a partire dal prossimo 30 settembre.

Per presentare il suo nuovo lavoro, ho scambiato due chiacchiere con lui.

ALLA SCOPERTA DI GOCCE, IL NUOVO ALBUM DI MERLOT

merlot intervista– “GOCCE” è il titolo del tuo album d’esordio. Vuoi presentare ai nostri lettori il tuo primo disco?

È un disco legato da tre fili: il primo è il sognare, che è la cosa che mi spinge avanti ogni giorno. Il secondo è la delusione che va a letto con il sognatore. Il terzo filo è sicuramente la malinconia abbracciata alla nostalgia.

 

– La figura della “Goccia” è ricorrente nei testi, oltre che presente nel titolo dell’album. Com’è nata questa scelta e quale significato ha per te?

Le gocce sono le lacrime che descrivono tutto il mio mondo musicale.

Le gocce sono piccole e insignificanti proprio come mi sento io a volte, però tante gocce possono creare un oceano. Poi la frase “la goccia che fa traboccare il vaso” l’ho interpretata come la forza di una piccola cosa, come può essere una canzone, che può cambiarti tutto se sai ascoltarla.

 

– L’amore, nel corso del disco, viene raccontato in tutte le sue sfaccettature: da “Denti” a “Roxanne”, passando per “Ventitrè”. Qual è, oggi, la tua visione dell’amore?

Un pochino più complicata: penso che sia facile innamorarsi ma è difficile amare. Sto imparando proprio ad amare.

 

– Ti è mai capitato di sentirti come in “MA DAI”?

Sempre, infatti quella canzone l’ho pensata come una canzone da autodedicarsi. Prendere tutto e andare via per quanto possa essere difficile e faticoso. Poi penso sempre al fatto che è brutto essere grandi.

TRA SOGNI, FRAGILITA E FUTURO

– “Sparami nel petto” è un brano che affronta con delicatezza il tema della fragilità. Qual è stata la fonte d’ispirazione per la stesura del testo?

Un po’ tutto quello che mi circonda, non mi piace farmi grande e sicuro di me, non mi vergogno di dire che sono fragile. Penso che la forza più grande sia ammetterlo e non cadere sempre nei soliti cliché dell’uomo forte senza paura.

 

– Vuoi raccontarci il momento in cui hai scelto di abbandonare l’università e hai trovato il coraggio di diventare un “Sognatore in fabbrica”?

È stata una parte bella e brutta della mia vita, bella perché ho trovato il coraggio di buttarmi e vivere il mio sogno, brutta perché non dormivo più bene, avevo paura perché ero bendato dalla società, da quello che dicono gli altri. Io non voglio vivere la vita di qualcun altro, voglio vivere la mia.

 

– Nelle prossime settimane, sarai in concerto a Roma e Milano. Che tipo di show dobbiamo aspettarci?

Sicuramente non un carnevale allegro (ride ndr). La mia musica è abbastanza introspettiva quindi spero che chi verrà ai live riesca a sentirsi capito. Credo che sarà interessante per il pubblico perché abbiamo arrangiato molti brani in maniera abbastanza up.

A Elisa Marchina va un sentito ringraziamento.

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