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Interviste

BENGALA FIRE: “Matador, una canzone nata da un concept di Hemingway” [INTERVISTA]

I Bengala Fire sono tornati con “Matador”, un brano intenso, profondo, che s’ispira a un racconto di Hemingway.
Per presentare il nuovo singolo, abbiamo scambiato due chiacchiere con Mattia Mariuzzo.

I BENGALA FIRE PRESENTANO IL NUOVO SINGOLO MATADOR

Matador è un brano intenso, che s’ispira ad un racconto di Hemingway. Volete raccontarci la genesi di questo brano?
Si, certo, ultimamente ci piace molto raccontarci , anche sui social trovate un sacco di “spiegoni” su Matador. 

Tutto è iniziato per merito di Rodrigo D’Erasmo, la nostra guida, assieme a Manuel Agnelli, durante X Factor. Un giorno quest’inverno ha regalato un libro a Mario, era “I Quarantanove Racconti” di Hemingway.

Uno dei racconti è ambientato nella Madrid del primo ‘900 e parla di Paco, un giovane cameriere che sogna di diventare un grande torero. Una sera, finito il lavoro, inscena per gioco la corrida con un collega, il quale, per fare la parte del toro, lega due coltelli ad una sedia e se la porta davanti alla testa, come fossero le corna della bestia. 

Paco, impavido, si fa caricare, ma non riesce a schivare il toro, subito viene trafitto allo stomaco dal coltello. Così, brutalmente e brevemente, finisce il racconto, assieme al sogno di Paco. 
Da questa storia è nato il concept della nostra Matador, sia nel testo che nella musica.
C’è stato un momento, nel corso della vostra carriera, in cui avete sentito la vostra anima vicina a quella di Paco, che ha inscenato il suo sogno per poi venire distrutto da esso? Se sì, come si attraversa un momento del genere?
Certo che sì. X Factor è stato una specie di sogno ad occhi aperti nel quale venivamo trattati come fossimo una band super affermata.
(Ovviamente non è così, il programma dà una gran visibilità , ma è solo un primo scalino, la strada è ancora tutta da fare, ed è giusto così!) 
Appena usciti, la pressione era molta, così come le aspettative, perciò si ci si sentiva un po’ come Paco. Però era abbastanza naturale succedesse, sotto sotto ce l’aspettavamo. Per superarlo, ci è voluto semplicemente tempo, pazienza, lavoro e un po’ di spirito. Essere una band è bello anche perché in momenti del genere ci si tira su a vicenda.

L’ESPERIENZA A X FACTOR E LE FONTI D’ISPIRAZIONE

Il singolo vede la produzione di Rodrigo d’Erasmo, che ha lavorato a lungo al fianco di Manuel Agnelli. Ricordate il vostro primo incontro?
Certo! Conoscevamo Manuel già da un pochino, e un giorno in sala prove ci ha detto che sarebbe arrivato Rodrigo. Ce l’ha presentato come “un uomo che vive per la musica, una persona e un musicista splendido”.
Aveva ragione.
Ci siamo piaciuti subito, Rod è tanto carismatico e affascinante (e pure stiloso, fa ridere dirlo però è davvero cool, in tutto) quanto affabile e tranquillo. Ci siamo subito messi al lavoro assieme, è stata una collaborazione molto naturale, i nostri gusti si somigliano e ha un modo efficace e rispettoso di comunicare, e infine di migliorare i brani. 
Siamo grati e fortunati di averlo conosciuto. 
Oltre Hemingway, quali sono le principali letture che hanno maggiormente influenzato la vostra scrittura?
Non siamo lettori particolarmente voraci, però dai libri (così come dai film) rubiamo molto. Ultimamente, abbiamo usato “La Nausea” di Sartre, “Skagboys” – prequel di Trainspotting – di Irvine Welsh e “Dance Dance Dance” di Murakami, ma sono su brani ancora inediti. Su “Jack (Non Sa)”, invece, per esempio, c’è un riferimento a Magnolia, un film consigliatissimo.
Nel 2021 avete preso parte alla quindicesima edizione di X Factor. Quali sono gli insegnamenti più grandi che vi portate dietro da questa esperienza?

Il mantra di Manuel e Rod era “state sereni”.  Sembra una cazzata, però è una cosa fondamentale, e bisogna impararla. 

Poi abbiamo imparato mille cose, tecniche e non, dal mettere più ritornelli nelle canzoni al mettersi la matita agli occhi. 
L’insegnamento più importante, però, è che bisogna restare veri. È una cosa banalissima, ma non in quel mondo, che a volte è un po’ costruito, è televisione insomma. Eppure siamo sempre stati noi stessi, e questo ci ha premiati.
Cosa c’è nel futuro dei BENGALA FIRE?
Il caro vecchio rock and roll.

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