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Musica

Max Pezzali: dieci canzoni che raccontano un decennio fighissimo

Ci sono giornate semplicemente belle. Quelle in cui resti affascinato dalla bellezza di un posto che resta casa tua. Quelle che condividi con le persone giuste.

Poi aggiungi il profumo del mare e il rumore delle onde alla playlist che, poche ore prima, ti ha portato a riascoltare un pezzo che ha segnato la tua infanzia e adolescenza.

Quelle che ti fanno sentire che “basta un giorno così, a cancellare centoventi giorni stronzi” (e forse anche molti di più, visto il periodo).

A cacciare via tutti gli sbattimenti che ogni giorno sembrano sempre di più, ogni giorno fan paura di più, ma non adesso.

È al termine di un giorno così che, una volta tornato a casa, sento il bisogno di ascoltare Max Pezzali e fare un viaggio nella storia musicale di quello che è stato il mio primo artista preferito.

Sono pochi, infatti, gli artisti che hanno saputo raccontare in musica gli anni ’90 italiani come lui.

Tra storie di provincia, anime in transito al Jolly Blue, discoteche aperte il pomeriggio, rotte impercorribili per casa di Dio e serate in autogrill, ascoltando le sue canzoni trovi un affresco che ti riporta alla memoria un frammento della tua adolescenza.

Ha costruito un racconto generazionale senza precedenti e – probabilmente – senza successori.

Per questo, ho scelto 10 canzoni tratte dai primi 5 album degli 883 – pubblicati tra il 1992 e il 1999 – che raccontano in maniera lucida e sincera un decennio irripetibile.

Anzi, fighissimo.

CON UN DECA (Da “Hanno ucciso l’uomo ragno”, 1992)

Due discoteche, centosei farmacie. E se passate per Pavia oggi la situazione non è che sia cambiata più di tanto, stando a quanto raccontato da Pezzali in questa intervista. 

Con un deca è uno dei brani iconici contenuti in “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” e la storia che ha portato alla nascita del brano è stata raccontata in un video su Facebook dallo stesso Max Pezzali:

“Eravamo in studio, a Milano, per realizzare quello che sarebbe poi diventato “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”. Un giorno entra Claudio e dice: ‘Ragazzi, mancherebbero due pezzi. Ce li avete?”.

Bisogna mettersi nei nostri panni in quel momento: non potevamo rispondere di no rischiando che saltasse tutto il progetto.

Io e Mauro ci siamo guardati, abbiamo comunicato telepaticamente e abbiamo risposto all’unisono: ‘Ma certo che li abbiamo, ci servono solo un paio di giorni per mettere un po’ in ordine le idee, organizzare la strofa e il ritornello e fare dei provini fatti bene…

Siamo arrivati proprio all’ultimo minuto di recupero, come in quei film d’azione in cui c’è il tizio che deve tagliare il filo rosso della bomba e si vede sul timer che rimane un secondo prima dell’esplosione. Comunque ce l’abbiamo fatta ed è arrivata la canzone “Con un Deca”.

JOLLY BLUE (Da “Hanno ucciso l’uomo ragno”, 1992)


Jolly Blue è l’istantanea di un luogo di provincia, con le sue anime in transito, le sue storie, i suoi divertimenti semplici.

Il Jolly Blu non è, come nel film, un bar di Pavia – racconta Max in un’intervista rilasciata diversi anni fa a Famiglia Cristiana, in occasione del film che porta lo stesso nome della sala giochi. È stata la prima sala giochi aperta in città: una specie di Hollywood a domicilio. E ci andavamo tutte le sere, tradendo persino il nostro bar. Perché al Jolly Blu si poteva restare ore e ore senza spendere una lira. La consumazione non era obbligatoria!”

WEEKEND (Da “Nord sud ovest est”, 1993)


Weekend tratta il tema della monotonia della routine quotidiana, che raramente riesce a sorprenderti, e della speranza che, magari, un giorno le cose possano cambiare.

Il brano è collegato idealmente – non solo in termini di tracklist –  a Cumuli, che affronta il tema della droga, un falso rimedio contro il vuoto che fa parte di ogni essere umano, e fa riferimento alle vicende di un amico storico di Max, che ebbe problemi con l’eroina.

ROTTA PER CASA DI DIO (Da “Nord sud ovest est”, 1993)


E per sfuggire alla stasi della quotidianità di provincia, c’è una corsa in macchina con “Rotta x casa di Dio”, sognando la serata perfetta, indimenticabile, che non si concluderà nel modo sperato. Anche se, spesso, è l’attesa del piacere a essere il piacere stesso, come direbbe qualcuno.

Ma bastano un autogrill, birra e Camogli per mettersi tutto alle spalle, “senza fidanzate troie, né mogli noi, quattro deficienti a fare cazzate come non succedeva da un pacco di tempo”.

GLI ANNI (Da “La donna, il sogno e il grande incubo”, 1995)


Stessa storia, stesso posto, stesso bar. È probabilmente il brano malinconico-nostalgico per eccellenza degli 883, con una carrellata di immagini che hanno segnato la vita delle persone della sua generazione: il grande Real, i Roy Rogers, Happy Days, gli anni in motorino, sempre in due. Ma soprattutto quelli del “tranquillo, siam qui noi”.

TIENI IL TEMPO (Da “La donna, il sogno e il grande incubo”, 1995)

Da “La donna, il sogno e il grande incubo” avremmo potuto scegliere tranquillamente “Fattore S” – quel po’ di sana sfiga che nelle storie di provincia non manca mai – o “La radio a mille watt“, ma gli anni ’90 sono anche quelli di Max che trionfa al Festivalbar con un brano che, ventisei anni dopo, resta una di quelle canzoni su cui il pubblico si scatena maggiormente durante i live.

“Sono sempre pronti a giudicare tutto quello che fai / Come ti vesti e con chi ti incontrerai / Ma non te la prendere loro sono fatti cosi / Devi solo credere che un giorno te ne andrai di qui”.

Un ritratto lucido, sincero, spontaneo, ma soprattutto ballabile. Tieni il tempo, con le gambe e con le mani. 

UN GIORNO COSI’ (Da “La dura legge del gol”, 1997)


Sulle note di “Un giorno così” inizia il film “Jolly blue” – non proprio un capolavoro, va detto, ma un’esperienza che Max difficilmente riuscirà a dimenticare -, ed è la canzone che abbiamo citato in apertura.

Inutile girarci intorno: tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo provato sulla nostra pelle che “Basta un giorno così / A cancellare centoventi giorni stronzi e basta un giorno così / A cacciarmi via tutti gli sbattimenti che / Ogni giorno sembran sempre di più / Ogni giorno fan paura di più / ogni giorno però non adesso, che c’è un giorno così”

SE TORNERAI (Da “La dura legge del gol”, 1997)


“Ti ho rivisto stamattina, sul giornale la tua foto / Steso su quella panchina non sembravi neanche tu / Forse te la sei cercata, forse non sei stato forte / Non m’importa ma non so se eri pronto per la morte”

Nessun sogno, nessuna illusione, ma soprattutto nessun lieto fine per l’amico di vecchia data di Pezzali, che potrebbe essere uno dei tanti amici andati, in quel periodo, a causa della tossicodipendenza.

LA REGINA DEL CELEBRITA’ (Da “Grazie mille”, 1999)


“In discoteca ci si andava il pomeriggio e si ballava in un modo da sfigati, ma ci siamo divertiti”, canta Max in Jolly Blue.

Il Celebrità, raccontato da Max in una delle canzoni di maggior successo tra quelle contenute in “Grazie mille”, era invece il locale destinato ai ragazzi più grandi, aperto di sera.

Per la prima volta, però, al protagonista e ai suoi amici si aprono le porte di quel mondo fino a quel momento conosciuto in versione light, che li porta a contatto con una Regina che diventerà il loro mito assoluto.

GRAZIE MILLE (Da “Grazie mille”, 1999)

Quante volte, soprattutto in tempi recenti, abbiamo sentito parlare di gratitudine, del saper apprezzare fino in fondo le piccole cose? Con il nuovo millennio alle porte, tra voci fantasiose circa un possibile bug planetario, profezie e previsioni, Max celebra la bellezza di ciò che fa parte della quotidianità di ognuno di noi, dalle coppe in tele il mercoledì alle montagne visibili senza alcuna foschia, passando per il sorriso spontaneo di chi ti sta accanto.

“Per ogni giorno, ogni istante e ogni attimo che sto vivendo, grazie mille…”

Il nostro viaggio nelle canzoni degli 883 finisce qui. Se volete proseguire, però, potete farlo utilizzando questa playlist, creata da “FMP – Frasi Max Pezzali”, che ripercorre l’intera scaletta del tour Max90 Live, con cui Pezzali sta portando in giro per l’Italia le canzoni più belle tratte dai primi album degli 883.

Articolo a cura di Corrado Parlati

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