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“Sembrava bellezza” di Teresa Ciabatti

Da mesi spartitraffico tra chi lo esalta e chi lo disprezza senza mezze misure, Sembrava bellezza di Teresa Ciabatti (Mondadori, 2021) è sicuramente uno dei romanzi più chiacchierati dell’anno. 

Tra i primi dodici candidati al Premio Strega, è certamente un libro stilisticamente libertino.

La vita della protagonista (il cui nome non viene rivelato) è un disagio vero e proprio: scrittrice di mediocre successo, un matrimonio alle spalle, una figlia ventenne ostile, i difetti fisici, sono soltanto la cornice di uno spasmodico desiderio di rivalsa, di avere l’attenzione su di sé.

La protagonista dipinge quest’ultimo bisogno come una necessità avvertita da tutte le donne della sua generazione; ciò è però ben lontano dalla concretezza, sia idealmente che praticamente.

La scrittrice non è affatto la donna che aveva sperato di diventare, dopo un’adolescenza di complessi sull’aspetto esteriore, sulla propria famiglia. Sembrava bellezza quel fugace momento di notorietà, dopo il suo primo libro; quell’illusione di poter subire una metamorfosi bella e buona.

A cavallo della crisi di mezza età, la protagonista ritrova due importanti figure del passato, dopo anni dedicati alla rimozione delle scorie adolescenziali, del «teatrino di teste mozzate».

La sua migliore amica del liceo, Federica, ricompare nella sua vita insieme alla sua sorella maggiore Livia: la ragazza più bella del liceo, biondissima, snellissima -no, in realtà anoressica-, abbronzatissima, desideratissima; Livia, intrappolata per sempre nei suoi diciassette anni in seguito ad un “incidente”.

Sembravano bellezza l’adolescenza di Livia, le sue esperienze, i suoi assorbenti in bagno, i suoi vestiti. Sembrava bellezza il modo in cui qualunque ragazza desiderava essere come lei. Sembrava bellezza quella falsa indipendenza, quella fallace sfrontatezza, indice di tutt’altro che sicurezza di sé.

La protagonista, mossa da sentimenti contrastanti -probabilmente anche da una buona dose di senso di colpa-, passa molto tempo con l’ ”altra Livia”, quella che tutti si sono rifiutati di riconoscere ed accettare. È proprio da questo tempo con l’eterna adolescente che la protagonista imparerà a scindere l’apparenza e la realtà, a ponderare le proprie volontà, lasciando al passato ciò che appartiene al medesimo.

Come precedentemente accennato, lo stile di Sembrava bellezza è libertino, rivoluzionario. 

«Sembrava bellezza è: prendere la sintassi, reinventarla, riscriverla (parole di una collega blogger, n.d.a.)».

Entrare nel romanzo risulta complicato: quello della protagonista è un flusso di coscienza apparentemente psicotico ed incoerente. 

Se si ha gusto per uno stile a metà tra Il giovane Holden e Viaggio al termine della notte, e se si ha la pazienza di attendere di carpire il filo del discorso – un po’ come quando si entra al cinema a spettacolo iniziato-, Sembrava bellezza regala una prospettiva, non convenzionale, sulla psiche. Ciabatti entra negli escamotage che le persone creano per oscurare la realtà, ne illustra la genesi e la disfatta, espone la facilità con cui si ritrattano le idee. 

Sembrava bellezza non è, al primo colpo, un romanzo semplice nella lettura, sia in senso stilistico che interpretativo; tuttavia, merita più di una possibilità. La curiosità di scoprire se sarà tra i cinque finalisti del Premio Strega, cresce col passare dei giorni.

Si ringraziano Anna Da Re e l’ufficio stampa della casa editrice Mondadori.

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