Interviste Musica

Psychodonna, un dramma in discoteca: intervista a Rachele Bastreghi

Psychodonna è il primo album da solista di Rachele Bastreghi, anima femminile dei Baustelle.

Un album capace di raccontare varie sfumature della complessità dell’universo femminile, che unisce mille mondi musicali – dalla musica classica al rock, passando per le colonne sonore e l’elettronica – e crea altrettante ambientazioni differenti, che lo rendono uno dei dischi più interessanti usciti nel 2021.

È un concept album, un viaggio introspettivo, un’esplorazione di me stessa – racconta Rachele Bastreghi nel corso della video intervista concessa ai nostri microfoni -. “Ho trovato tante sfumature e ho dato voce un po’ a tutte, cercando lo spazio per farle convivere. Le canzoni sono legate, sono pezzi di un puzzle che vanno poi a costituire un quadro“.

RACHELE BASTREGHI PRESENTA PSYCHODONNA: LA VIDEO INTERVISTA

LE MILLE ANIME MUSICALI DI RACHELE BASTREGHI

Ogni sfumatura di cui parlavo prima è associata a una sua scoperta. È un percorso di scoperte di vita e musicali: dalla musica classica, con tantissimo Bach, alle colonne sonore, Nico dei Velvet Underground, Patti Smith, Bjork per quanto riguarda la musica elettronica.

Ho esplorato mondi, suoni, effetti, c’è anche un’attitudine punk, ci sono Jim Morrison e Michael Jackson, che è stato importante per la mia fase delle medie, in cui mi divertivo a imparare i passi ed è venuto fuori il mio lato ballerino.

Lo chiamo un “dramma in discoteca” perché, pur parlando di cose molto profonde, molto intime,  ho bisogno comunque di una musica bella carica che mi sostenga.

PENELOPE, L’EMBLEMA DELLA DONNA

Penelope è l’emblema della donna, che cerca la sua via di lotta. Sono donne che mi hanno dato il coraggio di fare quello che volevo, di chiudermi nel mio mondo per tirare fuori la mia verità.

Lei attuava lo stratagemma di notte, io di giorno, ho semplicemente spostato la fascia oraria (ride, ndr). Vuol dire anche pignoleria.

La canzone nasce anche da un soprannome che mi è stato dato nella lavorazione del disco: la notte lavoravo, il giorno dopo cercavo di perfezionarla. Per cui lo stratagemma è una via di lotta e ognuno sceglie la propria, vuol dire anche inseguire il proprio sogno, immergersi nel proprio mondo immaginario per essere sé stessi.

NOT FOR ME: UN INNO AL DISORDINE

Not for me è un inno al disordine, a un caos che ho cercato di rendere meno distruttivo possibile, al far diventare costruttive le fragilità che ho riscontrato. Voglio essere libera, anche se qualcosa può essere strana agli occhi della gente.

Qui rientra l’essere un po’ folle, che richiama anche il titolo, che è semplicemente un bisogno di andare dritti per la propria strada, nonostante tutto.

IL PRIMO INCONTRO CON MEG

È stato nel mio paesino, ad Acquaviva di Montepulciano. Lei suonava con i 99 Posse e io abitavo proprio nel luogo in cui si teneva il Live Rock Festival. Sono andata a conoscerla, perché ero una grande fan, abbiamo storie artistiche simili, entrambe in un gruppo di uomini, con carriere soliste parallele.

Mi piaceva, ho sempre pensato che fosse una grande artista e, quando ho scritto la musica di “Due ragazze a Roma”, quella parte mi ha richiamato la sua voce. Lei ha scritto la parte che canta e sono molto contenta che abbia accettato.

A Rachele Bastreghi ed Elena Donato va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.

Corrado Parlati

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