Rock or dust

Psichedelia, Lsd e amore libero: Grace Slick e i Jefferson Airplane

Per qualcuno è iniziato con l’Exploding Castle Inevitable di Andy Warhol, per altri con i primi dischi dei Grateful Dead o dei Velvet Underground. Oppure, al di qua dell’Atlantico, con i Beatles, con The Piper at the gates of dawn o con la scena di Canterbury. Eppure, il rock psichedelico ebbe un preciso atto di gestazione, risalente al 16 novembre 1938. Basilea, laboratori della multinazionale farmaceutica Sandoz (oggi Novartis): è qui che il chimico svizzero Albert Hoffman sintetizza per la prima volta l’Lsd, effettuando delle ricerche sugli alcaloidi presenti nella scilla marina e nella segale cornuta nel tentativo di ricavarne sostanze utilizzabili come farmaci.

 

Dal laboratorio al mercato nero

 

Ma fu soltanto nel 1943 che iniziò a capire le proprietà della sostanza che aveva scoperto, quando alcune gocce gli caddero sulla mano e, traspirando, gli provocarono giramenti di testa e allucinazioni. A quel punto, tre giorni dopo, decise di assumerne una dose di 250 microgrammi per capire quali fossero le proprietà psicotrope. Risultato: “Giochi di forme e colori caleidoscopici, immagini fantastiche che mi comparivano davanti agli occhi chiusi alternandosi, variando, trasformandosi in cerchi e spirali, esplodendo in fontane colorate, riarrangiandosi e ibridandosi in un flusso costante”. Il tutto mentre tornava a casa in bicicletta e provava ad arrivare al divano di casa davanti allo sguardo attonito della moglie. Fu quanto avrebbe poi raccontato ai colleghi. Tanto che, dopo le sperimentazioni successive, la Sandoz cominciò a distribuirlo gratuitamente ad università ed istituti medici che ne facevano richiesta per fini scientifici fino al 1966.

Dagli anni ’50 fino ai primi anni ’70, infatti, psichiatri, terapeuti e ricercatori hanno somministrato l’Lsd a migliaia di persone. Trattamento per l’alcolismo, ansia, depressione e per i malati di cancro terminale. Fino a quando, nel 1970 con lo scopo di reprimere il movimento di protesta giovanile, l’Lsd e molte altre sostanze psichedeliche furono messe al bando. Perché nel frattempo la situazione era, per così dire, sfuggita di mano. Il che non fu necessariamente un male.

 

Conflitto tra generazioni

 

I figli della Seconda Guerra Mondiale, quelli che avevano almeno 18 anni sul finire degli anni ’60, diedero origine al più classico dei conflitti generazionali. Fenomeno tipico in particolare in Usa e Inghilterra, paesi “vincitori” del conflitto: i primi in particolare, ma anche nei grandi centri del Regno Unito, tra gli anni ’50 e ’60, il benessere economico crebbe e i consumi aumentarono. La middle-class faceva capolino nella società, e la rigida morale imposta dalla religione o dalla semplice tradizione non poteva più contenere i ventenni nati a New York, San Francisco, Los Angeles o Londra.

L’Lsd rappresentò una delle armi con cui i giovani di quell’epoca combatterono questo conflitto. La letteratura classica del rock psichedelico ci racconta di una musica suonata sotto l’influsso di sostanze lisergiche, e da ascoltare in una analoga condizione in modo da creare una sorta di “comunicazione” artistica particolarmente intensa e profonda. Una situazione di sensi alterati tale da poter consentire una migliore e più soddisfacente fruizione dell’arte. O più semplicemente, l’Lsd era facilmente reperibile perché legale fino al ’70, e perché successivamente la proibizione (come sempre accade) portò alla nascita di un fiorente mercato nero. I figli dei fiori, nella maggior parte dei casi figli di borghesi, avevano dunque modo e tempo di scrivere, dipingere, suonare, cantare, e assumere sostanze di ogni tipo.

 

Dagli Usa a Londra

 

L’invenzione dell’espressione “rock psichedelico” viene solitamente ricondotta ai 13th Floor Elevators, che nel 1966 pubblicarono un album dal titolo The Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators. Ma il movimento prese direzioni stilisticamente molto diverse, sebbene tutte riconducibili ad una stessa radice: i più importanti rappresentanti del genere negli Usa furono i Grateful Dead, i Doors, i Velvet Underground. Ma fra i primi esempi di musica con evidenti riferimenti a esperienze legate all’uso di acidi o altre sostanze si possono trovare nelle opere di Bob Dylan e dei Byrds dei primi anni ’60.

Nello stesso periodo il movimento prese piede anche in Inghilterra: gli esordi dei Pink Floyd, i primi Soft Machine, i Gong, David Bowie, e soprattutto i Beatles. La semplice etichetta di gruppo-pop non basta a descrivere le atmosfere psichedeliche che permeavano Revolver (1966) ed il successivo Sgt.Pepper’s. Sebbene la famigerata Lucy in the sky with diamonds non abbia nulla che vedere con l’Lsd, quanto con la prima cotta del piccolo Julian Lennon per una compagna di classe. La psichedelia entrò anche nel blues, influenzando i lavori di gruppi come Yairbirds, Cream, Moody Blues, fino a Jimi Hendrix.

Ogni movimento porta con sé dischi e canzoni, e qualcuna più delle altre ha contraddistinto un’epoca, breve o lunga che fosse. La psichedelia sarebbe durata poco: molti artisti sarebbero confluiti nel prog, nel jazz. Sarebbe nato l’hard-rock, qualcun altro sarebbe tornato al folk, altri avrebbero avuto un’impronta a metà strada tra lo Space Rock ed il punk (basti pensare agli Hawkwind). Ma quelle canzoni, due in particolare, nessuno la avrebbe mai dimenticate, perché basta ascoltarle per capire di quale periodo stiamo parlando.

 

Le canzoni che segnano un’epoca

 

Nel settembre del 1966 Signe Toly Anderson, cantante dei Jefferson Airplane, aveva deciso di spostarsi in Oregon per dedicarsi alla neonata e alla famiglia. Il bassista del gruppo, Jack Casady, si mise alla ricerca di un’altra cantante. La scelta ricadde sulla voce dei The Great Society, gruppo così chiamato per irridere il programma politico dell’allora presidente in carica, Lyndon B. Johnson. Lei si chiamava Grace Wing, ma aveva assunto il cognome del marito dopo i contrasti con i genitori. Era un’hippy, sostenitrice dell’amore libero, sfrontata e irriverente, testarda e talentuosa. E con una gran voce. E quando venne invitata a far parte dei Jefferson, si “portò dietro” due canzoni, composte negli anni precedenti. La prima era White Rabbit, composta traendo ispirazione dal Bolero di Ravel e sovrapponendo la musica di Sketches of Spain di Miles Davis a certi passaggi presenti in Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie riferiti alle conseguenze dell’uso di sostanze allucinogene. La seconda era Somebody To Love, già incisa dai The Great Society, e composta assieme al cognato a San Francisco nei primi anni ’60.

Due pezzi che sarebbero entrati di diritto nella storia. Furono pubblicati entrambi in Surrealistic Pillow del 1967: l’album, trascinato dalle due hit, conquistò il terzo posto della classifica degli LP più venduti secondo Billboard, aggiudicandosi il disco d’oro e rimanendo in classifica per più di un anno vendendo un milione e mezzo di copie. Fu il primo grande successo di una band della nascente scena musicale di San Francisco, trascinata dalle canzoni, dalla voce e dal personaggio di Grace Slick.

 

Sfrontata e talentuosa

 

Il motivo per cui entrò a far parte dei Jefferson Airplane, in realtà, lo avrebbe raccontato lei tempo dopo: “Volevo farmi Jack Casady, il bassista. Adoro i bassisti e lui è il migliore”. Oltre che con Casady, ebbe una relazione anche con il batterista Spencer Dryden, e le cronache dell’epoca le accreditarono molte altre storie d’amore e di sesso, la più nota delle quali con Jim Morrison. Grace, giustamente, non aveva motivo di nascondere la propria esuberanza. “Sono giovane, sto bene, posso prendere tutte le droghe che voglio e farmi chi mi pare. Non siamo impiegati di banca: noi facciamo rock ‘n’ roll”.

Ex compagna di college di Tricia Nixon, figlia presidente degli Stati Uniti, nel 1970 ricevette l’invito a partecipare a un the alla Casa Bianca. Superò i primi controlli in quanto si presentò con il suo vero nome, Grace Wing: ma si fece accompagnare da Abbie Hoffman, un notissimo attivista della sinistra radicale americana. Il suo intento era quello di versare acido lisergico nella teiera presidenziale. Ma alla fine venne riconosciuta e allontanata. Una sera del 1973, durante il sound check di un concerto al Chicago Auditorium, un tizio tra il pubblico le gridò: “Ehi Grace! Togliti la cintura di castità!”. Lei lo guarda e gli risponde: “Ehi, non indosso nemmeno le mutande”. Solleva la gonna e gli mostra tutto il mostrabile. Questa era, ed è ancora oggi, Grace Slick.

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