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Serie TV

LOL, chi ride è Amazon. E chi cambia canale fa bene

Esistono persone che affermano che la TV è morta. Lo affermano da almeno vent’anni. Solitamente sono dei tizi con la R moscia, gli occhiali, i capelli bianchi (pardon! Brizzolati), vivono nella sala stampa del teatro Ariston e passano le giornate a cercare qualcosa che piace al grande pubblico per poi snobbarlo, scrivere che a loro non piace e avere così i loro 15 minuti di gloria, cibandosi degli insulti dei fan su Twitter. Non sto parlando di Aldo Grasso. Sto parlando anche di Aldo Grasso.

Nel frattempo la TV si evolve, cambia, si aggiorna (seppur con i suoi tempi da bradipo ubriaco, sia chiaro), ma di morire non se ne parla proprio. Il web, condannato come assassino prima ancora di tirare fuori la pistola, è diventato negli anni un potentissimo alleato. La Serie A finisce su Dazn, l’Auditel si è messo a contare anche i tweet, nascono canali tematici sugli eSports, e la Gialappa’s Band adesso si chiama Twitch.

E lo streaming keffà?!1 Non resta certo a guardare. I format televisivi ormai hanno conquistato il mondo, sono convenienti, riproducibili infinite volte, pubblico sicuro, e quando non si trova un canale televisivo a credere in un format un po’ più innovativo, ecco che questo viene prodotto e distribuito sulle piattaforme, che possono sperimentare molto di più e non devono rendere conto agli inserzionisti e al palinsesto. Questo è il caso di LOL.

Il programma TV del momento non è un programma TV. Cioè sì, potrebbe andare in onda dappertutto, ma alla fine è finito tra le mani di Amazon, che lo sta riproducendo con successo un po’ ovunque nel mondo, con riscontri a dir poco ottimi da parte degli utenti di Prime Video, che così de botto senza senso si sono risvegliati dal torpore in cui si cade nel tempo che passa da una stagione all’altra di The Boys.

Cos’è LoL? Per quelli che sono appena tornati da Saturno, “LoL – chi ride è fuori” è un format che consiste nel rinchiudere 10 comici in una stanza e sfidarli a non ridere per 6 ore. Chi ride, appunto, viene eliminato. Ovviamente ognuno di loro, oltre al talento, ha a disposizione una serie di strumenti, costumi, props, spazi di scena che può sfruttare per far ridere gli avversari, e di conseguenza pure noi spettatori. L’idea è tanto semplice quanto geniale. Basti pensare a tutte quelle volte che abbiamo giocato da bambini allo stesso identico gioco e a quanti sputi in faccia ci siamo presi dagli avversari che non resistevano nemmeno 30 secondi. Bene, ora moltiplicate il tutto per gente come Frank Matano, Lillo, Elio, Caterina Guzzanti, e la bomba è servita. A “condurre” la trasmissione troviamo Fedez e Mara Maionchi, che da una sala regia piena di monitor controllano che a qualcuno non scappi una qualsivoglia smorfia che possa somigliare ad un sorriso. Sei puntate da mezz’ora e tutti a casa.

Il cast è stato saggiamente creato per coprire più fasce di pubblico possibile. C’è la vecchia scuola con Lillo, la Guzzanti e Katia Follesa, la stand up comedy con Luca Ravenna e Michela Giraud, il #teamColorado con Pintus e Frank Matano, la quota Youtube con Ciro e Fru dei The Jackal, e poi Elio, che fa reparto da solo e dove lo metti sta benissimo. Ci sono preferenze di genere come in ogni opera con un cast corale variegato. Anzi, tramite LoL potremmo pure sperare che un certo tipo di comicità possa trovare sempre più spazio e che non venga oppressa dalle solite volgarità da cinepanettone. Da spettatore over30 cresciuto a pane e Mai Dire Gol, mi fa molto piacere che un fan di Matano o dei The Jackal possa scoprire la comicità surreale di Elio o Lillo (e Greg), che scopra la differenza tra la stand up comedy e Brignano, o che possa andare oltre la scoperta di Boris. Sul web c’è anche chi già ipotizza il cast della seconda stagione, e vedere che i più desiderati sono Lundini e la Fanelli mi fa ben sperare nelle nuove generazioni (momento boomer). Certo, c’è anche chi ci metterebbe Brignano, ma ci stiamo lavorando.

Si ride più del previsto. Personalmente temevo il solito flop da produzione allo sbando, e Prime ci aveva già provato con quella trashata senza appello di Celebrity Hunted (che però a quanto pare avrà una seconda stagione). E invece ho dovuto ricredermi, e lo faccio molto volentieri. La cosa funziona, anche nei momenti più imbarazzanti. Il sistema gira così bene che persino le battute più brutte, quelle che se dette su un palco creerebbero il gelo tra gli spettatori, diventano hashtag iconici da centinaia di condivisioni (vedi alla voce hai cacato?).

Ma ha anche dei difetti. Come ogni format che si rispetti, la prima versione sarà sempre un unicum irripetibile, dalla seconda in poi si metterà mano a ciò che ha funzionato meno e si cambieranno le regole. Succede a tutti, dal Grande Fratello a X Factor. Anche in questo caso ci sono delle cose che vanno necessariamente riviste e aggiustate per il futuro (difficilmente ci si fermerà a questa sola stagione). Su tutte, la caratteristica che andrebbe rivista maggiormente è quella di rendere costante il livello di attenzione. Le ultime due puntate, infatti, risentono tantissimo di un calo di qualità comica dovuto al fatto che ad essere eliminati siano stati i comici che obiettivamente sanno tenere meglio il palco. Si sente la differenza di esperienza tra gli artisti più o meno navigati, tra quelli che in carriera hanno sentito più applausi e quelli che hanno raccolto più like. Se all’inizio non ci si fa caso per il clima di caciara generale, alla fine il calo è vistoso e rende quasi stancante gli ultimi 10-15 minuti dell’intera serie. Chiaramente non si può piegare il regolamento, se ridi devi andare fuori, ma a questo punto bisognerebbe forse studiare un sistema di ripescaggi, sfide che coinvolgano gli eliminati (è stato fatto, ma in pratica sono delle improvvisate e non rendono quanto potrebbero), oppure livellare verso l’alto l’intero cast, mettendo dentro dieci artisti di più larga e omogenea esperienza, che sappiano tenere la scena senza sentire stanchezza, abituati e abili a improvvisare dal primo all’ultimo minuto. Insomma, le barzellette della Maionchi anche no.

LoL è un esperimento riuscito, sicuramente migliorabile, che certamente rappresenta una piccola boccata d’aria fresca in un periodo in cui bisogna stare attenti a respirare. La scelta di volti noti al pubblico dei social ha fatto il resto. Non è una frecciatina, le produzioni di oggi devono pensare a tutto, sia da un punto di vista strutturale che promozionale. In questo senso, anche la scelta di Fedez in un ruolo non tecnicamente suo ha la sua efficacia, visto che lui da solo porta in dote milioni di followers facilmente convertibili in spettatori. E i numeri crescono se si guarda la sacca di fan che si portano dietro i The Jackal, la Giraud, Matano, e persino Elio (il più transgenerazionale di tutti). In generale, ignorare i social, o usarli solo per avere qualche hashtag da spararsi durante la diretta non serve a niente. I numeri vanno cavalcati e sapientemente utilizzati, e chi lavora (bene) sul web lo sa. La TV ci arriverà, prima o poi, e qualcosa si sta già muovendo, come accaduto al Festival di Sanremo più “giovane” di sempre. L’importante è andare oltre i numeri, riuscendo a distinguere i fan dai fanboy, e provando a migliorare lì dove si zoppica. Questo in tv era più facile, mentre su internet il rapporto gradimento/qualità è ancora un territorio impervio e di difficile esplorazione. Se ne occuperà la Endemol e i suoi compagni di avventura. Nel frattempo, facciamoci quattro risate.

Riccardo Greco

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