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Disincanto, ma senza incanto. Qual è la strada da percorrere?

Disincanto pone dubbi. La domanda principale, però, all’inizio di ogni grande avventura, è sempre e solo una: dove stiamo andando? Qual è il tesoro nascosto? Chi è la nostra Ombra? Dov’è la nostra meta? Per raggiungere una di queste risposte c’è bisogno di intraprendere un viaggio, il cosiddetto Viaggio dell’Eroe. L’Eroe ha una strada da percorrere per arrivare alla salvezza. Bean conosce qual è la sua?

La principessa ribelle è la protagonista della terza opera animata di Matt Groening che, con Disincanto, ci ha voluti portare in un mondo antico e magico. Se con I Simpson abbiamo il presente e con Futurama il fantastico 3000, stavolta ci troviamo nel passato fatato di Dreamland. Un’ambientazione che intriga e che dà tante speranze fin dalla prima parte. Qualcosa, però, non convince del tutto. Dei piccoli dubbi di base si fanno più forti man mano che si avanza, con la seconda parte che prova a seminare interessanti snodi narrativi, ma che ancora nella terza non vediamo germogliare.

Se, di base, la serie fin dal principio si è rivelata debole su punti, solitamente di forza, di Groening, il problema principale è l’ambiguità della narrazione orizzontale. Personaggi non perfettamente caratterizzati, gag che stentano ad entusiasmare e “già visti” (nelle opere precedenti) che, anziché suscitare una risata nostalgica, risultano macchiette, sono problemi sui quali si può raddrizzare il tiro col tempo. Ma, quando si prendono pieghe narrative che confondono, o peggio, fanno capire che forse manca qualcosa, c’è un problema di fondo.

Disincanto parte 3 prova a puntare di più sui personaggi e le gag e questo si vede. Si tenta di svelare nuovi lati dei protagonisti che, a parte Elfo, sono risultati quasi tutti ancora abbastanza piatti. La principessa, dopo aver portato alla luce tanti punti bui del suo passato, adesso deve affrontare (per la prima volta) le sue responsabilità. Derek diventa un “uomo” e sua madre Oona si conferma uno dei migliori personaggi della serie. Re Zøg ha avuto un’evoluzione che lo ha reso, man mano, l’unico perno narrativo in grado di smuovere le azioni dei personaggi. Un perno labile e che, almeno per ora, non si sposa con la domanda che più interessa a tutti: dove stiamo andando?

Sì, perché la prima parte si è chiusa con l’inaspettata, ma poi rivelatasi inutile, morte di Elfo. La fuga con la “resuscitata” Dagmar e la scoperta di un’antica profezia che ha che fare con Bean apre la seconda, che si chiude senza scoprire nulla della profezia, ma con la principessa condannata a morte sul rogo. La terza prosegue con il ritorno di Dagmar, che prova nuovamente ad ingannare la nostra eroina, e con l’ennesima fuga di quest’ultima che la porterà a Steamland. Qui, dopo l’incontro con Alva Gunderson (apparentemente innamorato di lei) e la scoperta di possedere degli strani poteri, c’è l’ennesimo ritorno a Dreamland. L’alternarsi tra fughe dei protagonisti e tentativi, in parallelo, di complotti per prendere il posto di Zøg (il primo ministro Ovdal, il personaggio più ambiguo e altro perno narrativo della serie) sono la sintesi di Disincanto fino ad ora.

La sensazione è che ci siano tante idee, tanta carne a cuocere, ma che non si abbia la minima idea di quale sarà la portata principale. La terza parte si chiude, ancora una volta, con troppi interrogativi. Qual è lo scopo finale di Dagmar? Perché Ovdal, dopo l’ennesimo apparente ritorno alla fedeltà nei confronti di Bean, ha richiamato (completamente dal nulla) Big Jo? Che fine farà Re Zøg e quali sono le reali intenzioni di Alva Gunderson? Qual è la profezia di Bean e la maledizione della famiglia reale?

L’ultima puntata si chiude con: Elfo che si sacrifica (di nuovo) concedendosi agli orchi, Dagmar che torna (dal nulla) a Dreamland e porta, tramite un ascensore, lei e Luci all’inferno. Quest’ultimo, nel tentativo di salvare la sua amica dalle grinfie della matrigna, muore decapitato e finisce in paradiso. Zøg viene portato in un manicomio e l’ultima scena ci mostra Bean pronta per “sposarsi”.

Tanti interrogativi che si intersecano, si separano, e poi provano a riunirsi, ma senza un fine preciso. Dove sei diretta, Principessa Tiabeanie? Che sia la maledizione di famiglia la risposta a tutto? E, se così fosse, sarà abbastanza? La strada, a questo punto, ce lo dirà solo la quarta parte. Per ora, però, la via appare confusa. Quasi quanto il cavallo-ridente senza le sue riviste osé.

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Nato in provincia di Napoli nel 1993. Laureato in DAVIMUS all'Università degli Studi di Salerno, giornalista pubblicista e aspirante sceneggiatore: fin da piccolo immaginavo storie, adesso so addirittura raccontarle.