Letteratura Viaggi di carta

Il libro inedito di Simone de Beauvoir: Le inseparabili

Dicevano cose banali, come fanno i grandi; ma capii subito, con stupore e gioia, che il vuoto del mio cuore, il fondo cupo delle mie giornate avevano una sola causa: l’assenza di Andrée. Vivere senza di lei non era vivere

Il nefasto 2020 ci ha relato l’inedito romanzo di Simone de Beauvoir, pubblicato da Ponte alle Grazie. 

Simone de Beauvoir scrive Le inseparabili nel 1954, non pubblica l’opera ma conserva il manoscritto, di recente scoperta. Composto da 200 pagine a caratteri grandi, comprendenti fotografie ed epistole autografe, poi trascritte. 

L’autrice, madre del femminismo francese, con intelligente emotività ripercorre l’amore (amicizia) con Zaza. 

Zaza nell’opera assume il nome di Andrée e Simone si cela dietro Sylvie. Ma la storia è la loro, di quella Zaza e di quella Simone che si son conosciute a scuola da bambine e si son volute amiche, complici, vicine anche se talvolta fisicamente distanti. È la scrittura che le ancora l’una all’altra. Dialogano attraverso epistole piene di affetto e intimi racconti. Lettere interrotte dalla crudele vita che è tale sono in presenza della morte.   

La de Beauvoir dona sacrale immortalità al legame inseparabile creato con l’amica. Tale termine assume ancor più rilevanza davanti alla fatalità della morte. Zaza e Simone – attraverso l’inchiostro che macchia benevolmente le anime dei lettori e in generale degli affezionati della scrittrice e del suo mondo orbitante – saranno per sempre congiunte.  

Simone ferma il tempo a Zaza, colei che lotta contro l’oblio e le pressioni di una società soffocante. Zaza è il riscatto di Simone, è ciò che (erroneamente) crede di non poter diventare: libera ed emancipata. 

Il pensiero femminista e le idee sulla società borghese dell’epoca, sulla dualità tra religione e fede imprimono il breve romanzo di matrice autobiografica. E aiutano a capire l’ideologia di un’autrice tanto studiata quanto citata e apprezzata. 

L’amicizia è amore, un amore forse non corrisposto, forse nascosto per paura di, per conservarsi, per proteggersi. Probabilmente Zaza non rappresenta solo ciò che dall’opera emerge, ma è anche la musa, l’ispirazione che ha dato coraggio alle parole di essere dette e scritte, ma non pubblicate. 

Qui mi sorge un dubbio. È giusto pubblicare un’opera postuma senza la volontà esplicita dell’autrice o dell’autore? Sappiamo che la de Beauvoir ha scritto, mantenuto il manoscritto, ma non ha manifestato la voglia di essere pubblicata. Quanto è necessario e onesto rendere pubblica un’intenzione privata? È altresì vero che Zaza e la sua storia sono presenti in altre opere della stessa scrittrice. 

Tutto è facilmente spiegabile se si considera un artista altro rispetto alla persona e dunque, una volta morto, di default perde ogni diritto sulle sue creazioni. Un artista è tale solo se pubblico, se vuole rimanere nel privato non ha spettanza alcuna sulla sua definizione. 

Quella della de Beauvoir, come già sappiamo dalle sue opere edite, è una scrittura raffinata e talvolta ricercata. Ne Le inseparabile l’autrice è stata capace di rappresentare la sua realtà senza innalzare alcun muro di carta. Dimostrando ancora una volta la sua grandezza. 

Lascio qui la commovente dedica di Simone de Beauvoir a Zaza.

Se ho le lacrime agli occhi questa sera è perché lei, mia cara Zaza, è morta oppure perché io, invece, vivo? Dovrei dedicarle questa storia: ma so che lei non è più da nessuna parte e questo nostro dialogo è solo un artificio letterario. Del resto, Zaza, questa non è veramente la sua storia, ma soltanto una storia ispirata a noi. Lei non era Andrée, io non sono questa Sylvie che parla in mio nome.

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Laureata in lettere. Lettrice per tutti, scrittrice per gli amici. Teatrante e musicista dilettante.