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Tra magia e introspezione: “L’ultima estate” di André Aciman

La trama

L’estate, la costiera amalfitana, un gruppo di giovani americani costretti a fermarsi nei luoghi di Enea per un guasto alla loro barca; e poi Raùl, un misterioso e criptico peruviano di mezza età dalla strana aura.

Ad avvicinare i ragazzi e Raùl sarà il suo gesto guaritore, con cui il romanzo inizia in medias res: poggiando la mano sulla spalla di uno di loro, gli allevierà il dolore che lo tormentava da giorni.

Come dopo ogni evento magico e sovrannaturale, le reazioni dei giovani saranno differenti: Margot sarà quella che, fin dall’inizio, si dimostrerà scontrosa, ostile, a tratti cattiva nei confronti di Raùl; ma sarà anche quella che, poi, si avvicinerà più di tutti al suo cuore. E ciò non sarà neanche tanto casuale. Ma via, gli spoiler a chi li merita.

Il messaggio

A grandi linee, la trama de “L’ultima estate” (Guanda, 2021) è quella appena illustrata. Ma attenzione: l’autore è André Aciman. Per chiunque abbia letto i suoi libri si ritrova, anche in questa sua opera più recente, qualcosa che è già noto, pur sempre toccante ed eloquente: l’incessante interrogarsi sulla relatività del tempo, su ciò che avrebbe potuto essere e ciò che potrebbe e potrà essere.

«Il punto è che tutti noi torniamo indietro. Passiamo più tempo di quanto crediamo a cercare di tornare indietro. Chiamatelo come volete, fantasticare, o sognare, ma in realtà pian piano torniamo tutti indietro, ognuno a proprio modo». 

Il  libro è anche una digressione sulla sofferenza, sperimentata sin dalla giovane età, e sulle infinite sfaccettature dell’io:

«Noi siamo trafficanti di io ombra. L’io vecchio, l’io nuovo, l’io ombra, l’io numero sette o numero undici, l’io che abbiamo sempre saputo di essere ma non siamo mai diventati, l’io che abbiamo lasciato indietro e non abbiamo mai recuperato, l’io che sarebbe potuto essere ma che non è mai stato e però potrebbe ancora essere, anche se temiamo e al contempo speriamo possa arrivare e liberarci dalla persona che siamo stati obbligati a essere in tutti questi anni».

Un io che resta immutato in saecula saeculorum, che commette sempre gli stessi errori e si circonda sempre degli stessi altri io, pronti a fargli accettare se stesso e a comprendersi. 

“La tempesta” e la genesi

A proposito dei legami tra gli io, e dei legami in generale, si vede come l’autore si interessi proprio delle connessioni che chiunque instaura col mondo circostante. La genesi del romanzo, d’altronde, come ha dichiarato Aciman nell’incontro con Paolo di Paolo per Feltrinelli Live (tenutosi il 4 marzo scorso), è frutto di connessioni nate tra lui, Positano, Enea -che, per sua ammissione, è un personaggio che in realtà non ha mai apprezzato- e “La tempesta” di Shakespeare. I personaggi de “L’ultima estate”, racconta sempre Aciman, sono ispirati a quelli dell’opera shakespeariana, e in un certo senso anche Raùl, come Prospero, scatena una tempesta, che porterà il gruppo di giovani amici a nuove consapevolezze. Ma è anche una tempesta che richiama l’amore all’amore, ultimo (non a caso) ma non meno importante dei temi di questo romanzo: 

«La persona amata ritorna sempre. Vedete, è la vita a essere transitoria, non l’amore».

Il libro riguarda, quindi, anche gli io innamorati, che si cercano nel tempo attendendo il giusto allineamento per poter restare insieme.

Lo stile

La componente magica è certamente una novità nella prosa di Aciman: l’autore confessa, sempre nella chiacchierata sopra citata con di Paolo, di non aver mai amato il realismo magico, di non averlo mai capito, ma che in questo caso era adatto alla sua idea.

Vista l’ambientazione, manca forse uno sguardo più approfondito ai paesaggi amalfitani, tuttavia la descrizione degli specifici luoghi funzionali alla trama è più che esaustiva.

Altra new entry è senz’altro la maggioranza, rispetto ai monologhi interiori, di discorsi diretti: inaspettati, talvolta un po’ forzati, ma che rendono la lettura fluida e piacevole. Nell’intreccio della trama non mancano le sorprese, che smorzano al momento giusto la scorrevole penna di André Aciman.

Conclusioni

“L’ultima estate” è la conferma del principale oggetto delle ricerche dell’autore, un approfondimento sugli sfumati confini del tempo, un’emozionante discorso che riguarda l’interiorità di ognuno. 

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