Rock or dust

Marc Bolan, il dandy eccentrico del glam rock

Nulla è oltraggioso in sé: lo diventa nel momento in cui si contrappone ad un costume consolidato, ad un modo di pensare condiviso dai più, ad una consuetudine. Oltraggioso era, ad esempio, indossare abiti blu, con pantaloni lunghi a tubo e giacche da frac a cavallo tra il ‘700 e l’800, relegando nel dimenticatoio della moda i colori sgargianti, le parrucche, i pantaloni al ginocchio e i tricorni. Oltraggioso era indossare una camicia al giorno, ponendo molta cura all’igiene personale, senza far eccessivo uso di essenze profumate per coprire gli “odori” del corpo. Ed oltraggioso era anche dimostrarsi raffinato, culturalmente curioso e attento, senza essere lezioso e noioso come un cavalier servente, figura simbolica del secolo che andava a concludersi. Beau Brummel, nato a Londra nel 1778, era tutto questo, il primo vero “dandy” della storia. Elegante e raffinato come nessuno in precedenza, è considerato l’antesignano del “dandismo”: era l’Ottocento che si affermava e che seppelliva definitivamente il Settecento. La sua fama è dovuta alla particolare cura riservata ai dettagli del suo abbigliamento, al suo stile considerato eccentrico ed originale, quando non scandaloso, per l’epoca.

DAL VILLAGGIO AL MONDO

Stoke Newington era uno dei tanti villaggi inglobati inesorabilmente dalla crescita esponenziale di Londra, tra l’800 ed il ‘900. Se sei nato lì nel 1947 da un camionista e da una fruttivendola, ami il rock’n’roll e a 12 anni sei diventato bassista della tua prima band (Susan and the Hula Hoops), molte delle cose che farai saranno considerate oltraggiose. Quali ad esempio seguire la moda dei “mod”, portare lunghi capelli ricci, suonare in un gruppo i cui componenti si esibivano nudi (i John’s Children), fare il modello ed essere grande ammiratore delle “gesta” di lord Brummel.

Marc Bolan sarebbe stato questo e molto altro. Non ci sono molte notizie sul suo soggiorno francese in adolescenza, ma di certo condividere l’appartamento con una persona che si professava “mago” di mestiere avrà avuto qualche influenza su di lui. La mitologia, l’arte, il romanticismo, il mondo fantastico di Tolkien, erano i suoi mantra: le poesie, le canzoni, gli abiti esotici e il look eccentrico, i suoi strumenti. Bolan aveva deciso di presentarsi al mondo, di farsi conoscere, di far ascoltare le sue parole e la sua musica.

COME I DRAGHI DI TOLKIEN

Formò nell’agosto del 1967 i Tyrannosaurus Rex, dal nome del dinosauro predatore che gli richiamava alla memoria i draghi descritti nei libri di Tolkien. Il suo compagno di viaggio dei primi anni fu il batterista Steve Turner, che al principio era costretto a suonare soltanto dei bonghi, dato che non aveva i soldi per una vera batteria. Bolan impose a Turner, di bassa statura come lui, il nome d’arte di Steve Peregrin Took, ed è inutile spiegare il perché. Rock psichedelico e folk fantastico, a metà tra la follia onirica di Syd Barrett (vera fonte di ispirazione) ed il primo Bob Dylan: una rapida escalation portò il duo ad esibirsi a grandi raduni come quello di Hyde Park del ’68, assieme a Pink Floyd, Roy Harper e Jethro Tull.

DUE INCONTRI DECISIVI

Ma erano soltanto gli albori di quello che sarebbe successo, e che due persone avevano intuito. Il primo fu il DJ radiofonico John Peel, grande ammiratore dei Tyrannosaurus Rex, che li aiutò ad ottenere visibilità nazionale invitandoli nei suoi programmi per la radio pirata dove lavorava, e poi facendoli ingaggiare come ospiti fissi al Middle Earth Club. Peel avrebbe poi definito Bolan un “figlio dei fiori con un coltello nascosto nella manica“. Il secondo fu il jazzista e produttore discografico statunitense Tony Visconti, incaricato di scoprire a Londra un gruppo che potesse soppiantare i Beatles. Tony aveva visto lungo, e capito che quel ragazzo aveva un enorme potenziale ancora da sfruttare.

IL “TRADIMENTO”

Bolan era meticoloso, assetato di successo, instancabile: voleva diventare una stella del rock a tutti i costi. Peregrin Took era un musicista di talento, ma non aveva la stessa fame. Ed il consumo di Lsd creò una frattura insanabile tra i due, tanto che Bolan reclutò Mickey Finn al suo posto. Il nome del gruppo fu sapientemente accorciato in T.Rex (idea di Visconti), e nell’omonimo disco del 1970, si iniziarono a sovrapporre suoni elettrici alle atmosfere folk e psichedeliche dei primi lavori. Una svolta “pop” che non piacque ai fan della prima ora, principalmente hippie. Bolan fu accusato di aver rinnegato le radici acustiche, e che utilizzando l’elettrificazione fosse sceso a compromessi con la società dei consumi. Lui rispose che era sempre stato appassionato di rock, ed aveva ripiegato sull’acustico perché la Track Records gli aveva portato via la chitarra elettrica. Semplice e diretto.

LA SVOLTA

L’estate dell’amore era finita, e i destini del mondo non gli interessavano. Nel 1970 Bolan fu invitato alla trasmissione Top of the Pops della Bbc, dove si esibì truccato con del glitter. E ai concerti che seguirono, molti dei suoi nuovi fan, si presentarono truccati allo stesso modo. Era l’alba del glam rock, e Marc Bolan rappresentò la figura “ponte” tra la musica impegnata di fine anni ’60 e quella caratterizzata da temi più leggeri e superficiali che sarebbe venuta dopo. La presenza scenica, il look curato fino all’eccesso, i continui riferimenti sessuali, fecero il resto. Il singolo del 1970 Ride A White Swan, realizzato con i nuovi arrangiamenti elettrici di Tony Visconti, è l’alba del nuovo corso, ma il disco-chiave è senza dubbio Electric Warrior del 1971, il secondo con la denominazione T.Rex. Canzoni come Hot Love e Get it On erano lava incandescente, e i concerti dei T.Rex un vulcano pronto ad eruttare alle prime note.

LE DUE FACCE DEL GLAM

Ma il glam rock fu un vero e proprio movimento, che si sviluppò soprattutto in Inghilterra. Artisti come Gary Glitter, gruppi come Sweet, Slade, Roxy Music e successivamente Queen, seguirono le orme dei T.Rex. Un capitolo a parte meriterebbe un signore che in gioventù fu molto amico, poi rivale (ma mai nemico) di Marc Bolan, e che rappresentò il lato artistico, introspettivo e sperimentale del glam. Lo stesso che il 22 febbraio del 1969 iniziò un tour a supporto dei Tyrannosaurus Rex interpretando sequenze di mimo sul palco, apprese dal grande attore Lindsay Kemp. Superfluo dire che il soggetto in questione è David Bowie, principale esponente del versante “colto” del glam rock. Anche l’America ne conobbe l’eco, se si pensa agli esordi di New York Dolls, Alice Cooper e Kiss, sebbene questi ultimi siano da ascrivere ad un filone che avrebbe portato ad una direzione più orientata al metal negli anni successivi.

LA RIVINCITA DEL KITSCH

Gli young dudes cantati dai Mott The Hoople di Ian Hunter, adesso si prendevano la scena. Una generazione di neo-fricchettoni che trasformavano i noiosi raduni eco-pacifisti dei loro cugini hippie in uno sfrenato festival del kitsch. Peace and love per tutti, ma senza più vincoli ideologici o politici di sorta. Sono i fratelli minori di quelli che affollavano i negozi all’uscita dei singoli di Beatles e Rolling Stones, sono quelli che non vogliono più musica “cerebrale”, ma vogliono saltare e gridare ai concerti. Gli adolescenti cercavano qualcuno che li facesse divertire, che li trascinasse dietro di sé con ritmi semplici ma travolgenti. Quel qualcuno era Marc Bolan, arrivato al posto giusto nel momento giusto.

LO SPIRITO DEI TEMPI

Disimpegno politico, ambiguità sessuale, lustrini e paillettes, piume e rimmel, stivali e giacche colorate. Bolan dava agli adolescenti esattamente quello di cui avevano bisogno, era uno di loro. Bob Harris, storico dj e presentatore della Bbc, lo spiegò in breve: “Marc è, per i ragazzi di oggi, esattamente quello che erano i Beatles nel 1964. La proiezione di tutte le loro più grandi fantasie. È un uomo molto bello e le sue canzoni sono estremamente comunicative per i ragazzi. Nessuno è riuscito a catturare lo spirito di questi tempi come ha fatto Marc Bolan”. Insomma, Tony Visconti aveva fatto centro. In Electric Warrior non c’è più il rock’n’roll di Billy Haley o di Chuck Berry, non ci sono più i testi ispirati a Tolkien e gli arrangiamenti folk. Ci sono chitarre pompose e melliflue, archi pretenziosi ma penetranti, una voce limpida e non più ruvida, ritmi incalzanti e melodie semplici.

Il successo fragoroso avrebbe poi travolto Marc Bolan, che sarebbe precipitato in una spirale autodistruttiva, fortunatamente frenata nel 1977 dal buon successo del disco Dandy in the underworld. Poi, il 16 settembre del 1977, un incidente d’auto pose fine alla sua carriera ed alla sua vita. Il luogo dello schianto fatale, nel distretto londinese di Barnes, è stato trasformato in un santuario con tanto di busto, chiamato Bolan’s Rock Shrine. Eppure, nel 1969, Bolan aveva pubblicato un libro con le proprie poesie di natura esoterica, Warlock of Love. Dichiarò di aver potuto scrivere il libro perché in una precedente incarnazione era stato un bardo celtico. Nulla vieta che possa reincarnarsi ancora.

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