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Quel genio di Umberto Eco

Il 19 febbraio di cinque anni fa, Umberto Eco si lasciava alle spalle questo mondo, insieme ad una cospicua eredità letteraria che, anche postuma, continua ad arricchirsi: a dimostrazione di ciò, l’edizione italiana de La filosofia di Umberto Eco fresca di stampa, edita da La nave di Teseo e disponibile da ieri in tutte le librerie. 

IL CONTESTO

Con la sua scomparsa, Eco concludeva i suoi studi di una vita- poiché chi è uno studioso, lo è fino alla fine: dalla storia alla filosofia, dalla semiotica alla letteratura – branca nella quale, nel mezzo del cammin di sua vita, decise di cimentarsi dal punto di vista narrativo, vincendo addirittura il Premio Strega con il celeberrimo Il nome della rosa.

«Niente omaggi e convegni su di me per i cinque anni successivi alla morte»:queste le sue ultime volontà. La redazione di Robinson Repubblica, con cui Eco ha collaborato per anni, e quella della già citata casa editrice (cofondata dal compianto e da Elisabetta Sgarbi), non se lo sono fatte ripetere due volte: allo scoccare del periodo indicato, hanno finalmente donato al pubblico gli inediti del geniale studioso, ma anche riproposto alcuni dei suoi ultimi lavori.

L’ALLEGATO

Al numero del già citato Robinson del 13 febbraio scorso, è allegato Il complotto, un breve lavoro scritto da Eco nel 2015 in occasione della rassegna culturale “La Milanesiana”, il cui tema centrale di quell’anno riguardava manie ed ossessioni.

Tema, d’altra parte, che casca a pennello con l’attuale situazione politica e sanitaria globale; che le redazioni in collaborazione l’abbiano scelto apposta?

IL COMPLOTTO

«La psicologia del complotto nasce dal fatto che le spiegazioni più evidenti di molti fatti preoccupanti non ci soddisfano, e spesso non ci soddisfano perché ci fa male accettarle».

I complotti cui si riferisce il semiologo sono quelli che egli definisce sindromici e non veri, poiché quelli veri vengono svelati e puniti: 

«Ci interessa, invece, il fenomeno della sindrome del complotto e del favoleggiamento di complotti talora cosmici, di cui è popolata Internet, e che rimangono misteriosi e insondabili perché hanno la stessa caratteristica del segreto secondo Simmel, il quale segreto è tanto più potente e seducente quanto più è vuoto. Un segreto vuoto si erge minaccioso e non può essere né svelato né contestato, e proprio per questo diventa strumento di potere».

IL SUCCO 

Ne Il complotto Eco prende in esame alcune delle macchinazioni più famose della storia: le verità celate dietro al crollo delle Torri Gemelle, le teorie anti-Bush, la diffusione dei Protocolli dei Savi di Sion, ed altri. La lettura è quasi comica, ad un certo punto, poiché Eco racconta come egli stesso, tempo addietro, scrivendo una parodia de Il Codice da Vinci, aveva provato a formulare una spiegazione paradossale e al limite dell’assurdo sull’Ultima coena di Leonardo da Vinci e sul presunto messaggio subliminale che essa contiene, ovvero l’avvento dell’Anticristo.

LE CONCLUSIONI

Lo studioso si serve dunque dell’ironia per spiegare, alla fine, che titoloni, slogan e nessuna fonte certa o comprovata, sono le fondamenta delle cospirazioni non vere. Sono gli strumenti di cui si servono, tra gli altri, i regimi totalitari e i governi populisti (quelli che parlano di pancia, si intende). Citando un brano de I Ministri, i cospiratori sono «esperti di divieti da cui non passeranno più nemmeno le comete» (il titolo della canzone sintetizza ancora meglio, però, la loro natura).

Chissà se Eco avrebbe discusso degli odierni complotti, in tempo di pandemia, con la stessa ironia; chissà se avrebbe provato a scrivere una parodia anche sui negazionisti della COVID-19. Di certo avrebbe avuto la competenza per osservare, studiare e scrivere della situazione che, da un anno a questa parte, continua a trasformare -anche linguisticamente, questo sarebbe stato di suo grande interesse- le persone; è un grande rimpianto non poter sentire la versione di quel genio di Eco.

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