Letteratura Viaggi di carta

La biblioteca tra gratuità e cinismo: Sophie Divry

A tutti coloro che avranno sempre meno problemi a trovare un posto in biblioteca che in società dedico questo divertissement

Sogno di lavorare in una biblioteca ancor prima che mi innamorassi della lettura, ho amato i libri chiusi e poi aperti. Insieme a mia sorella disponevamo tutti i libri di casa sui mobili della sala, un lavoraccio, e poi accoglievamo gli immaginari lettori, oggi si chiamano utenti; ma utente è freddo, vuoto e anonimo, tutto ciò che un lettore non è.

La calma e il calore di una biblioteca di paese è più soffice e avvolgente di un te fumante coi piedi appoggiati al caminetto e fuori la tempesta invernale. La biblioteca è un bellissimo contenitori di idee, si muovono libere e interagiscono con chiunque voglia accoglierle. La vera bellezza che la biblioteca racchiude è la sua gratuità e accoglienza; chiedi e ti sarà dato, senza pretendere nulla in cambio, o meglio: l’onestà che il prestito torni e la generosità che questo avvenga nei tempi prestabiliti. Ma se un libro va perso o rubato nessuno ti lincerà. (Ovviamente non sto incitando a commettere tali fatti). 

Leggere La custode di libri di Sophie Divry, edito per Einaudi nel 2012, ha alimentato quel sogno che coltivo da che sono una bambina. 

L’opera della Divry è un intenso e serrato monologo in cui il cinismo dell’io narrante verso la vita vissuta in una desolante quotidianità e l’amore per la cultura si intrecciano e si scontrano. La nevrotica e disillusa protagonista dialoga, platonicamente, con uno studente di architettura frequentatore della lontana e piccola biblioteca di provincia. In silenzio si innamora o forse solo si crede tale. 

La quarta di copertina recita: «[…] e poi d’un tratto la sua voce si accende e dalla donna autoreclusa nel sottosuolo esce una pasionaria della letteratura, una sentinella del silenzio, che dalla sua misera trincea di provincia difende la vertigine della bellezza letteraria contro il chiassoso vociare della subcultura di massa». 

L’accessibilità della biblioteca, inusuale in questo mondo veloce e consumistico – l’opera oggi più vicina all’idea prima di biblioteca è l’invenzione di internet, ma seppure democratico molto occidentale come concetto – ci pone bonariamente davanti alla vastità della nostra fragilità, precarietà e inadeguatezza: anche il più letterato sa niente in confronto a l’universo di idee pensate e scritte, vere o fittizie. E questo verso è esplicativo: « […] ora, quando entriamo in una biblioteca e contempliamo queste distese di libri, in che stato d’animo siamo se non di grazia? In definitiva, spiritualmente possiamo colmare l’atroce sensazione di lacunosità che fa di noi dei lombrichi in questo triste mondo, […] l’inesauribile latte della cultura umana messo alla nostra portata. Si serva pure, è gratis». 

Consiglio a tutti gli innamorati delle biblioteche, del teatro, della tristezza e del cinismo (non brutale) di regalarsi questa scorrevole e breve lettura. Magari davanti ad una tazza di te coi piedi appoggiati al caminetto e fuori la tempesta invernale, basta un pomeriggio così per sentirsi il cuore più leggere e beato. 

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Laureata in lettere. Lettrice per tutti, scrittrice per gli amici. Teatrante e musicista dilettante.