Serie TV

Se mi cancelli ti lascio. Parte 2: i 10 rewatch più diffusi sul web

Cosa hai visto in tv ieri sera? Non sei riuscito a scegliere? Ti sei sparato il decimo rewatch di Breaking Bad? Credi che non finirai mai la tua lista nemmeno se scoppiassero 10 pandemie all’anno? Non abbatterti! Sei nel posto giusto! Rilassati, e scopri insieme a noi come funziona il mondo delle serie TV!

Abbiamo già descritto i principali metodi di scouting delle varie piattaforme streaming, le loro tecniche per cercare di produrre e suggerirci contenuti sempre più mirati ai nostri interessi. Un sistema collaudato ma a quanto pare non infallibile, vista la quantità delle serie cancellate anno dopo anno. Alla fine dei giochi il pubblico resta sempre sovrano. La seconda tappa del viaggio nell’irritante mondo delle cancellazioni delle serie tv prenderà in esame proprio questo sovrano, i suoi enormi poteri e di come non li sappia sfruttare a pieno, nonostante tutte le attenzioni di cui gode.

Le proteste degli spettatori sono un fenomeno figlio del nostro tempo. Ci sono sempre state. Sin dalla messa in onda del primo sceneggiato radiofonico destinato a un grande pubblico, ci sarà stato sicuramente qualcuno a cui non sarà andata a genio una battuta, un contrappunto sonoro, un qualsiasi elemento che lo portasse a scrivere una lettera di protesta all’emittente di turno. Con il passare del tempo, i destinatari di quelle lettere sono diventate le reti televisive, che in alcuni (rari) casi decidevano di dare ascolto alle lamentele.

Internet, e nello specifico i social network, hanno azzerato le distanze e abbassato i livelli, mettendo quasi alla pari produttori e spettatori in un clima di confronto continuo che potenzialmente potrebbe arricchire le esperienze di entrambi, ma che in realtà si trasforma spesso in orde di inferociti leoni da tastiera che protestano in modo confuso per cose sbagliate. Ecco quindi che pian piano si è passati dalle lettere di protesta ai tweet, dalle shitstorm alle improbabili petizioni su Change.org. Tutto contro le TV, i produttori, i registi, gli attori, i creatori, con boicottaggi, avvertimenti di disdette di abbonamenti, minacce di morte, malocchio, specchi riflessi, eccetera eccetera.

Il 99% delle volte le varie piattaforme si comportano come nel passato, dando poca retta alla cosa, forti di numeri enormi di abbonati e spettatori soddisfatti delle loro offerte. Quando i rivoltosi, seppur in netta minoranza, fanno troppo rumore, li si accontenta con qualche pezza. Il restyling di Sonic, il film di chiusura necessario dopo la cancellazione di Sense8, il rinnovo di Friends su Netflix, o il ri-doppiaggio di Neon Genesis Evangelion in Italia, sono solo alcuni esempi.

Il potere degli utenti incide quindi sulla produzione di film e serie tv, su come queste proseguono nel tempo, ed inevitabilmente sulla loro cancellazione.

Un aspetto su cui ci si concentra poco è il rewatch, ovvero la pratica di guardare una serie per più di una volta. Ci sono vari motivi che spingono uno spettatore a riguardare più volte una serie. Dopo aver svolto varie indagini in giro per il web su un cospicuo campione di divoratori di serie TV, è possibile stilare una classifica dei 10 rewatch più praticati dal pubblico.

1 – SI STAVA MEGLIO… – Tendenzialmente, a primeggiare è l’effetto nostalgia, vedi alla voce Zona Comfort. Ognuno di noi è inconsciamente legato alle situazioni che ci fanno sentire più al sicuro e che ci consentano di vivere il più a lungo possibile nel miglior modo possibile. Si chiama istinto di sopravvivenza, e vale per i cibi preferiti così come per un posto fisso a lavoro. Se vivere una vita fatta di abitudini quotidiane ci fa sentire al sicuro, figurati come possa farci stare bene riguardare la stessa puntata di Friends o dei Simpson pur sapendola a memoria battuta dopo battuta. Ci si sente letteralmente confortati, nel senso più pacioso del termine. Un senso di rassicurazione che parte dall’immedesimazione nei personaggi, nel saperli sempre lì pronti per noi, a tenerci compagnia.

2 – NON SAI CHE TI PERDI! – Un altro diffuso motivo per il quale una serie viene rivista più volte è la voglia di farla conoscere ad amici, parenti o partner. Questa esigenza è una “costola” del bisogno di zona comfort di cui sopra, visto che la voglia di vivere in un contesto favorevole comprende la compagnia delle persone che più amiamo, e con le quali condividere più esperienze possibile.

3 – QUESTIONI DI LINGUA – Lungi dal voler innescare la solita guerra doppiaggio vs originale, è pur vero che tra le motivazioni più gettonate per un rewatch c’è la voglia di vedere la serie in lingua originale dopo averla vista doppiata. I meno avvezzi al sottotitolo trovano più semplice un rewatch in lingua originale grazie al fatto di conoscere già la trama, e magari qualche battuta, senza rischiare di perdersi niente.

4 – THE LOST EFFECT – Ovvero “per capirla meglio”. Studi clinici dimostrano che Lost è una di quelle serie che gode di più rewatch da parte di chi vuole capirne meglio la trama e, già che ci siamo, anche il finale. Non sempre funziona, ma c’è chi, dopo anni, è riuscito ad abbozzare teorie sensate, vantandosi di non avere più nessun problema con gli intrecci di trama. Poi è uscito Dark.

5 – DOVE ERAVAMO RIMASTI? – Più si invecchia, più la memoria fa brutti scherzi. Una volta i tempi di attesa tra una stagione e l’altra erano più corti perché “coperti” dal fatto che una stagione durasse mediamente due mesetti di messa in onda settimanale. Adesso che possiamo sparaci intere serie in un weekend, è più complicato ricordarsi dove si era rimasti quando esce la stagione successiva, solitamente a un anno (o più) di distanza. Ed è lì che parte il rewatch riparatore. In alternativa si consiglia di mangiare più pesce.

6 – L’ALBUM DEI RICORDI – Capita a tutti che si abbia voglia di riguardare qualcosa solo perché non la si vede da tanto tempo, come se fosse un album di foto di famiglia da sfogliare in un sabato pomeriggio di ottobre mentre riordini il salotto. Solitamente, questo modus operandi è legato anche alla scelta di non abbonarsi a più piattaforme, differenziando gli abbonamenti di tanto in tanto, senza inseguire la novità e ritrovandosi più facilmente davanti sempre gli stessi contenuti. Un po’ come quando non ti andava di aggiornare l’Ipod e nel 2017 ti ritrovavi in playlist titoli del tipo “Complicated_NEWSONG2002_4vril_lavign3.mp3”. E li ascoltavi comunque.

7 – ALTA DIGERIBILITA’ – Un tempo, era grasso colante riuscire a trovare la serie che cercavi in streaming da qualche parte, su siti con server nascosti in qualche igloo della Groenlandia, e ammesso che riuscissi a metterla in play dopo l’ennesimo pop-up del tizio veramente euforico che conosce il segreto per diventare presidente del Mondo, la qualità video risultava a stento accettabile. Oggi, con pochi euro ti porti a casa contenuti in 4K, e a coloro che hanno perso tutti i loro risparmi investendo in Bitcoin solo per aver cliccato sul Play sbagliato, questa cosa fa molto piacere, tanto da recuperare serie già viste per aggiornare il loro ricordo, stavolta in alta definizione.

8 – I PALINSESTI – La TV, come accennato sopra, non sempre rispettava i telespettatori come questi in fondo meritavano. Tra le più odiose mancanze di rispetto verso il pubblico c’erano i cambi improvvisi di palinsesto. Cancellazioni, repliche, riavvii, tutte cose inaspettate e spesso mai motivate, non prevedibili perché non segnalate su guide TV o Televideo. Per questo motivo non ho mai capito quanti siano effettivamente i film di Fantaghirò, o come vada a finire Il mistero della pietra azzurra. Adesso, questi due come tanti altri titoli sono lì, belli in ordine e senza pubblicità, alla faccia di Tiraboschi e Freccero!

9 – ALGORITMO CHI? – Come detto nel precedente articolo, non esiste un algoritmo infallibile. Il fatto che si passino le ore a cercare i contenuti da guardare la sera, da un lato è segno che la proposta sia effettivamente ampia, visto che spesso non si sa scegliere tra contenuti che comunque guarderesti, facendone una questione di priorità. Dall’altro genera confusione, perché nel mucchio è difficile trovare qualcosa che ti faccia scattare la scintilla. Ed ecco che in molti fermano lo scroll infinito su qualcosa che conoscono già, per non aver trovato nulla di nuovo che sia “all’altezza” di quel contenuto.

10 – COME ERAVAMO – Una delle sfaccettature della nostalgia di cui sopra riguarda il piacere di rivedere i propri idoli nelle loro sembianze da esordienti nel mondo della TV, magari per poterne apprezzare meglio la loro innata bravura o per apprezzarne la crescita. Le serie lunghe, con protagonisti molto giovani che crescono nel tempo, sono l’ideale per questo scopo, da Modern Family a Stranger Things, passando per i più datati Genitori in blue jeans e Freaks and Geeks.

L’effetto del rewatch sulla cancellazione di una serie tv non è determinante, ma rientra nel subdolo sottobosco di variabili impazzite di cui un imprenditore farebbe volentieri a meno. La pratica di spendere milioni in software e ricerca, pagando i migliori tecnici informatici, per scoprire e anticipare i gusti del pubblico, cercando di produrre contenuti sempre più a colpo sicuro, poco si sposa con la possibilità che poi quello stesso pubblico preferisca scendere in piazza con i forconi pur di salvare la loro serie preferita e avere la possibilità di rivederla all’infinito. Le piattaforme ci guadagnano sicuramente in permanenza, che ormai è la discriminante principale in termini di ranking e potenza aziendale. Capita però che in molti poi si lamentino del fatto di non trovare contenuti “all’altezza”, mischiando il gusto con l’effettiva voglia di guardare qualcosa di nuovo. Rispetto al passato, infatti, questa è l’era dove la qualità dei contenuti si alza esponenzialmente alla possibilità di scegliere. Non solo non c’è mai stata così tanta libertà di scelta, ma non c’è mai stata così tanta qualità da scegliere.

Se oggi si può protestare per chiedere che Netflix rinnovi Friends per lasciarlo in catalogo è perché un giorno a caso del 1997 qualcuno si mise in testa di trasmetterla su Rai Tre in seconda serata, probabilmente per tappare qualche buco, rendendola disponibile al pubblico italiano, ben tre anni dopo la sua uscita negli States! E se perdevi una puntata, dovevi sperare in qualche replica non si sa quando. Altro che rewatch…

Nota a margine. Il fatto stesso di avere così tanta scelta rende lo spettatore molto più responsabile rispetto al passato. Adesso dipende interamente da noi come passare le serate, e non parliamo più di uno zapping di una decina di tasti, ma di svariati minuti (ma anche ore) passati a scorrere tra i titoli in liste che sappiamo già che non finiremo mai nemmeno in altri dieci anni di lockdown. E quando la scelta si rivela “sbagliata”, ci si sente quasi in colpa a non aver saputo trovare di meglio, proprio in virtù di quanto siano sterminati i cataloghi a disposizione, e della qualità che vi si trova all’interno.

Sia chiaro, chi vi scrive ha perso il conto di quanti rewatch abbia fatto dei Simpson, Friends, Mad Men, Breaking Bad, e tante altre, non stiamo qui a giudicare. Bisogna prendere in considerazione il fatto, però, che il futuro è Original, ed è un dato di fatto che se più spettatori dessero maggiori chance alle nuove produzioni, se ne potrebbero salvare molte dalla sospensione, ed evitare quindi quel senso di smarrimento nel momento in cui vengono “inspiegabilmente” cancellate. Anzi, come affermato da Reed Hastings (CEO di Netflix) in tempi non sospetti, le serie cancellate sono pure poche rispetto a quelle prodotte, ragionamento dato proprio dal fatto che gli investimenti sono orientati verso titoli sempre più sperimentali e che possano alzare ulteriormente la qualità generale del catalogo di produzioni originali. Il “problema”, dunque, è che la voglia di sperimentare da parte delle piattaforme, non è (ancora) allo stesso livello del pubblico, che a quanto pare preferisce ancora rimanere in ambiti più confortevoli.

Riccardo Greco

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