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“Spillover”: una pietra miliare della letteratura scientifica

Alcuni libri, si sa, hanno successo solo dopo un po’ di tempo dalla loro pubblicazione. Il saggio di cui si sta per parlare, ovvero “Spillover” di David Quammen (Adelphi, 2014), è uno di questi. Si tratta di un incredibile lavoro -edito in lingua originale per la prima volta nel 2012-tornato in auge solo dopo alcuni anni, in occasione della pandemia di COVID-19. A questo punto, verrebbe da chiedersi il motivo. Ebbene, “Spillover” è nientemeno che un vademecum sulle zoonosi:

«Quando un patogeno fa il salto da un animale a un essere umano e si radica nel nuovo organismo come agente infettivo, in grado talvolta di causare malattia o morte, siamo in presenza di una zoonosi».

Il termine «spillover» scelto per il titolo, d’altra parte, non è altro che la sintesi della citazione sopra riportata.

«[…] Lo spillover (che potremmo tradurre con tracimazione) indica il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un’altra».

La rinnovata fama di questo libro in tempi odierni è dovuta al fatto che, almeno in un primo momento, si è creduto che la COVID-19 fosse per l’appunto una zoonosi; i lettori ricorderanno certamente la storia della zuppa di pipistrello e del mercato di Wuhan, storia che ora ha fatto posto ad una più accattivante teoria complottistica.

In nove, corposi capitoli, Quammen passa in rassegna quelle che sono le principali zoonosi finora conosciute e affrontate dagli esseri umani: SARS, febbre Q, AIDS, sono soltanto alcune di quelle approfondite. Il lavoro dell’autore è straordinario: mette insieme tutte le fonti possibili, dagli articoli scientifici ai concetti da manuale, dalle interviste alle esperienze in prima persona; confronta, commenta, accorda il tutto in modo impeccabile. 

Pur non essendo un esperto del settore, Quammen riesce a scrivere di virus, batteri, animali, e di tutte le vicende tessute attorno ai medesimi come in un romanzo, rendendo fruibile l’opera anche a chi, di queste cose, non ha mai sentito nemmeno parlare.

Da segnalare la focalizzazione sul come gli uomini abbiano, fino a questo momento, gestito le zoonosi e sui comportamenti a rischio che potrebbero portarne all’insorgenza di nuove -come di fatto è accaduto lo scorso anno, se non prima.

La buona riuscita di “Spillover” risiede, inoltre, nella sua intrinseca natura di saggio divulgativo, dunque di opera che tendenzialmente contiene molte verità; è ciò che lo consacra a pietra miliare della letteratura scientifica, stella polare degli infettivologi di tutto il mondo. Lo si può definire addirittura profetico, se si prendono in considerazione alcuni passaggi, riportati di seguito a mo’ di conclusione del presente articolo. 

«Le malattie infettive sono dappertutto. Rappresentano una sorta di collante naturale, che lega un individuo all’altro e una specie all’altra all’interno di quelle complesse reti biofisiche che definiamo ecosistemi […] Le malattie infettive sono un argomento triste e terribile, certo, ma in condizioni ordinarie sono eventi naturali, come un leone che sbrana uno gnu o un gufo che ghermisce un topo».

«Le malattie del futuro, ovviamente, sono motivo di grande preoccupazione per scienziati ed esperti di sanità pubblica […] Qualche Cassandra bene informata parla addirittura del Next Big One […] Sarà causato da un virus? Si manifesterà nella foresta pluviale o in un mercato cittadino della Cina meridionale?».

«È ipotizzabile che la prossima grande epidemia (il famigerato Big One) quando arriverà si conformerà al modello perverso dell’influenza, con alta infettività prima dell’insorgere dei sintomi. In questo caso si sposterà da una città all’altra sulle ali degli aerei, come un angelo della morte».

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