copertina l'amico ritrovato
Letteratura Muse d'inchiostro

L’amico ritrovato: Fred Uhlman si racconta

copertina l'amico ritrovato

Subito dopo aver letto L’amico ritrovato di Fred Uhlman, romanzo del 1971, viene spontaneo chiedersi se sia una storia vera oppure frutto della fantasia. Divorata dalla curiosità ho iniziato a fare qualche ricerca sul web e ho trovato la risposta che cercavo in Storia di un uomo, l’autobiografia dell’autore, esattamente nelle pagine dove si narra di “un ragazzo che venne a sedersi alla mia sinistra in un posto vuoto…”

Questo è solamente uno dei motivi per leggere questo capolavoro che vi accompagnerà dalla Germania fino in America seguendo avventurosi percorsi.

Un compagno di viaggio

“Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più”.

Ecco come inizia L’amico ritrovato. E’ la storia di Hans, un ragazzo ebreo di appena sedici anni che si trova a vivere la sua fanciullezza durante gli anni del nazismo in Germania. A rendere un po’ più leggero il peso che la Storia gli chiede di portare c’è Kondradin, figlio di una ricca famiglia aristocratica. Tra i due ragazzi nasce fin dal primo incontro un fortissimo legame, un rapporto avvolto da un’aura di magia. Riuscirà a non essere spezzato dalla Storia? Questa è la domanda che ha accompagnato la mia lettura fin dalla prima pagina e che ha trovato una risposta soltanto una volta giunta alla fine del libro

Piccoli combattenti

Così come davo per scontato che fosse dulce et decorum pro Germania mori, non avevo dubbi sul fatto che morire pro amico sarebbe stato lo stesso.”

La prima guerra mondiale aveva visto arruolarsi milioni di giovani europei per onorare la patria. L’esperienza della guerra ha prodotto moltissimi scritti e tra questi c’è anche la nota poesia di Owen  “Dulce et decorum est” dove tutta la tradizione letteraria esaltante la gloria della nazione e l’indottrinamento è chiamata in causa come una vecchia menzogna. Per noi lettori del XXI secolo è difficile attribuire una dignità morale a questo tipo di educazione. Siamo portati a chiederci se questo superamento della prospettiva individuale in vista del bene comune non possa aprire a derive che la storia moderna ci ha mostrato.

Un’amicizia così grande

Il rapporto di amicizia descritto ne L’amico ritrovato è un rapporto di trasformazione reciproca. Grazie all’amicizia di Hans, Konradin incomincerà a mettere in discussione tutta la sua vita, a porsi domande sulla sua fede, sul suo credo politico e se inizialmente si mostrerà piuttosto fermo sulle sue posizioni, alla fine, viene concesso al lettore di capire fino a che punto l’amico lo stia segnando. Forse è proprio per questo che confesso di preferire il personaggio di Kondradin rispetto al nostro narratore che pur si rivela eccelso nel suo ruolo.
Dal canto suo anche Hans otterrà un importante insegnamento, ovvero quello di essere fieri delle proprie origini e l’importanza del ruolo ricoperto della famiglia. Un apprendimento però che avverrà solo più avanti, quando ormai sarà troppo tardi.

“[…] Questa nuova scoperta mi portò da un periodo di totale disperazione a uno di intensa curiosità. Ora il problema fondamentale non era più la natura della vita, ma ciò che di questa vita, priva di valore e al tempo stesso preziosa, dovevamo fare“.

Se da una parte Uhlman dipinge due personaggi così perfetti, dai contorni chiari e distinti, dall’altra costruisce una schiera di antagonisti altrettanto azzeccati e potenti. Sicuramente si tratta di personaggi secondari, che fanno capolino solo per brevi tratti ma lasciano in noi lettori un segno indelebile. Sto parlando dei bulli della scuola ma anche della mamma di Konradin e del nuovo insegnante di storia deciso a tramandare e diffondere gli ideali i superiorità della razza ariana.

Il potere della memoria

 

 

Il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria. Cosa è per voi la memoria? Non credo si possa ridurre al ricordo di esperienze trascorse e ormai obsolete del nostro passato o della storia del mondo. Credo, piuttosto, si possa considerare un serbatoio sempre vivo al quale attingere per andare avanti, per agire sempre meglio. Ecco perchè la Giornata della Memoria non può appiattirsi sul ricordo fugace di eventi che suscitano in noi orrore e terrore ma deve servire per dare forza alla vita, per evitare che quell’orrore possa ripetersi. Il ricordo non è artefatto museale, un oggetto confinante e confinato, ma dobbiamo renderlo permeabile. Ovvero dobbiamo dimostrarci capaci di rendere i suoi confini soglie oltrepassabili per salvare la vita dalla violenza. Solo se rimandiamo a memoria che cosa la vita sia possiamo difenderla.

Il passato non è mai chiuso, mai finito una volta per tutte, ma non c’è modo di rievocarlo, di aggiustare il tempo riportando il mondo sul proprio asse. La traccia del passato è impressa nelle trame materializzate di ciò che è stato/è/sarà. Rivolgersi al passato non significa aggiustare i fatti ma rispondere, riconoscere di essere sensibili alla non contemporaneità del presente. Solo in questa costante responsabilità può esistere una giustizia a venire.

 

Ho voluto riportare esempi di «resistenza intelligente» che non ammette indifferenza o complicità per quieto vivere. Quando vedo i «giusti» lottare, soprattutto se ragazzi, «ritorno al futuro». La loro Memoria – nell’antica Grecia era la madre delle Muse – dà vita a quella che io chiamo «ribellezza», l’opera ispirata e coraggiosa di chi sa difendere la vita perché «sa a memoria» che cosa è la vita“.

Così si conclude una bellissima riflessione sul tema della memoria e sull’importanza del ricordo fatta da Alessandro D’Avenia per il Corriere della Sera, lascio qui il link dove trovarla.

Forse L’amico ritrovato non è stato annoverato tra i classici per lo stile adottato: chiaro, semplice e disadorno. Tuttavia, questo libro sa far risaltare perfettamente la carica emotiva che porta con sè. Nessuna descrizione cruda ma “solo” un racconto di un bambino in quella fase liminale tra fanciullezza e mondo adulto che chiamiamo adolescenza.

Della Giornata della Memoria e dell’importanza di ricordare ci ha parlato anche Penelope Volpi nel suo articolo “Quando anche mangiare diventa un lavoro: Le assaggiatrici di Rosella Postorino”, se volete saperne di più vi invito a leggerlo.

Valentina Sprega

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