Letteratura Muse d'inchiostro

Circe tra il divino e l’umano

Chiunque sia stato bambino ha sentito parlare di Circe. La maga ammaliatrice e crudele che trasforma in porci i compagni di Odisseo, sfiancati da anni di guerra e di peregrinazioni. Il personaggio cattivo della fiaba che non può mancare nell’Odissea, poema sfaccettato e multiforme, proprio come il suo protagonista, polutropos appunto.

Ma che Circe sia molto più di questo lo mostra con perizia, io credo, Madeline Miller nel suo secondo romanzo, che prende il nome dalla figura dell’eroina.

La prosa dell’autrice, agile e piacevole, non stona affatto con la precisione filologica dei molti dettagli mitici intessuti pagina dopo pagina nella vicenda rivisitata della dea. Lo stile accessibile di Circe, anzi, consente la divulgazione di un capitolo assai affascinante della tradizione classica, solitamente conosciuto solo in maniera sommaria e superficiale.

NEL POSTO SBAGLIATO

Nata dal dio Helios e dalla ninfa Perseide, Circe trascorre i primi anni della sua vita immortale nel palazzo del nonno Oceano, le cui sale, impreziosite d’oro e di marmi colorati, sono affollate da un gran numero di divinità minori. La piccola titana non riesce a sentirsi completamente a suo agio all’interno della sua immensa famiglia. I suoi genitori e i suoi fratelli sono tutt’altro che amorevoli con lei. Non fanno altro che ricordarle quanto poco lei sia bella in confronto alle altre ninfe e quanto poco cristallina sia la sua voce. Quanto poco, insomma, le si addica il nome di “dea”, che in effetti lei stessa porta come una pesante, e poco gradita, eredità. Circondata costantemente da mille parenti, è in realtà completamente sola.

Tutta la mia vita non era stata che tenebre e abissi, ma io non ero parte di quelle acque scure. Ero soltanto una delle creature che le abitavano.

L’unico vero dialogo che intrattiene nel palazzo marino è con il titano Prometeo. Egli, appeso all’alto soffitto e stillante sangue dorato dalle ferite inferte dalla frusta crudele di una Furia, attende di essere punito per l’eternità. Con le sue gesta irriverenti a favore dei mortali, infatti, ha sfidato Zeus, rischiando di far scoppiare una nuova guerra tra gli olimpi e i titani. A lui Circe, consapevole di compiere un’azione proibita, si avvicina di soppiatto per porgergli una coppa di nettare e sapere qualcosa in più sulla sua ribellione. La fanciulla, infatti, è magneticamente attratta dall’ignoto e dal diverso.

«Hai aiutato i mortali» dissi. «È per questo che vieni punito.»
«Sì, è così.»
«Dimmi, come sono fatti i mortali?»

Proprio in virtù di questa sua passione per ciò che non comprende fino in fondo, la ragazza, si avvicina sempre più al mondo dei mortali che la affascina in maniera inaudita. E proprio quando entra in contatto con l’umanità e, in particolare, con un pescatore, Glauco, di cui si innamora follemente, scopre che anche lei ha qualcosa di speciale rispetto alla maggior parte della divinità. Con erbe, piante e unguenti, infatti, guidata soltanto dalla forza di volontà, trasforma il suo amato in un meraviglioso dio per sottrarlo alle sofferenze quotidiane e alla caducità del suo corpo di uomo. E, successivamente, quando egli, accolto nel palazzo di Oceano, dichiara di voler sposare la ninfa più bella Scilla, Circe, fuori di sé dalla gelosia, si vendica terribilmente. Sottopone a una metamorfosi la sua rivale in amore, civettuola e superficiale, rendenola un orrendo mostro degli abissi.

La consapevolezza di poter realizzare simili incantesimi costituisce un vero e proprio punto di svolta nella vita di Circe. Infatti, ella, in virtù dei suoi poteri, cerca di attirare la tanto agognata attenzione del padre Helios. Ma il suo folle gesto le costa la condanna alla relegazione eterna sull’isola di Eea.

Mi piaceva passeggiare per l’isola, dalle sue spiagge in basso ai punti più alti, scovando i muschi e le felci e i rampicanti nascosti, raccogliendone le foglie per i miei sortilegi.

IN BILICO TRA IL DIVINO E L’UMANO

Ad Eea, la Pharmakis stabilisce la sua nuova dimora, si circonda di lupi e di leoni e impara a perfezionare l’arte magica, divenendo sempre più esperta nel praticare incantesimi. Proprio rimanendo in quel suo angolo di paradiso galleggiante in mezzo all’oceano, Circe vive la maggior parte delle esperienze della sua vita. Soltanto l’incontro con Dedalo e con il Minotauro avviene altrove, a Creta, per un’effimera ed egoistica concessione di libertà da parte del padre. Per il resto, la dea trascorre il tempo nella rigogliosa Eea. Qui conosce l’ardente Medea, sua nipote, in compagnia dell’amato Giasone. Qui ospita numerosi equipaggi tra i quali quello dello scaltro Odisseo, di ritorno dalla guerra di Troia. Qui partorisce un figlio, Telegono, frutto della sua unione con l’eroe. Qui sperimenta le gioie e le sofferenze della maternità. Infine, qui accoglie anche Penelope e Telemaco.

Circe è sospesa tra il mondo divino e quello umano. Nasce in un universo al quale non sente di appartenere. Non fa parte dei grandi dei dell’Olimpo e non è una ninfa degna di tale nome. Ha il dono della magia del quale però sono in possesso anche alcuni uomini, tra cui Medea stessa. Non riesce a creare rapporti profondi né con i suoi familiari né con Hermes, che pure diventa suo amante per un certo periodo di tempo. Intrattiene però meravigliose conversazioni con uomini mortali tra cui l’ingegnoso Dedalo e l’astuto Odisseo. La consapevolezza che il piacere di queste compagnie sia caduco sovrasta però come un’ombra scura ogni momento felice della sua infinita esistenza. Anche quando diventa mamma e si rende conto di non vivere più per se stessa, ma per il suo bimbo, è continuamente angosciata dal timore del momento in cui dovrà lasciarlo.

… il suo nome era stata una cosa mia soltanto. Nato lontano, significava. Da suo padre, certo, ma anche dal mio. Da mia madre e da Oceano, dal Minotauro e da Pasifae e da Eete. Nato per me, su Eea, la mia isola.

Circe è un romanzo degno di nota. Miller, infatti, tratta una materia complessa e variegata con maestria. Riesce infatti a mantenersi aderente ai miti classici che, uno dopo l’altro, fanno capolino all’interno dell’opera quando meno ce lo si aspetta e fa rivivere le storie antiche rendendole attuali. Circe, pur essendo una ninfa e una maga, infatti, è innanzitutto una donna.

Per conoscere la trama del primo romanzo della Miller, La canzone di Achille, visitate questa pagina.

Se volete approfondire la vostra conoscenza del mondo classico attraverso Menti Sommerse, leggete Un’Odissea di padri e di figli, cliccando qui.

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