Letteratura Musica

Tomato Red, Push the sky away e la malinconia di un futuro impossibile

Cosa c’entra la storia tragica di tre ragazzi della underclass americana con Push the sky away, quindicesimo album di Nick Cave and the Bad Seeds?
Apparentemente nulla, eppure le atmosfere di Tomato Red, il secondo romanzo di Daniel Woodrell ambientato a West Table (il primo era La versione della cameriera) sembrano create apposta per essere accompagnate da questo disco.

Scritto nel 1998, Tomato Red è uscito a novembre 2020 nelle librerie italiane grazie a NNEditore, sette anni dopo l’uscita del disco di Nick Cave.
Sammy Barlach, uno dei tanti ragazzi emarginati dalla società borghese statunitense, si trova sotto anfetamine a tentare di derubare una ricca villa. Collassato per l’effetto delle droghe, al risveglio si trova faccia a faccia con Jason e Jamalee Merridew, due ragazzi altrettanto disperati ma animati dal desiderio di riscattarsi e di pareggiare i conti con quella classe sociale che ha fatto di quelli come loro la propria discarica.
Il mezzo per salire alla ribalta è tanto semplice quanto figlio della cinica lucidità dei miserabili: Jason dovrà sedurre donne ricche ed estorcere loro più denaro possibile.
I due ragazzi, lui bellissimo, lei rossa di un rosso che le vale il soprannome di Tomato Red, vogliono che Sammy collabori con loro e si getti in questa folle ascesa sociale.
Da lì, il protagonista ed io narrante del libro si trova coinvolto in una spirale che anziché condurre verso l’alto porterà il trio sempre più in basso. Intorno a loro, una società che li disprezza e rifiuta, una polizia corrotta, al servizio dei potenti e delle loro partite di golf, e Bev, madre dei due nuovi complici di Sammy, tanto realista da creare una rete di ricatti sessuali che le permettono più volte di salvare dal carcere la propria famiglia.

Una colonna sonora per le rivendicazioni inascoltate

<<Ti rendi conto che da un momento all’altro il futuro può spaccarsi in due?>>
[…] <<Ne rimarrebbe comunque la metà>> ho detto. <<Una volta non ci avrei mai sperato>>.

Tomato Red è una tragedia della contemporaneità americana. I protagonisti sono tre giovani, ma la loro rivoluzione non è quella allegra ed efficace che i ragazzi della loro età hanno attuato negli anni ’70; Jamalee, Jason e Sammy sono martiri di una società diseguale in cui non c’è posto per un’enorme maggioranza che deve arrangiarsi col poco che offrono le periferie.
L’inno di Tomato Red non può dunque essere un brano come la rivendicativa Five to One, dei Doors, con la sua minaccia vitalista: “Loro hanno le pistole, ma noi abbiamo i numeri”. Serve qualcosa di più consapevole, riflessivo ed intimista. Qualcosa che racconti biografie emarginate, vite di Serie B che cercano, invano, di rivalersi.
Push the sky away, uscito nel 2013, sembra essere un’opera adatta. Nove tracce disilluse e piene di compassione verso il mondo. Un mondo che sfugge e che delude, ma che va accettato e vissuto.
Nick Cave è un poeta votato alla musica che, soprattutto negli anni 2000, si è dedicato a narrare la condizione umana, approfondendo attraverso i propri brani un vastissimo spettro di sentimenti, raccontati con la voce di chi li ha vissuti.
Le vicende di West Table non potrebbero trovare un menestrello migliore.

Tomato Red raccontato da Nick Cave

È già dalla prima traccia, We no who U R, che si intuisce perché Push the sky away è il perfetto corrispettivo musicale del libro di Woodrell:

Nowhere to rest, with nowhere to land:
And we know who you are
And we know where you live
And we know there’s no need to forgive

Non c’è bisogno di perdonare, e questo possono affermarlo tutti i personaggi raccontati in Tomato Red.
Bev è l’incarnazione della consapevolezza che non abbia senso prendere in considerazione la vita misera a cui è condannata, né perdonare i suoi aguzzini né cercare di emanciparsi in un mondo corrotto. I ricchi, d’altra parte, non hanno interesse in ciò che accade fuori dai propri club esclusivi; ciò che li circonda è solo feccia priva di dignità e valori come il perdono o la condivisione sono sprecati con gente così.
E invece è proprio a questa realtà tanto sbagliata quanto impossibile da cambiare che si oppongono Sammy, Jason e Jamalee, ma è soprattutto la ragazza a scagliarsi contro un sistema che pensa di poter scavalcare con i propri sogni.
La quinta traccia di Push the sky away, Jubilee Street (che potrebbe essere benissimo essere il nome di una via di West Table), sembra dedicata alla sua utopia autodistruttiva:

She had a history, but she had no past.
[…] Well, a girl’s gotta make ends meet
even down on Jubilee Street.

Sammy, in realtà, è il meno coinvolto dei tre in questa impresa. Accolto alla buona in casa dei due fratelli, è il solo che si opporrà veramente al progetto impossibile di Jamalee e del fratello, finendo però per capitolare sempre alle loro insistenza.
Come un fratello acquisito e al tempo stesso sempre straniero, il nostro accompagnerà la famiglia Merridew fino in fondo al suo dramma. Solo birre calde a consolare le loro vite distrutte dal destino, regalando qualche gioia misera ma sincera.
Il fuoco della rivolta, per quanto osteggiata essa sia, non si spegnerà mai davvero.

And if your friends think that you should do it different
And if they think That you should do it the same,
You’ve got to just keep on pushing,
Keep on pushing:
Push the sky away
[Push the sky away, Nick Cave and the Bad Seeds]

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