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Sanacore e la tammurriata che incontra l’On-U Sound: intervista a Gennaro Tesone [ESCLUSIVA]

Sono passati venticinque anni dal momento in cui un gruppo di ragazzi napoletani ha dato origine a una fusion straordinaria tra i suoni dell’entroterra partenopeo e il vento che soffiava, forte, dal Regno Unito. Quel disco, contenete un abbraccio fatto di culture, suoni, parole, è Sanacore.

Per ripercorrere la genesi di Sanacore, di cui da poche settimane è stata pubblicata un’edizione speciale per celebrare i 25 anni dall’uscita del disco, e raccontare uno dei momenti cruciali della storia degli Almamegretta, noi di MentiSommerse.it abbiamo intervistato Gennaro Tesone, batterista e fondatore della band.

SANACORE, IL VENTICINQUESIMO ANNIVERSARIO: INTERVISTA A GENNARO TESONE

Partiamo con una domanda estremamente personale: chi è Gennaro Tesone e come si è avvicinato al mondo della musica? C’è stato un momento, magari da bambino, in cui ha capito che avrebbe voluto fare il batterista?

Effettivamente, come spesso succede in questi casi, la musica mi ha attratto fin da bambino, prima con radio e tv e poi con i dischi in vinile (inizialmente 45 giri), molti dei quali li ho poi persi perché li portavo alle feste e spesso me ne tornavo con qualcuno mancante.

Da qui a subire il fascino degli strumenti musicali il passo è stato breve.

Non a caso i miei mi regalarono una piccola batteria che in parte conservo ancora e che sulla pelle anteriore della cassa porta una stampa del golfo di Napoli, con tanto di Vesuvio fumante e dove, al posto del classico pino, c’è una bella palma, che voglio interpretare come segno premonitore del sincretismo tra occidente e oriente, tema tanto caro al mondo Almamegretta.

“Sanacore” è un album che unisce i suoni tradizionali a quelli moderni, come techno, dubstep, reggae. Com’è nata questa fusion? Quali erano, in quel momento, le principali fonti di ispirazioni in termini di sound degli Almamegretta?

In realtà tutto il nostro progetto è fondato sull’incontro e la contaminazione tra diversi generi e culture musicali, che poi confluiscono nell’album che in un determinato periodo stiamo facendo.

Nel caso di Sanacore il sound che ci ha influenzato molto è senz’altro quello targato On-U Sound con echi provenienti dalle tammurriate del mondo contadino campano e da Bristol (Massive Attack in primis).

Quindi affidare il mixing ad Adrian Sherwood, che di On-U Sound è il boss, è stata una conseguenza naturale e fortemente da noi voluta.

C’è un momento particolare del processo creativo che ha portato alla nascita di Sanacore che vuole raccontarci?

La base del processo creativo dell’album è un momento che è durato due mesi e mezzo in cui abbiamo condiviso tra noi non solo il lavoro ma tutto il quotidiano che abbiamo vissuto in quella casa sugli scogli di Procida.

In quel posto magico abbiamo potuto verificare il grado di osmosi che avevamo raggiunto, per cui spesso ci si intendeva senza neanche la mediazione della parola.

Uno dei testi più intensi di Sanacore, che ha fatto la storia degli Almamegretta, è “Nun te scurda’”. Vuole raccontarci la genesi di questo brano?

Almamegretta sanacoreLa canzone è un esperimento di fusione tra il mood reggae e la melodia napoletana. Abbiamo scommesso che questi due elementi apparentemente così distanti tra loro, potevano trovare un punto di incontro che non ne fa distinguere gli elementi costitutivi e dà origine a qualcosa che apparentemente non esisteva prima.

Il tutto è a disposizione di un testo che è una storia di emancipazione femminile che guarda alla vita con consapevolezza da protagonista, combattendo contro rinunce, sottomissione e alienazione da sè.

Che effetto Le ha fatto rimasterizzare e riascoltare queste canzoni a venticinque anni dall’uscita? C’è un brano che all’epoca aveva sottovalutato e che oggi, invece, ha apprezzato maggiormente?

È stato veramente emozionante riascoltare Sanacore dopo il grande lavoro di remastering da parte di Giovanni Versari, che ci conosce molto bene in quanto ha messo varie volte le mani sui nostri lavori.

Infatti il suo intervento è riuscito a far emergere caratteristiche che magari prima si occultavano in una sorte di substrato inconscio. Ne è venuto fuori un album con suono ancora moderno e più potente.

Il brano che mi ha ulteriormente sorpreso, mai però sottovalutato, è sicuramente “O sciore cchiù felice” che ha mostrato una venatura più aggressiva e punk che non avevo mai notato.

Tra le due bonus track di Sanacore, spicca un inedito prodotto da D. Rad. Che ricordo ha di lui?

Stefano per me e per tutti noi ha rappresentato un incontro fulminante che ha dato tantissimo sia a livello artistico, tecnico e umano. Grazie a lui sono cambiate le sorti del progetto Alma.

Manca maledettamente la sua genialità, la sua competenza e la sua disponibilità umana e professionale. Abbiamo perso un pezzo di noi che mai potrà rimpiazzato o sostituito.

A Gennaro Tesone e Francesca Capozzo va un sincero ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse

Intervista a cura di Corrado Parlati

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