CRONACA FAMILIARE DI PRATOLINI

CRONACA FAMILIARE DI PRATOLINI

L’amore dei poveri è il più fragile: o il mosaico delle anime combacia perfettamente o tutto si frantuma e disperde, e l’amore diventa abbrutimento, diventa disperazione, diventa odio, ed anche tragedia.

Dopo Lessico familiare della Ginzburg avevo voglia ancora di familia, e Pratolini è venuto naturale con la sua Cronaca familiare, pubblicato nel 1947 da Vallecchi Editore.

Il vero si stampa sulla pagina e restituisce al lettore un senso di completa immersione nella vicenda narrata e angoscia data dall’impotenza: l’azione ormai è passata e colma di rimorsi, rimpianti e tempo prematuramente sfuggito via.

Il Pratolini figlio di operaio e presto orfano di madre trova il suo riscatto attraverso la cultura, un’istruzione fatta da sé. Raggiunge la notorietà e il riconoscimento degli altri intellettuali scrivendo sulle migliori riviste di letteratura dell’epoca, s’avvicina culturalmente al fascismo di sinistra per poi liberarsene definitivamente e pentendosi di quell’idee fallaci e atroci.

Pubblica brevi racconti che gli preparano il terreno per il suo capolavoro: Cronoca familiare, sia per la struttura narrativa (breve e coincisa) che per la tematica centrale e mai ridondante: la morte della madre. 

Le opere pratoliniane vertono sulla sofferta dipartita prematura della madre, il suo è un personaggio ombra, così come lo sono i ricordo che attorno a lei si legano. Muore che Pratolini viveva la sua prima infanzia. Muore dopo le complicanze date dal parto del suo secondo figlio, Dante, poi ribattezzato Ferruccio. 

Cronaca familiare apre le fila con l’agognata morte della madre filtrata attraverso gli occhi di un bambino, il Pratolini bambino, e l’accusa mossa al fratello ritenuto colpevole.

I due fratelli crescono divisivi, non solo fisicamente ed emotivamente, Pratolini è cresciuto prima dalla nonna e poi dal padre; Dante viene affidato ad un facoltoso uomo inglese, che gli garantisce una vita agiata e un’ottima istruzione; di fatto conducono fino alla giovinezza una vita agli antipodi.

Quando Dante/Ferruccio cade in disgrazia i due fratelli per caso si ricongiungono e percorrono insieme gli ultimi anni della vita di Ferruccio, un ragazzo gracile e fragile, ucciso dalle malattie e dalla vita magra. 

La morte del fratello è l’ennesimo colpo a straziare l’animo dell’autore/personaggio, un fratello tanto odiato quanto commiserato e per sempre impresso nel ricordo di Pratolini su di una ambulanza che si allontana.

Questo libro non è un’opera di fantasia. È un colloquio dell’autore con suo fratello morto. L’autore, scrivendo, cercava consolazione, non altro. Egli ha il rimorso di aver appena intuita la spiritualità del fratello, e troppo tardi. Queste parole si offrono quindi come una sterile espiazione. 

Pratolini in Cronaca familiare dialoga con il fratello per espiare il suo dolore e i suoi inconsci e immotivati sensi di colpa. Colloquiando con lui ricorda e onora la madre morta, la racconta al fratello (considerato fino a poco prima la causa) e i ricordi annaspano cercando di salvarsi in un mare gonfio di brutte onde. I due fratelli insieme a questi ricordi annegano tra le lacrime e i sorrisi. 

La nonna dei fratelli Pratolini è la figura collante, colei che tiene insieme le trame complesse di queste vite spezzate, è il filo che unisce i vivi, i morti e i poco presenti (il padre).

In ogni frase scritta da Pratolini emerge tutta la stima e la riconoscenza nei riguardi di quella che è di fatto non solo una seconda mamma.  

La scrittura di Pratolini è vera, lapidaria, priva di artefatti e di pietismi. Il titolo è esplicativo dell’intero testo: non è un’opera narrativa ma una cronaca, e ciò è sufficiente a garantire la verità. Pratolini è il giornalista, l’inchiostro trascende con merito la sua umanità e i suoi sentimenti, ma permea il lettore e lo incanala all’interno di un tunnel sincero, viscerale e reale.

Francesca Sala

Laureata in lettere. Lettrice per tutti, scrittrice per gli amici. Teatrante e musicista dilettante.

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