La vita davanti a sé. E negli occhi di chi ci guarda

La vita davanti a sé. E negli occhi di chi ci guarda

A Mohammed non piace il suo nome. È troppo lungo, non ne conosce il significato, lo disturba. Lui si chiama Momo.

 

Momo è musulmano, ma anche di questo non sa nulla. L’unica cosa che sa è che il figlio di una prostituta che è stata ammazzata dal suo compagno. Quest’ultimo è proprio il papà di Momo, un uomo del quale non ha altri ricordi. Madame Rose, invece, è un ex deportata di Auschwitz che si prende cura dei tanti bambini abbandonati dalle donne di strada. L’incontro tra i due non è semplice. Un bimbo di colore che aspira ai soldi facili facendo il ladruncolo e vendendo droga ed una donna anziana che ha vissuto il terrore inciso con un numero su un braccio. Inconciliabili? Fortunatamente no.

 

Inizialmente sotto la custodia del Dottor Cohen, il bambino proveniente dal Senegal viene poi affidato alla signora ebrea. Il “rifugio” di Madame Rose non è altro che “un buco di merda” per Momo. Odia la nuova “matrigna”, odia gli altri due bambini che sono con lui e odia la sua stanza. L’odio, però, non sarà il filo conduttore di questa storia. Due mondi sulla carta inconciliabili sono destinati ad unirsi grazie ad un unico comune denominatore: il trauma. Una madre uccisa sotto i propri occhi e una madre di bambini, senza futuro certo, che ha vissuto le sevizie e le atrocità dell’olocausto. Due anime logorate dalla paura e dalla perdita non possono non incontrarsi nell’amore. Momo, a poco alla volta, capirà cosa significa vivere nel mondo degli uomini, Madame Rose, a sua volta, ricorderà quanto sia bello donare amore anche a chi sembra rifiutare con forza ogni legame. Tutto questo prima che la donna, a causa della malattia dovuta all’età, dimentichi tutto spegnendosi tra i ricordi.

 

Se la storia, tratta dal romanzo di Romain Gary, è interessante sia dal punto di vista sociale che narrativo, la regia e l’adattamento della sceneggiatura di Edoardo Ponti vanno riviste. A maggior ragione considerando che “La vita davanti a sé” è stato già portato sul grande schermo da Vittorio De Sica nel 1977. Si nota il tratto registico ancora acerbo del figlio della Loren, che con questo film realizza il suo terzo lungometraggio. La prima mezz’ora ha un ritmo quasi frenetico che poco si adatta a quella che sarà l’ora successiva, in cui il film prende finalmente la piega giusta. L’interpretazione di Sophia Loren e del resto del cast riesce a dare grande spessore ai personaggi e una menzione d’onore va data alla fotografia, la nota più lieta di tutti i 94 minuti.

 

“È proprio quando non ci credi più, che succedono le cose belle”. Madame Rose lo insegna a Momo e agli spettatori. E spesso, le cose più belle, le abbiamo proprio davanti a noi: negli occhi di chi ci guarda.

Mattia Riccio

Nato in provincia di Napoli nel 1993. Laureato in DAVIMUS all'Università degli Studi di Salerno, giornalista pubblicista e aspirante sceneggiatore: fin da piccolo immaginavo storie, adesso so addirittura raccontarle.

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