L’ultima mandrakata: ciao Gigi, grazie per i sorrisi

L’ultima mandrakata: ciao Gigi, grazie per i sorrisi

“Potrei esserti amico in un minuto, ma se nun sai ride mi allontano. Chi non sa ridere mi insospettisce”. E tu, Gigi, sapevi ridere e far ridere come pochi. Ecco perché, di te, ci si poteva fidare.

Teatro, cinema, televisione e persino musica. Di Proietti si farebbe prima a dire quello che non sapeva fare. Una figura dal volto mutevole in grado di rendere serio il comico e comico il serio: persino Shakespeare si è dovuto inchinare a Mandrake. Fin dal 1963, con lo spettacolo d’avanguardia “Can can degli italiani”, del quale cura musiche e canzoni, si intravede l’amabile ironia che sempre contraddistinguerà l’artista e l’uomo Gigi Proietti.

Cuore e carne del teatro italiano, diventa un cult, nel 1976, con il film “Febbre da cavallo”, nel quale interpreta il suo personaggio più celebre, lo scommettitore d’azzardo Bruno Fioretti, per gli amici di gioco, Mandrake. Nonostante una prima accoglienza non esaltante da parte del panorama cinematografico del bel paese, il film diretto da Stefano Vanzina riesce ad imporsi col passare degli anni grazie all’impersonificazione di un personaggio dalle citazioni celebri come: “Anche voi, non prendete fischi per fiaschi, solo questo è un fischio maschio senza raschio!”. E Gigi, tu, di fischi per fiaschi non ne hai mai presi.

Oggi gli amanti del cinema e del teatro, assieme all’Italia intera, perdono una figura unica nel suo genere: un uomo di cultura in grado di far emozionare e pensare tanto quanto, con una istrionica facilità, era in grado, semplicemente, di “mannarte a quel paese” citando il grande Alberto Sordi. Aveva ancora voglia di fare, ma: “Comincio ad essere stanco. Voglio fare ancora tante cose però”. E purtroppo, oggi, proprio al tuo ottantesimo compleanno, hai deciso di riposarti, lasciando un vuoto incolmabile e spegnendo quel sorriso che ci ha dato tanto per anni.

Non servono troppe parole per descrivere Gigi Proietti, ma basterebbe una citazione, un’ultima mandrakata: “Signor Conte io non scherzo. Non scherzo mai… Io gioco. Sì, er gioco è una cosa serissima. Perché chi scherza lo fa pe’ divertisse, ma chi gioca punta, s’illude, s’inventa un lieto fine… che non arriva mai”. Il lieto fine non arriva mai, Gigi, ma di risate, con te, ne sono arrivate. Tante, tantissime.

Mattia Riccio

Mattia Riccio

Nato in provincia di Napoli nel 1993. Laureato in DAVIMUS all'Università degli Studi di Salerno, giornalista pubblicista e aspirante sceneggiatore: fin da piccolo immaginavo storie, adesso so addirittura raccontarle.

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