La casa dei Gunner: un romanzo di tragica quotidianità americana

La casa dei Gunner: un romanzo di tragica quotidianità americana

L’autunno dell’anno più strano del XXI secolo comincia a ingiallire le foglie, le piogge si fanno più frequenti e le giornate si accorciano.
I lettori si dividono in due categorie: quelli che leggono soprattutto d’estate perché hanno più tempo e coloro che preferiscono farlo d’inverno, per viaggiare con la fantasia durante i propri giorni noiosi e freddi.
La casa dei Gunner, di Rebecca Kauffman è un romanzo adatto ad entrambi questi gruppi: pubblicato a giugno 2020, questo libro tiene compagnia e si divora, persi nelle vicende che, in un tempo imprecisato, ci vengono narrate dalla contea dell’Erie, sul fiume Buffalo.

La casa dei Gunner: sei ragazzi e un enigma drammatico

Qui vivono Alice, Lynn, Jimmy, Sam, Mikey e Sally, sei ragazzini che frequentano la stessa scuola e prendono lo stesso scuolabus, ma soprattutto vivono lungo la stessa via: nulla di più naturale che, quando Alice decide di fondare un club, chieda ai propri vicini di aggregarsi a lei. La sede è già decisa, un vecchio capannone su cui troneggia la scritta “The Gunners”. Sarà questo baraccone a dare il nome al sestetto.
I sei diventano inseparabili, o almeno così sembra, finché un giorno Sally non smette di parlare con loro. Li ignora. Certo, è sempre stata taciturna e criptica nelle sue uscite, ma non ha mai fatto finta che i suoi amici non esistessero. A sedici anni, però, comincia a farlo.
I cinque Gunner rimasti sono sbigottiti, non capiscono cosa sia successo e ciascuno non sa definire se ha colpe in prima persona o deve accusare gli altri. Litigano, qualcuno cerca di parlare con l’amica ormai lontana, ma in nessun modo si riesce a farla tornare indietro.

Anni dopo, solo Mikey è rimasto in paese; lavora al reparto manutenzione della General Mills, poco lontano, e si tiene in contatto con i compagni sparsi per gli USA solo tramite sporadiche mail. Un giorno, da un collega viene a sapere che Sally si è lanciata nel fiume Buffalo dallo Skyway, un ponte alto trenta metri. Si tratta di suicidio.
I Gunner si ritrovano quindi nella circostanza più nefasta: devono commemorare la loro indecifrabile amica, che ora non solo li ha abbandonati, ma ha lasciato la vita stessa. La morte di Sally, stavolta, aprirà a domande ancora più grandi di quelle che i cinque si erano posti da adolescenti, e porterà risposte sconvolgenti per tutti.

Un lavoro, un padre lontano, un gatto

È proprio Mikey il personaggio da cui si sviluppa la narrazione dello sviluppo dei fatti. È lui il primo amico di Sally, quello che abita più vicino a lei (solo due case di distanza), sempre lui quello con cui la ragazzina sembra trovarsi più a suo agio, probabilmente per i lunghi silenzi che i due condividono:

Non parlavano molto, tra di loro. Il silenzio tra loro non era imbarazzato, ma cordiale.

Mikey è un ragazzino normalissimo, forse troppo timido. Lui si sente vuoto, lontano dal senso della vita. Un giorno, da piccolissimo, scopre che le persone normalmente vedono da entrambi gli occhi, lui no. E anche l’occhio buono, non troppo dopo il liceo, inizia ad avere problemi: degenerazione maculare è il nome della malattia che col tempo lo renderà cieco.
Anche in famiglia Mikey ha sempre sofferto una mancanza, essendo cresciuto solo con un padre burbero, sempre al lavoro in macelleria e molto poco affabile con i Gunner. Appena trovato lavoro, Mikey si trasferisce, si appassiona alla cucina, adotta un gatto che chiama Venerdì e va a trovare suo padre solo di domenica.
Il suo unico cruccio è dover imparare in anticipo ad associare a delle immagini mentali ciò che, per ora, può ancora vedere, ma gli sarà presto negato:

Il colore rosso=profumo di cannella. Blu=dito sotto l’acqua corrente. Bianco=il sapore della panna. La luna piena: il Notturno di Chopin, Opera 9, n.2. L’aspetto della prima nevicata corrispondeva esattamente al gusto dello zucchero. Un viale alberato con dei lampioni corrispondeva alla Metamorfosi Uno di Philip Glass.

Tutto sembra preparato per una vita normale, fino alla morte di Sally.

Le lunghe chiaccherate notturne dei Gunner

La casa dei Gunner si sviluppa per flashback tra il funerale e l’infanzia dei Gunner. Dalla triste cerimonia in poi, però, l’inerzia del racconto si ancora al presente. Invitati da Jimmy in una casa di sua proprietà non lontano, i cinque amici, ormai adulti, avranno modo di confrontarsi sul passato del gruppo e sulle ragioni dell’abbandono di Sally.
Nel corso di una notte lunga e dolorosa per tutti, verrà a crearsi un quadro straordinario e terribile in cui amori giovanili, alcolismo e litigi tra amici si intrecciano con un presente che, se sembra sorridere a tutti, nasconde in realtà molte ombre.
Ancora una volta, è Mikey a fare da tramite tra questo puzzle frammentato ed il lettore. Ma una notte sola non basta. I dubbi e le confessioni seguite al funerale di Sally sono troppo pesanti per essere abbandonati: i Gunner faranno i conti con le proprie responsabilità e con il proprio passato e questo, intrecciato con i nodi del loro presente, li porterà a fare scelte, accettare realtà sconvolgenti e stravolgere le proprie vite. Tutto, ovviamente, mitigato dal peso che singole biografie possono avere nell’enormità del Nordamerica.

Una dolce violenza letteraria

Rebecca Kauffman intesse una trama fitta, scivolosa e piena di nodi terribili, ma lo fa con una delicatezza rara. Per quanto ad ogni pagina il lettore potrebbe trovare una frase che lo colpisca o un argomento su cui riflettere, il romanzo si sviluppa liscio e coerente, senza blocchi e senza pesantezza.
La casa dei Gunner segue il passo della migliore tradizione letteraria contemporanea americana (incarnata ad esempio da Tom Drury e Kent Haruf) e presenta la realtà con un realismo scarno, ma affascinante. È l’America stessa a parlare al lettore (europeo) raccontandosi; le vicende di una modesta cittadina assumono una rilevanza eccezionale, ma non c’è necessità di enfasi né di iperboli.
In una narrativa in cui tutto è esattamente come dev’essere, anche la violenza che trapela da alcuni passaggi colpisce in maniera spietata, ma mai scabrosa. Il filtro con cui la vivono i Gunner da bambini, poi, vela la crudezza di tenerezza, e rende l’atmosfera del romanzo quasi confortante.
Per essere solo il secondo esperimento letterario dell’autrice, La casa dei Gunner risulta un’opera meravigliosa che, lungo le sue 293 pagine, non farà mai sentire solo chi legge.

Una canzone da abbinare al libro: Take a walk on the wild side, da Transformer, di Lou Reed.

Pietro Caresana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *