Neon Genesis Evangelion. Il punto di non ritorno dell’animazione mondiale

Neon Genesis Evangelion. Il punto di non ritorno dell’animazione mondiale

Erano i favolosi anni ’90. In realtà era la fine dei favolosi anni ’90 e l’inizio dei decisamente meno favolosi anni 2000. Per noi che ci apprestavamo a contarci i primi peli in faccia o a comprare i primi reggiseni, la forma di svago prevalente era ancora la cara vecchia televisione. Intendiamoci, tenere in mano un Alcatel arancione aspettando un sms era sicuramente soddisfacente, ma Dragon Ball Z a pranzo non lo batteva nessuno. Crescendo, per vedere cartoni animati un filino meno scontati e più maturi di Holly e Benji, bisognava sperare in qualche sperduta tv locale fuori dai radar del Moige, in modo da godere di titoli come Ken il Guerriero, l’uomo Tigre, o Ranma ½, cartoni che se censurati sarebbero durati dieci secondi a episodio, pieni com’erano di violenza, sangue, tette, e riferimenti sessuali (anche nella stessa scena!).

E alla fine arriva MTV. A quel tempo, su MTV Italia (al secolo Rete A, al secolo prima TMC2) andava in onda la MTV Anime Night, un’intera serata dedicata alla trasmissione di cartoni animati giapponesi (da qui in poi anime, così i fondamentalisti del gnegnegne sono contenti). Titoli storici come Excel Saga, Inuyasha, Cowboy Bebop, Trigun, Slum Dunk (poi spostato barbaricamente alle 18), affollavano gioiosamente il martedì sera di quell’avamposto di vera TV alternativa che era MTV, anni prima delle sedicenni incinte, dei vari shore, dei titoli di programmi con gli hashtag davanti, eccetera eccetera. Mandare in onda dei cartoni animati dopo cena era puro coraggio, ripagato dalle orde di spettatori tra i 12 e i 20 anni che in quegli anni avevano a stento accesso al telefono di casa, figuriamoci a internet, e che ancora oggi ricordano quelle serate con il nodo in gola.

L’introduzione da vero boomer ci porta al titolo di questo articolo. A ottobre di venticinque anni fa andava in onda in su TV Tokyo la prima puntata di Neon Genesis Evangelion, scritta e diretta da Hideaki Anno, 26 episodi. In Italia fu appunto MTV a credere in una serie che sembrava stesse riscrivendo la storia degli anime, nonché forse dell’animazione in generale. Una serie che ha rischiato più volte di non vedere la luce, e che persino mentre andava in onda non era certo che potesse avere una fine. Le storie legate alla produzione di questa serie sono molteplici. Si va dall’aumento spropositato del budget episodio dopo episodio, alla massacrante tabella di marcia a cui sottostavano gli animatori, passando per i dubbi di Anno sulla sceneggiatura, il tutto a serie in corso. Difficoltà e imprevisti che portarono la serie a terminare con due episodi realizzati quasi per intero da animazioni ripetute ripescate da episodi precedenti e bozzetti preparatori di livello inferiore ai già più definiti storyboard. Nonostante tutto ciò, fu un successo senza precedenti, tanto che a pochi mesi dalla fine della messa in onda, la Gainax annunciò la realizzazione di due lungometraggi che avrebbero concluso degnamente la serie così come l’aveva pensata Anno. In particolare, il film The End of Evangelion è considerato il finale più in linea con la storia originale, e andrebbe a integrare e sostituire idealmente gli ultimi due episodi della serie.

La trama. Già, la trama… La fate facile voi. Siamo nel 2015, il mondo si è lentamente ripreso da un evento apocalittico conosciuto come Second Impact, avvenuto nel 2000, e consistente in un non meglio precisato cataclisma che ha interessato l’Antartide. A seguito di quell’evento, l’asse terrestre ha subito variazioni all’inclinazione tali da causare scioglimenti di intere calotte polari, innalzamento dei mari, e conseguente estinzione di circa 3 miliardi di esseri umani. C’è del torbido in tutto ciò, col passare degli anni si comincia a pensare che l’evento non fosse del tutto naturale. Qualche anno dopo il Second Impact, infatti, la Terra diventa obiettivo di attacco di misteriosi enormi mostri chiamati Angeli. Per sconfiggere gli angeli, l’organizzazione militare NERV costruisce, su commissione delle Nazioni Unite, gli EVA, enormi robottoni (inizialmente due) guidati da adolescenti in grado di entrare in simbiosi mentale con le loro unità di controllo. Uno di questi è Shinji Ikari, un ragazzo di soli 14 anni, pieno di complessi e turbe mentali che per forza di cose rendono difficilissimo il suo legame con il suo Eva (l’unità 01), portandolo a reazioni pericolose e incontrollabili, e complicando ancora di più il già difficile rapporto con il padre Gendo, comandante della NERV, che aveva incaricato personalmente il figlio facendosi vivo dopo anni di silenzio seguiti alla morte di sua moglie Yui, la madre di Shinji. E ci fermiamo qui, a quello che è solo il primo passo di un’opera che va ben oltre una sinossi di poche righe.

Nel caso non aveste mai visto questa serie (e il consiglio spassionato è di porre rimedio a questa mancanza al più presto), sappiate che non siamo di fronte alla solita lotta tra mostri giganti e robottoni giganti con armi giganti ed esplosioni giganti. Nonostante la parte action sia effettivamente tanto presente (e fighissima!), il punto di forza che ha consegnato questo cartone alla storia è di tutt’altra natura.

Neon Genesis Evangelion è un trattato di filosofia e psicologia che scava nell’animo umano. Mai ci si aspetterebbe da una serie del genere, riflessioni introspettive che spaziano dalla depressione all’incomunicabilità del genere umano, dal bisogno dell’individualità all’esistenzialismo. Attraverso i personaggi dell’anime, Hideaki Anno ha ripercorso le fasi più difficili di un periodo della sua vita caratterizzato da una profonda depressione che lo ha portato a farsi domande sull’utilità della vita stessa. La creatività lo ha portato a immaginare un mondo popolato da personaggi sfaccettati, ad ognuno dei quali ha affidato una parte di sé. Un vero e proprio viaggio mentale nei meandri più reconditi e difficili della natura umana. Un’opera che porta lo spettatore a porsi delle domande le cui risposte spesso portano alla dura accettazione di una realtà difficile, complessa. Una realtà in cui non esistono scelte facili o scontate, un mondo in cui fare i conti con la sofferenza, propria e di chi ci circonda, sembra essere l’unico modo per portare a termine il compito più arduo così come quello più piacevole.

Questi aspetti di profonda riflessione rendono l’opera difficile nella sua fruizione, per tutti, abituati o no a guardare qualcosa che richieda un certo tipo di ragionamento oltre il puro godimento delle immagini. Sono numerose, ad esempio, le teorie riguardanti il finale della serie, che lascia spazio a interpretazioni esistenziali differenti in base a come si vogliono intendere i vari segnali e riferimenti sparsi lungo gli episodi. Simbolismo estremo e riferimenti culturalmente molto alti, alla psicologia così come alla religione, affidati a dialoghi complessi, a monologhi intricati, incastonati in scene ricercate come non mai, anche nel caso in cui ci si trovi davanti ad animazioni di pochi frame o addirittura immagini del tutto statiche, dalla durata superiore anche al minuto. Roba impensabile per i canoni classici dell’animazione dell’epoca (nonché della televisione in generale).

Neon Genesis Evangelion è storia. Un punto fermo grazie al quale il mondo dell’animazione ha scoperto di potersi reinventare, allargando il suo pubblico senza rischiare di scadere in facile presunzione, riuscendo a toccare corde inesplorate e che si pensava non potessero integrarsi agli stilemi tradizionali. In fondo gli enormi robot come Mazinga, Daitarn 3, Megazord, e tanti altri, si muovevano già come gli antichi guerrieri narrati nelle epopee del passato. Il passo successivo era chiaro quanto coraggioso, ed è stato quello di andare oltre l’armatura e scoprire la loro anima.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Videomaker con licenza di scrittura. Ha all'attivo un po' di tutto, cortometraggi, webserie, videoclip, format tv, tutto scritto, diretto e montato. Se la canta e se la suona, insomma, ma sempre con la stessa passione.

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